Possiamo immaginare quest’uomo, nato cieco. Ranicchiato ai bordi della strada. Non si muove. Non dice nulla. Non chiede. Non si accorge del passaggio di Gesù.

Ma Gesù lo vede.

Quest’uomo è cieco dalla nascita, ovvero la luce non l’ha mai vista, per cui non può neppure desiderarla. Le tenebre sono il suo stato normale di vita, ne è come assuefatto, non conosce altre possibilità, non sa che può desiderare altro, o qualcosa d’oltre.

Gesù prende della terra e la mischia con la sua saliva. La saliva, secondo le culture antiche, era il simbolo del potere taumaturgico del guaritore, in questo caso è lo spirito di Dio, che si unisce alla terra. Questa terra, sporca e scura, sembra concretizzare lo stato interiore e di vita di quest’uomo. Ma ora Gesù, con questa fanghiglia, gli spalma gli occhi. E questa fanghiglia, spalmata tra le palpebre, gli dà fastidio, gli brucia, se ne vuole separare! Finalmente l’uomo prende consapevolezza della sua condizione perchè solo ora questa sua condizione, rappresentata dalla fanghiglia, gli brucia, gli fa male! Cessa dunque di identificarsi con essa, se ne vuole separare!

Solo ora l’uomo è aperto all’ascolto della Parola di Gesù. Solo ora, che è consapevole del proprio bisogno. Solo ora che Gesù ha acceso in lui il desiderio di un cambiamento, che è fisico, ma tanto più interiore, esistenziale. Gesù gli dice dunque di andare ad immergersi nella piscina di Siloe, che significa inviato, ovvero Gesù stesso. Gesù gli chiede di immergersi finalmente nel suo amore.

Noi possiamo essere bloccati in alcuni stati interiori, per tante ragioni. E possiamo non accorgercene. Magari gli altri ce lo dicono, ma noi non vediamo. Ci sentiamo accusati ingiustamente, perchè non riusciamo a vedere quelle tenebre dentro di noi a cui ormai ci siamo abituati. E magari facciamo così soffrire chi ci è accanto, senza neppure rendercene conto. Ecco allora il lavoro della Grazia. Se noi non vediamo, il Signore però ci vede. Ci pone dinanzi situazioni di vita o relazioni che magari ci disturbano, ci mettono sottosopra, ci causano dolore: questi momenti possono metterci finalmente a nudo e farci sentire quella pesantezza che causa il restare bloccati nei propri meccanismi di sempre. Questa esperienza ci apre dunque a un rapporto esistenziale con Dio: possiamo immergerci, con tutte le nostre contraddizioni, nel rapporto con Lui, nel suo amore, e lasciare che questo ci trasformi dal di dentro. L’incontro con Gesù, non ci lascia mai come eravamo prima.

suor Marta del Verbo di Dio (Carmelitane di Firenze)

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