Celebriamo questa domenica la solennità di Pentecoste: solo una settimana fa abbiamo ascoltato nelle letture della liturgia le parole del Signore rivolte ai suoi discepoli prima di tornare al Padre. Abbiamo ascoltato la promessa loro rivolta di non lasciarli soli.Ecco che oggi, questa promessa si compie: Gesù dona lo Spirito Santo, manda il Paraclito, l’avvocato e il consolatore, e vediamo che questo cambia radicalmente la situazione. La prima lettura, tratta dagli atti degli Apostoli, e il Vangelo di Giovani, che oggi ci vengono proposti, si aprono presentandoci la stessa situazione: gli apostoli si trovano chiusi nello stesso luogo. È una scena che ci racconta della paura e dello sconforto che abitava questi uomini, dell’incertezza di fronte alla missione che il maestro aveva loro affidato, eppure in essa cogliamo anche la volontà di non chiudersi ciascuno nel proprio dolore, di non isolarsi in una sterile nostalgia, magari rinfacciando agli altri, tra sé e sé, colpe e risentimenti. Stare nello stesso luogo, non sciogliere quel piccolo gruppo di chiamati, esprime il desiderio di continuare a credere che quel disegno del Signore, che avevano cominciato a conoscere insieme, insieme in qualche modo lo avrebbero portato avanti. Quante volte anche noi fatichiamo a credere che il progetto di Dio sia ancora valido per noi, sia ancora lì, che attende di trovarci davvero aperti alla novità di Dio?Nel racconto del Vangelo di Giovanni vediamo come Gesù raggiunge i suoi discepoli e porta il suo dono: per ben due volte ripete loro “Pace a voi”. Quando davvero Cristo Risorto sta nel mezzo, ossia è il centro della nostra comunità, della nostra famiglia, della nostra vita, allora la pace da lui promessa prima della sua passione può riempire la realtà, non la pace secondo le logiche del mondo, una pace fatta di equilibri precari, di deterrenze, di false cortesie, ma la sola vera pace possibile: la pace del perdono. Dalle parole di Gesù, infatti, sembra che lo scopo del dono dello Spirito sia proprio questo: rimettere i peccati. Come il Maestro ha portato su di se il peccato del mondo, il peccato di tutti noi, sulla croce, così anche i discepoli sono chiamati a essere strumenti della sua pace attraverso il perdono.Ecco la strada della comunione, della vera comprensione: leggiamo nella lettura degli atti degli Apostoli che frutto dello Spirito è la comunicazione: gli apostoli parlano nella loro lingua natia, eppure a Gerusalemme tutti li comprendono, nonostante arrivassero da diversi luoghi, e parlassero lingue diverse. Solo la strada del perdono può permetterci di comprendere fino in fondo l’altro e di essere da lui compreso, anche se arriviamo da situazioni molto diverse, se abbiamo visione della realtà e modi di ragionare molto diversi. Anzi, nella prima lettera ai Corinzi, San Paolo ci dice che è proprio questa diversità la ricchezza della Chiesa, perché lo Spirito sa fare di molte membra, scompaginate e sconnesse, il solo corpo di Cristo, un corpo ricco di doni per il bene comune, un corpo che, nella sua varietà, riceve la stessa energia dall’amore divino.Ma ci chiediamo: che cos’è il perdono, se non la capacità di mettere da parte se stessi per fare spazio all’altro, mio fratello, e ancor prima all’ Altro, mio Signore e mio Dio? Infatti è interessante notare che il testo ci riporta il contenuto del discorso dei discepoli, sebbene in modo molto riassuntivo: non stanno parlando delle loro avventure con il maestro, non stanno confidando il loro dolore o i loro timori, stanno invece parlando delle GRANDI OPERE DI DIO. Ecco la strada per la pace: mettere da parte se stessi e il proprio ego, per mettere nel mezzo Cristo e le grandi opere di Dio.La Pentecoste non è la fine del tempo pasquale, ma il suo fine, il suo compimento: finalmente, con la forza dello Spirito Santo, che rende presente in mezzo a noi il Signore Risorto e ci rende possibile vivere come Lui ha vissuto, inizia il tempo della Chiesa, il tempo nel quale ciascuno di noi è chiamato ad essere testimone autentico di questa presenza, con la forza di quell’unico tratto identificativo che il Signore stesso ci ha indicato: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.
suor M. Alice di Gesù





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