DOMENICA DELLE PALME

Con questa domenica, la Domenica delle Palme, entriamo definitivamente nell’ultimo tratto della vita terrena di Gesù, siamo invitati ad accompagnare il Signore Gesù nella Sua Passione, riscoprendo il culmine del suo dolore e del suo amore, e lasciando che ci coinvolga.
La prima lettura ci presenta il terzo canto del Servo, del libro del profeta Isaia. In questo canto non troviamo un riferimento alla missione del Servo, ma piuttosto alla sua condizione. Esso si presenta come colui che è discepolo: ascolta, porta una parola non sua, obbedisce… il servo si riconosce messaggero, non aggiunge e non toglie nulla a ciò che riceve da Dio come messaggio per altri, solo si preoccupa di trasmetterlo. Inoltre, è messa in luce la SOFFERENZA che il servo deve vivere, quasi come parte integrante della sua missione, come se non fosse possibile alcuna missione senza metter in conto questa sofferenza.
È interessante che nel terzo canto non compare nessun riferimento alle “motivazioni” di questa sofferenza del servo, che invece saranno evidenti nel quarto canto del Servo, che leggeremo nella liturgia del Venerdì Santo…
Come è importante allora ricordarci di questo: c’è un tempo nel quale il nostro dolore, la nostra fatica sembra non avere senso, ma ciò non significa che sia davvero così. Siamo discepoli del Signore, e se il nostro portare la sua Parola ci chiede anche fatiche, incomprensioni, sofferenze, esse troveranno il loro senso, il loro valore profondo.
La seconda lettura ci presenta un passo della lettera di San Paolo ai Filippesi. L’inno che ci viene proposto era probabilmente utilizzato già dalla Chiesa primitiva, e scritto forse da Paolo stesso. Esso accosta Gesù al Servo di Isaia, utilizzando quasi in modo parallelo le medesime parole del quarto canto: Gesù è riconosciuto come colui che i profeti avevano annunciati proprio per il suo abbassamento, per il fatto di essersi fatto come noi, accanto a noi, di aver sofferto per noi, di aver dato la sua vita per noi…
Ci chiediamo allora: noi dove riconosciamo Gesù? Siamo abituati a cercarlo nelle cose grandi, nei miracoli eclatanti, nelle esperienze esaltanti, oppure sappiamo cogliere la sua presenza anche nel dolore, quando la vita ci mette alla prova riusciamo a credere ancora che il Signore è con noi?
Queste due letture ci mettono di fronte all’atteggiamento di Gesù durante la sua Passione: egli è come un agnello mansueto, che non si oppone e non si ribella al disegno di salvezza del Padre. Gesù non cerca la sofferenza, ma se essa è necessaria per un bene, per portare a compimento la salvezza degli uomini, Egli la accoglie nella fede, certo che il Padre non lo abbandona, che la sua sofferenza vedrà una fine, e sarà fonte di gioia eterna.
E noi… come ci poniamo di fronte alla sofferenza che la vita ci presenta? Nel lungo vangelo che ci viene proposto in questa domenica, la lettura dell’intera Passione dal Vangelo secondo Matteo, troviamo un passo nel quale ci viene mostrata la reazione degli apostoli di fronte a ciò che sta per accadere a Gesù, di fronte alla sofferenza che lo aspetta, e che di conseguenza ricadrà su di loro:
“Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio.”
Quanto anche noi siamo pronti a “colpire di spada”? Di fronte, all’incomprensione, all’ingiustizia, al male, sappiamo metterci accanto al Signore ed accogliere quel piccolo pezzo di Passione che viene chiesta anche a noi, al fine di portare a compimento la Sua? Sappiamo farci carico del male, nostro e altrui affinché esso non dilaghi e non sparga sempre più male?
Chiediamo al Signore la grazia, in questa Settimana Santa, di saper accogliere le nostre piccole passioni come Lui ha accolto la Sua, per poter essere davvero parte del suo disegno di salvezza per il mondo.

Suor Alice di Gesù

Categories:

Tags:

Comments are closed

Novità con noi

Commento al Vangelo della domenica