Domenica di Pasqua

L’oscurità che precede l’alba

La liturgia di oggi ci guida attraverso un passaggio, che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita, dall’oscurità – dal buio all’alba di una nuova giornata. Ed il Vangelo inizia proprio con queste parole: “Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio”.
Queste tenebre non sono soltanto un’assenza di sole. È il buio di chi ha visto morire il proprio Maestro e, con Lui, i propri sogni, la delusione di chi pensava che tutto fosse finito sotto una pesante pietra rotolata. Maria corre perché l’amore non si arrende nemmeno davanti alla morte, ma il suo cuore è ancora “al buio”. Quando vede la pietra tolta, la sua prima reazione è di paura e di allarme: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro!”. E corre per trasmettere questa sua paura ad altri.

Quante volte anche noi, davanti ai “sepolcri vuoti” della nostra esistenza — un progetto fallito, una perdita, una crisi profonda — pensiamo subito che Dio ci abbia abbandonati? Maria vede il vuoto e vede un problema. Ma il Vangelo ci sta per mostrare che quel vuoto è, in realtà, l’annuncio di una Presenza nuova.
Ed iniziano le corse. Maria corre per dire la sua paura. Pietro e il “discepolo che Gesù amava” corrono insieme verso il sepolcro.
Giovanni corre più veloce. È il discepolo dell’amore, e l’amore arriva sempre prima. In lui possiamo vedere ciò che Santa Teresa di Gesù Bambino scrive: “L’amore non sa che cosa sia l’impossibile”. È questa audacia del cuore che lo spinge a superare Pietro, non per vanto, ma per un’attrazione irresistibile verso lo Sposo. Giovanni ci mostra un amore profondamente rispettoso e umile davanti al mistero e alla comunione della Chiesa rappresentata da Pietro.
Pietro arriva dopo, affannato. Egli rappresenta l’autorità, che deve verificare, che deve mettere ordine. Entra nel sepolcro e osserva con attenzione. Vede i teli “posati là” e il sudario “avvolto in un luogo a parte”.
Ed entra anche Giovanni. E qui il Vangelo usa un’espressione bellissima nella sua semplicità: “Vide e credette”, ma cosa vede? Vede ciò che vede Pietro non altro. Non vede il corpo, non sente una voce, non c’è un angelo che parla in quel momento. C’è solo un sepolcro vuoto.

Il sentimento che sicuramente sperimenta Giovanni in questo momento è il passaggio dallo smarrimento all’intuizione. Non vede il Risorto con gli occhi del corpo, ma lo “vede” attraverso la sua assenza. E così il vuoto del sepolcro diventa lo spazio dove la fede “vede” Dio. Il discepolo amato capisce un dettaglio fondamentale di questi teli. Se qualcuno avesse rubato il corpo del suo Signore, non avrebbe perso tempo a svestirlo e a piegare con cura il sudario. Quel corpo non è stato rubato: è “uscito” dai teli.

Per chi ama, come Giovanni, quei segni sono sufficienti. E come insegna San Giovanni della Croce: “Dio si lascia vedere solo da chi ha gli occhi purificati dall’amore”. Il discepolo amato non ha bisogno di prove schiaccianti; gli basta il vuoto lasciato da Dio per capire che Dio ha vinto. È il sentimento della silenziosa certezza: “Vide e credette”. Giovanni non ha ancora visto Gesù vivo, ma crede già e questa è la “Scienza della Croce” di cui parlava Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein): la capacità dell’anima di arrendersi a una Verità che supera la ragione.

Giovanni, vedendo i teli, riconosce la “firma” di Gesù e si abbandona alla Verità della Risurrezione senza averne ancora visto il volto.

Quindi credere non significa avere spiegazioni scientifiche della risurrezione, ma avere lo sguardo di Giovanni: saper vedere nelle pieghe della nostra storia, anche in quelle più dolorose, i segni che Cristo è passato di lì e ha vinto. “Non avevano ancora compreso la Scrittura”, dice il testo, ma il cuore aveva già capito tutto.
La Pasqua non è una bella storia del passato. È la chiamata a cambiare il nostro sguardo. Oggi siamo invitati a correre come Giovanni, con il cuore ardente e i piedi veloci. Siamo invitati a non avere paura dei nostri “sepolcri vuoti”, ma a guardarvi dentro con gli occhi purificati dall’amore.

Cosa significa questo? Significa non vivere più come schiavi della paura, della tristezza o del peccato. Significa essere, come i discepoli, testimoni di una corsa che non finisce al sepolcro, ma che parte dal sepolcro per andare verso i fratelli.

E come ci dicono i Santi del Carmelo, la Risurrezione inizia quando smettiamo di cercare Gesù tra i morti e iniziamo a riconoscerlo nel silenzio, nella carità e nella speranza e certi che Cristo è risorto e noi siamo risorti con lui, dice san Paolo.

Buona Pasqua di Risurrezione!

                                                                                                                      Suor M. Viktoria di Gesù

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