Nel Vangelo di questa domenica (Lc 21,5-19) ci troviamo a Gerusalemme. Ormai si è compiuta la meta dell’intero cammino dei discepoli dietro a Gesù. Finalmente si arriva alla città santa, dove c’è il Tempio, la dimora del Dio Onnipotente, il luogo desiderato da ogni pio Israelita.
Ma l’insegnamento di Gesù, a Gerusalemme e nel Tempio, lascia sgomenti: le sue parole sono estreme, come estrema sarà la sua Passione. La pagina di oggi si pone a ridosso del compimento di quell’Ora per la quale il Figlio dell’uomo è venuto a visitare il suo popolo. È il tempo della Passione, morte e Resurrezione. E Gesù parla ai Suoi proprio con questa consapevolezza. Ormai non c’è più tempo da perdere e non c’è nemmeno da perdersi in chiacchiere: occorre svelare la realtà per come è. Non è possibile riporre ogni propria fiducia e sicurezza nelle cose di questo mondo, nemmeno nelle maestose pietre del Tempio. Passa la scena di questo mondo, infatti. E chi ragiona con la logica del mondo non può capire la logica del Regno dei Cieli.
Da una parte c’è chi decide di affidarsi a visionari e ingannatori che promettono una felicità facile, ma senza reali fondamenta nell’eternità di Dio. Dall’altra c’è chi deve subire ogni sorta di prova e di incomprensione da parte persino dei propri cari perché decide di rimettere la propria causa nelle mani dell’unico Dio che può salvare.
Proprio là, dove tutto sembra cadere in disgrazia, Gesù ci pone di fronte alla scelta estrema: quando l’ora della fine si avvicina, vogliamo stare con Lui o con le proposte facili del mondo? Quando si capisce che le cose terrene prima o poi hanno una fine, dove troviamo un fondamento su cui appoggiarci e su cui riporre ogni nostra fiducia e ogni nostra energia?
Il male, la distruzione, la guerra, la carestia, l’incomprensione, i litigi o le persecuzioni non hanno alcun potere su di noi se perseveriamo nella fede in Cristo, in colui che non ha esitato a donarsi fino in fondo, fino alla morte di Croce. La perseveranza della fede verrà premiata con la salvezza, anche se nel momento presente tutto sembra sfuggevole e tutto sembrerebbe portarci verso altre soluzioni che hanno un riscontro immediato, verso le tante filosofie che propongono la soluzione dei problemi con il controllo completo di sé, con l’annullamento dei desideri per evitare di soffrire, con l’illusione di poter mantenere un benessere psicofisico costante sfuggendo tutte le malattie.
Gesù, invece, non racconta favole, non ci edulcora la realtà. Egli ci mostra la durezza che la vita riserva non per disprezzarla, ma per dare ad essa il giusto valore e il giusto posto nella dimensione dell’eternità di Dio. Solo in Lui tutto acquista senso e la giusta posizione. Solo nella fede si abbraccia una prospettiva sulle cose che consente di vivere bene anche dentro alle tribolazioni e alle discordie. Altrimenti sarebbe umanamente impossibile sopportare tutto questo.
Sia Lui la nostra roccia, il nostro saldo rifugio. A Lui, che ha vinto la morte, affidiamo le tante piccole morti che dobbiamo vivere. In Lui, che è vita eterna, ritroviamo la pace e la serenità per stare bene in questo mondo…ed essere veramente felici.
Suor Maria Nicoletta del Cuore di Cristo





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