La liturgia di oggi ci parla del Tempio.
La prima lettura ci parla del tempio di Dio costruito di pietra, nella seconda s. Paolo ci dice che siamo noi quel tempio, e nel Vangelo Gesù ci parla del tempio del so corpo.
Sembrerebbe, al primo colpo, vedere un unico collegamento tra le tre letture nella parola “tempio” però proviamo vedere il passaggio dalla materia, dalla pietra al tempio vivo.
Vediamo che per gli israeliti il Tempio è importantissimo perché custodisce la presenza di Dio. Gesù purifica questo tempio dalle cose che lo “sconsacrano”, che rendono Dio l’oggetto di interesse e in questo caso interesse economico. Ma il gesto di Gesù, scacciare via tutti i venditori, è molto più profondo di una semplice ira e scacciata dal luogo di culto. La profondità di questo comportamento la intuisce san Paolo e lo dice: siete voi quel tempio che custodisce la presenza del Signore.
A differenza degli altri tre evangelisti, Giovanni mette all’inizio del suo vangelo questo racconto, per farci comprendere quanto fosse importante che il luogo dove Dio abita sia riservato solo per Lui.
Siamo noi il tempio di Dio. Diamo una lettura più personale di questo brano.
Gesù entra nel nostro cuore e vi trova un mercato pieno di cose che gli impediscono a rimanerci: l’orgoglio, l’ira, il risentimento, la pigrizia, il nostro “io”, l’attaccamento alle cose inutili, il voler fare tutto da soli, le comodità e così via, cose che occupano il nostro cuore e non lasciano lo spazio a Dio. Il Signore prova a liberare il tempio, dove desidera abitare, da tutte queste cose che offuscano la bellezza di cui Egli ci ha dotati.
S. Giovanni della Croce parla della notte, cioè di questa purificazione attuata dal Signore, ma con la nostra collaborazione attiva. Vogliamo notare un particolare, Gesù scaccia i venditori di animali, i cambiamonete però ai venditori delle colombe chiede: “portate via di qui queste cose…”. Dio ci purifica da alcune cose direttamente Lui, e delle altre chiede che fossimo noi a liberarci. Egli fa il lavoro pesante invece in quello più delicato chiede la collaborazione nostra, perché egli non sfonda, non viola, non forza, ma entra in punta di piedi nelle nostre parti più intime per incoraggiare e per sostenere.
La domanda che viene rivolta a Gesù dopo tutto il caos che ha causato è una domanda lecita e che spesso anche noi la facciamo perché vogliamo capire perché la purificazione non è mai una cosa gradevole anzi è dolorosa e a volte troppo. La risposta che Gesù dà sembra una presa in giro invece ha un peso importante: “voi distruggete e io ricostruirò”. S. Paolo ha tradotto bene queste parole dicendo: “spogliatevi dell’uomo vecchio e rivestitevi dell’uomo nuovo” (Col 3,9-10).
Sappiamo per l’esperienza che non è facile da sopportare la purificazione perché comporta delle perdite notevoli e delle sofferenze grandi, ma una volta che siamo disposti a permettere al Signore di liberare il nostro cuore da questo mercato e ne siamo contenti.
Questa purificazione e la sofferenza che essa causa ci porta essere il tempio santo di Dio dove Egli diventa padrone di casa. E qui lasciamo che sia l’esperienza di S. Elisabetta della Trinità a testimoniare la bellezza di essere casa di Dio:
È così bella questa presenza di Dio!
È laggiù in fondo, nel cielo della mia anima, che amo trovarlo perché non mi abbandona mai.
«Dio in me, io in lui» è bello pensare che lo possediamo già come lo possiedono i beati lassù, che possiamo non lasciarlo mai, non distrartici mai da Lui!
Sr Viktoria di Gesù






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