Il vangelo di questa domenica, la trentesima del tempo ordinario ci presenta due atteggiamenti diversi riguardo al nostro modo di pregare. Gesù racconta una storia nella quale ci sono due personaggi che vanno al tempio a pregare: uno è fariseo, quindi si tratta di un uomo di Dio, che conosce le Scritture, le legge, le medita e le osserva; l’altro invece è un pubblicano, cioè un pubblico peccatore. I pubblicani, infatti, al tempo di Gesù, erano persone odiate dagli ebrei osservanti perché collaboravano con l’Impero romano e riscuotevano perfino le tasse a loro nome.
Ed ecco il fariseo che, stando in piedi, prega fra sé, ringraziando Dio di non essere un peccatore come gli altri uomini e neppure come il pubblicano che è entrato nel tempio. Inoltre afferma di digiunare e di pagare le decime di tutto ciò che possiede. Sembrerebbe un osservante perfetto, a posto con Dio e con la legge, eppure questa sua “preghiera” non è gradita a Dio. E non può essere gradita perché il fariseo in fondo non prega, ma fa un elenco di tutti suoi meriti, è centrato su se stesso e sulle sue opere; è giusto, si ritiene a posto, è soddisfatto di sé stesso: al centro c‘è lui con la sua giustizia e la sua bravura. Confida nei suoi meriti e pensa di non aver bisogno di Dio. Le sue parole sono rivolte verso di sé, nelle sue parole non c’è relazione con Dio Padre! La sua “preghiera” non può raggiungere il cuore di Dio. Inoltre, da questo suo atteggiamento di orgoglio e di superiorità non può che scaturire il disprezzo per gli altri, ritenuti ladri, ingiusti, adulteri, e per il pubblicano che vede in fondo al tempio. Il fariseo si ritiene giusto e migliore degli altri; questo atteggiamento interiore non può essere gradito a Dio, che è padre di tutti, sa che siamo deboli e peccatori. Ricordiamo infatti le parole del vangelo:”Chiunque si esalta sarà umiliato”.
Ed ecco il pubblicano che, sta a distanza, non osa alzare gli occhi al cielo e si batte il petto; le uniche parole che dice sono: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Il pubblicano, invece, si riconosce peccatore davanti a Dio. Non si paragona con nessuno, sa di essere povero e bisognoso di perdono, è umile, sincero e riconosce il suo peccato. È questo l’atteggiamento interiore che dovremmo avere, ed è l’atteggiamento gradito a Dio. Il vangelo ci ricorda che Dio è venuto non per i giusti ma per i peccatori. E tutti siamo peccatori, quindi bisognosi del suo amore e della sua misericordia. La preghiera umile raggiunge il cuore di Dio: infatti “Chi si umilia sarà esaltato”. La vera preghiera, quindi, non nasce dalla presunzione dei propri meriti e dal ritenersi “giusti” di fronte alla Legge, ma dal riconoscersi peccatori e bisognosi del perdono e della Misericordia di Dio. Solo così potremo sperimentare la gratuità dell’amore infinito e disinteressato per ognuno di noi.
Sr M. Silvia di Gesù misericordioso






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