Il Vangelo di questa domenica (Lc 17, 5-10) dà un vero e proprio pugno nello stomaco alla mentalità corrente. In un mondo segnato dall’efficientismo, dall’essere sempre al top alla ricerca dei primi posti con il relativo successo e visibilità, l’affermazione di Gesù risuona in modo radicalmente contrario: “siamo servi inutili”.
Generalmente siamo soliti pensare che per esistere dobbiamo essere utili a qualcosa o a qualcuno, cioè siamo nella misura in cui dimostriamo di valere, di essere bravi in qualcosa.
Invece Gesù ci invita a contemplare la nostra inutilità per constatare la grandezza di Dio. Poco prima, per rispondere ai suoi discepoli circa la richiesta di accrescere la loro fede, il Signore parla della piccolezza di un granello di senape. Basta un piccolissimo semino di fede per far nascere grandi opere.
Allo stesso modo, sembra volerci far capire che basta prendere consapevolezza della propria piccolezza e pochezza per lasciare a Dio il compimento dell’opera. Poiché è solo rimettendo tutto a Lui, ogni cosa che facciamo e ogni nostra intenzione e sforzo di bene, che è possibile compiere grandi cose.
Lo aveva capito molto bene anche santa Teresa di Gesù Bambino, di cui abbiamo celebrato da poco la festa: «La perfezione mi appare facile; vedo che basta riconoscere il proprio niente e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio».
Solo con un abbandono filiale nelle mani di Dio Padre è possibile superare le prove più o meno grandi della fede e resistere alle tempeste della vita. Quelle tempeste che portano spesso a domandarsi come scrive il profeta Abacuc nella prima lettura (Ab 1,2-3.2,2-4): «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza!” e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?».
Riconoscersi servi inutili non significa sminuire le proprie capacità e i propri doni e non è neppure vivere una fede infantile o fatalista, ma significa mettere tutto a servizio del Regno di Dio, facendo ciò che è in proprio potere di fare. Agli occhi di Dio, infatti, conta l’intenzione del cuore con cui si opera e non il risultato è l’efficienza dei risultati.
Siamo servi inutili al mondo, ma necessari al Regno di Dio, facciamo tutto ciò che è in nostro potere di fare per conquistare a Lui i cuori e spargere il seme della Buona Notizia!
Lasciamoci interpellare dal suggerimento prezioso che san Paolo dà a Timoteo nella seconda lettura della liturgia domenicale (2Tm 1,6-8.13-14): «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te. […] Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato».
Suor M. Nicoletta del Cuore di Cristo






Comments are closed