Non sia turbato il vostro cuore.

I discepoli sono turbati, hanno paura, perchè Gesù ha annunciato che dovrà morire.
Il sentimento è di paura, smarrimento, ansia.

A questo stato del cuore, Gesù risponde chiedendo la nostra fiducia in Lui.

Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

Di fronte alle situazioni difficili e all’urto con la vita, e con la morte, Egli ci invita ad attaccarci ancor più saldamente alla sua persona. Ci chiama a mantenere la nostra adesione a Dio, mantenendo la nostra adesione a Lui. Ci chiama ad aderire a Lui, ovvero a unirci a Lui con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima. Ci invita a entrare e a restare in rapporto con Lui, e dunque con il Padre.

Qui fede non significa credere che Dio è, che esiste, ma significa avere con Lui un rapporto che coinvolge la nostra esistenza, con i suoi dubbi, paure, bisogno di sicurezza.

Nella casa del Padre mio vi sono molti posti.

“Casa di mio Padre” indica qui al contempo il luogo e la comunità di vita, dunque l’intimità del vivere insieme, caratteristico della famiglia. Dio appartiene all’ambito familiare, non è un tu distante relegato allo spazio della chiesa, ma vuole intrecciare con noi un rapporto di fiducia e vicinanza in tutte le cose che ci riguardano, anche le più quotidiane. Egli sta e vive con noi.

vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io

Questo luogo è la relazione stessa del Figlio con il Padre, è in questa relazione che Gesù vuole farci entrare stabilmente fin da ora, e poi, per l’eternità. E’ questa intimità il luogo a cui siamo destinati.

E del luogo dove io vado, voi conoscete la via

La via stessa è la relazione con la persona di Gesù. Questa relazione ci conduce alla meta: l’unione d’amore con il Dio che ci ha creati. L’umanità di Cristo è la via sicura e certa per entrare in comunione d’amore con Dio. Chi segue questa via, trova un Dio che è Padre, non patrigno.

           Da santa Teresa d’Avila, Vita, c. XXII, 6-7

Per me, ho sempre riconosciuto e tuttora riconosco che non possiamo piacere a Dio, né Dio accorda le sue grazie se non per il tramite dell’Umanità santissima di Cristo, nel quale ha detto di compiacersi. Ne ho fatta molte volte l’esperienza, e me l’ha detto Lui stesso, per cui posso dire di aver veduto che per essere a parte dei segreti di Dio, bisogna passare per questa porta. Perciò chi lo segue non voglia cercare altra strada, nemmeno se già al sommo della contemplazione, perché di qui si è sicuri. Da questo dolce Signore ci deriva ogni bene. Egli ci istruirà. Studi la Sua vita e non troverà un modello più perfetto.

Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto.

La conoscenza di Dio è progressiva ed è relazionale, prima ancora che intellettuale, nasce e cresce dall’amore e si raggiunge nella pratica dell’amore, che approfondisce la comunione con Lui.

Chi ha visto me ha visto il Padre.

Nuovamente si sottolinea l’incarnazione: Gesù è l’incarnazione del Verbo di Dio pronunciato dall’eternità dal Padre. Gesù dunque ne è l’icona, l’immagine perfetta, e a questa immagine anche noi siamo stati creati.

Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.

Le opere stesse testimoniano la comunione del Figlio con il Padre: le opere di Gesù sono infatti sempre opere per la vita, di compassione, misericordia, perdono, sempre a favore dell’uomo, così come il Padre è datore di vita, anche il Figlio dona la vita, e la vita eterna.

                                                                                     suor Marta del Verbo di Dio (suore carmelitane di Firenze)

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