IV Domenica di Pasqua,
del Buon Pastore

Giovanni nel vangelo di oggi, ci presenta Gesù in maniera diversa. Anzi è Gesù stesso a presentarsi in modo insolito, si definisce non solo il Pastore, ma addirittura la Porta. Ma che intende dire?
Spesso, leggendo questo brano, ci concentriamo più sull’immagine del pastore che in qualche modo riusciamo a identificare perché sappiamo chi è il pastore e il ruolo che svolge. Gesù si presenta come pastore per dirci che Egli non è semplicemente un maestro che insegna e che compie dei miracoli, ma è molto di più, come il pastore che conosce le sue pecore così il Signore Gesù conosce tutti quelli che lo ascoltano e chiama ciascuno per nome. Non si limita a un appellativo generico, ma conosce tutti i nomi e questo evidenzia il suo interessarsi di tutti senza escludere nessuno. E non si limita solo al conoscere i nomi, va oltre, crea una relazione, un legame profondo che rispetta l’identità e la libertà di ognuno e nello stesso tempo gli permette a essere riconosciuto dalla sua voce.
Queste immagini, della porta e del pastore, al tempo di Gesù erano famigliari alla gente, invece oggi rischiano di esserci distanti o poco significative. Il brano inizia presentando un ovile che nell’antico Israele era un recinto di pietra dove più greggi venivano radunate per la notte. Al mattino, ogni pastore arrivava e chiamava le proprie pecore le quali non seguivano l’uomo più forte o quello con il bastone più lungo, ma seguivano l’unica voce che riconoscevano famigliare. E Gesù ci dice che il pastore chiama le sue pecore “ciascuna per nome” perché le conosce tutte. Quindi sentire la voce di Gesù significa “rientrare in se stessi” e cercare quel rapporto di amicizia con Colui dal quale sappiamo di essere amati dice Teresa d’Avila. Se senti una voce che ti accusa, che ti sminuisce o che ti fa avere paura, questa non è la voce del Pastore. Il Pastore pronuncia il tuo nome con una tenerezza che non hai mai sperimentato e che riconosci subito.
Qui avviene un movimento importante: notiamo che si parla di entrare nel recinto e poi uscire. Per moltissimo tempo, l’ovile è stato interpretato come la Legge, il recinto delle regole. Invece Gesù viene a dirci che la fede non è stare al sicuro dietro un muro di precetti o delle regole, ma la fede vera è avere il coraggio di uscire fuori dalle mura verso chi ha bisogno della vita piena cioè della vita che solo il Signore può donare.
Non è mai facile lasciare le certezze di quel recinto dietro il quale ci ripariamo, però di una cosa possiamo essere certi è che non siamo da soli, il Pastore “cammina con noi”. Egli ci conosce per sin troppo bene e conosce bene la strada che dobbiamo fare, sa anche che non facciamo nulla prima di essere sicuri su tutto ciò che ci aspetta davanti, e nonostante, ci aiuta ad uscire e ad intraprendere il cammino, ci basta sapere che Colui che ci precede conosce la strada e dargli fiducia.
In un certo punto Gesù cambia la sua presentazione, prima aveva detto di essere il Buon Pastore invece adesso afferma: “Io sono la porta”.
Ma cosa significa che Egli è la porta? Vuol dire che Gesù è l’unico modo per entrare nel cuore di Dio, attraverso di Lui arriviamo al Padre. E lo dice lui stesso in modo molto chiaro: il Padre è in me ed io sono nel Padre, chi conosce me, conosce il Padre.
E questo amore reciproco che egli ha con il Padre, lo vuole donare a tutti quelli che ascoltano e riconoscono la sua voce. Lo dice ancora in modo più forte: Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. L’abbondanza non è avere molte cose, ma avere un grande senso della verità e dell’amore per cui valga la pena dare la vita.
Santa Teresina di Gesù Bambino lo ha capito molto bene. Lei, chiusa in un monastero, viveva una “vita in abbondanza” tale da abbracciare il mondo intero. Diceva infatti: “Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’amore”.
Gesù ci parla sempre, ci sta sempre vicino in ogni momento della vita: nella gioia, nei dolori e nella sofferenza, però noi facciamo un’enorme fatica a riconoscere la sua voce, la sua mano che ci guida forse perché non abbiamo imparato ancora il suono della sua voce.
Quindi non abbiamo paura di uscire alla voce che ci chiama, perché come diceva Teresa d’Avila: chi ha Dio non manca di nulla. Chi cammina con il Buon Pastore sta andando verso la vera gioia, verso quella vita che non solo riempie le giornate, ma piena della presenza di Dio. Quindi non accontentiamoci mai di una vita minima, ma puntiamo tutto su quell’Abbondanza che solo il Signore può dare.
Ecco, abbiamo visto che Gesù, nel descriversi come Porta del recinto e il Pastore delle pecore, non parli di un potere o di superiorità, ma di un servizio d’amore. E per continuare questo servizio d’amore Egli ha scelto degli uomini che senza alcun interesse personale dedicano la loro vita per lavorare nell’ovile del Signore con l’unico desiderio che tutte le persone desiderose facciano l’esperienza di Dio.
In questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, ci uniamo a tutta la chiesa e chiediamo al Signore che i nostri pastori abbiano il coraggio di mantenere sempre le porte aperte perché chiunque possa entrare nel cuore di Dio.

E con la preghiera di Santa Teresa di Gesù Bambino ci rivolgiamo al Signore:
O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
Custodisci i sacerdoti dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le loro mani unte che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le loro labbra arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il loro cuore segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa’ che crescano nella fedeltà e nell’amore per Te e preservali dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino donali anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le loro fatiche e dona loro un giorno la corona della vita eterna. Amen

Sr. M. Viktoria di Gesù

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