In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
Interessante: è lo Spirito che spinge Gesù nel deserto, che lo spinge ad attraversare la prima prova! Possiamo anche noi pensare che i “nostri deserti”, ovvero quei luoghi e quei momenti in cui la vita ci è difficile, possanno essere l’occasione per compiere un nuovo passo in noi stessi?
A quale scopo infatti lo Spirito ci spinge nella solitudine? Nella mancanza? Nella precarietà? E ci spinge pure a restarci (per 40 giorni e 40 notti)?
Quando verrà lo Spirito di verità, “egli vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv.16,13). Si tratta di un cammino di verità. Lo Spirito Santo ci aiuta a compiere questo percorso, questa immersione reale sia nelle nostre ombre sia nelle zone di luce e fino al centro di noi stessi.
Fissiamo lo sguardo sull’umanità di Gesù. Gesù infatti, ci mostra come reagire alle nostre prove interiori, e a quelle della vita.
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Anzitutto Gesù ha fame, permette alla sua umanità di sentirsi affamata, bisognosa, mancante. Avverte di avere un vuoto. Questa esperienza, di pancia, ma soprattutto esistenziale, la conosciamo bene, ci basta fermarci un attimo, da soli e nel silenzio, per sentirla. Gesù ci mostra che questa fame non dev’essere per forza subito soffocata divorando … cose, affetti, impegni, sensazioni, cibo anche… ma può essere attraversata immergendoci nella Parola di Dio. Ricordandola. Questa Parola (è sufficiente che sia breve, e declinata alla prima persona), nutre in profondità il nostro essere e ci rigenera.
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Questa tentazione, come la prossima, avviene su un luogo elevato, sul punto più alto del tempio. Il male ci butta giù, ci fa schiantare a terra. Per discernere i moti interiori che vengono da Dio e quelli invece che sono la voce del male, basta compiere proprio questa verifica: il male ci getta a terra, ci fa toccare il fondo. Invece la voce di Dio ci pone su un luogo elevato, che oltre ad essere vicino al cielo della sua presenza, è anche un luogo dal quale possiamo guardare meglio la nostra realtà, nel suo complesso, e vedere meglio le cose. Questa tentazione vuole inoltre farci andare oltre i nostri limiti, in una sorta di onnipotenza. Neppure Gesù, che pure avrebbe potuto farlo, non sfida i propri limiti umani. Ci mostra così che il nostro limite è qualcosa di assolutamente naturale, anche se quando lo scopriamo in noi stessi ci viene l’ansia di avere “qualcosa di sbagliato”, di “non andare bene”. Quando prendiamo consapevolezza del nostro limite, ci poniamo nella relazione giusta con la realtà: siamo creature di Dio, amate esattamente per così come siamo. Dio ci ha creati così, e ha visto in noi qualcosa di molto buono, non c’è ragione per voler essere “altro”.
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Ancora una volta il male vuole farci strisciare a terra, ma non è questa la dignità che Dio ha donato alla nostra persona. Per questo l’unica adorazione che ci restituisce la nostra dignità di figli di Dio, è quella che ci fa inginocchiare di fronte a Lui e ci pone con Lui nella relazione d’amore per cui siamo stati creati. Tutte le altre relazioni, con persone o cose, che ci vogliono fare dipendenti o schiavi, vengono sanate solo se siamo interiormente saldi nel nostro centro, che è Cristo.
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
E’ molto bello sapere che nel nostro cammino e nelle nostre lotte quotidiane, non siamo soli. Molti buoni amici, fratelli e sorelle in Cristo, ci sono vicini. Ma qui vediamo che c’è anche tutta una schiera celeste, di angeli e Santi, con cui siamo in comunione, e che è a servizio della nostra gioia.

suor Marta del Verbo di Dio (carmelitane di Firenze)

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