Al centro delle letture di questa VI Domenica del Tempo Ordinario troviamo un tema sempre attuale, forse oggi più di ieri: la relazione tra legge e libertà.
La prima lettura ci presenta un testo del libro del Siracide che afferma con una chiarezza sorprendente la verità e la serietà della libertà umana.
Allora, come oggi, erano numerose le correnti di pensiero che tendevano a ricondurre a Dio la volontà e la responsabilità del male, personale e sociale. Il libro del Siracide risponde affermando che Dio ha dotato l’uomo di libero arbitrio, per cui possiamo scegliere tra i beni esistenti sulla terra, possiamo scegliere tra ciò che porta alla vita e ciò che porta alla morte. Viene messa in luce senza mezzi termini la libertà dell’uomo nel suo agire, e di conseguenza la sua responsabilità: il bene o il male presenti sulla terra non dipendono da Dio, ma dalle scelte degli uomini. Tutto è stato fatto da Dio per il bene e può portare al bene, ma ciascuno ha la possibilità di far volgere quest’opera secondo le proprie scelte.
Essere liberi costa, perché scegliere il bene non equivale sempre, anzi raramente, a scegliere ciò che mi piace, che mi fa comodo, che mi attira… a volte sarebbe più comodo che Dio ci avesse tolto la possibilità di deviare verso ciò che è male, verso ciò che ci allontana da lui, ma in questo modo non potremmo essere davvero figli, collaboratori di Dio nel bene. La presenza di Dio Padre nella nostra storia non può opporsi al nostro libero agire.
Se l’uomo è libero, ciò non rende ogni comportamento e ogni scelta accettabile e giusta.

La LEGGE e la COSCIENZA non vengono abolite, ma restano anzi il faro che l’uomo è chiamato, liberamente, a seguire per una vita buona.
Nel vangelo Gesù ci dice chiaramente, forse in risposta ad una certa interpretazione del suo messaggio, che egli non è venuto ad abolire la legge, ma anzi a portarla alla sua verità piena.
Infatti, come leggiamo nel testo evangelico, Gesù non si limita ad affermare la bontà della legge, ma ne mette in evidenza il valore in relazione alla persona umana, alla sua promozione: osservare la legge ha senso in quanto permette alla persona, io e il mio prossimo, di fiorire in tutto il suo valore.
L’interpretazione letterale della legge è il livello minimo, lo stretto indispensabile, assolutamente insufficiente a colui che vuole seguire il Maestro. Ai 613 famosi precetti della legge ebraica, Gesù contrappone una sola legge, nella quale però è racchiuso infinitamente di più: la legge dell’amore.
Essa ci chiama non semplicemente a rispettare delle buone norme di civile convivenza, degli atteggiamenti educati, ma ad avere sempre attenzione e cura per il fratello, permettendogli di entrare a far parte della nostra vita.
Sia Gesù stesso la nostra sapienza, perché possiamo davvero vivere la legge nell’ amore, e trovare così la libertà.

Suor Maria Alice di Gesù

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