Nel Vangelo di questa domenica (Mt 5,13-16) troviamo le conseguenze pratiche delle Beatitudini che abbiamo ascoltato domenica scorsa. Infatti, se si vivono in pienezza le beatitudine si diventa sale e luce per molti altri. Cercare e operare la giustizia, costruire la pace, esercitare la misericordia, vivere nella mitezza, nella purezza delle intenzioni profonde del cuore ed essere poveri di sé, perché si è lasciato lo spazio all’azione di Dio, significa essere produttori di energia luminosa per chiunque si accosta alla nostra vita.
Una persona che desidera vivere le beatitudine, anche e nonostante tutte le sue debolezze, testimonia al mondo che è possibile godere del regno di Dio già su questa terra (“di essi È il regno dei cieli”) e ciò si traduce in energia pura per altri.
Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, affermava nei suoi studi filosofici che la forza vitale che ci anima e ci consente di agire non deriva tanto, o non solo, dal cibo che mangiamo o, in generale, dal benessere psicofisico. La vera energia è quella spirituale, quella che deriva dal mondo delle motivazioni e dal senso che si abbraccia nella vita e per cui si vuole spendere la propria esistenza. Quando ciò che ci muove è il Bene (con la B maiuscola) questo diviene energia pura capace di trascinare non solo il singolo, bensì tutta la schiera di persone che hanno a che fare con lui. Il bene, la giustizia, la pace, l’amore, la purezza, la mitezza costruiscono la comunità sociale, perché hanno un altissimo potere formativo su di sé e sugli altri.
Ecco perché Gesù parla di sale che deve essere salato per essere usato e di luce che deve essere posta in alto per essere visibile. L’energia che si sprigiona è tale che deve essere sfruttata al massimo e non può rimanere nascosta. Allo stesso tempo, chi non dà sapore alle cose, ma vive alle spalle degli altri per attingere forza da loro, diviene un semplice “consumatore” sociale che sottrae forza anziché darne.
Questo significa che ciascuno di noi può e deve dare il suo proprio contributo personale importantissimo. Non bisogna dire: “Tanto ci sono gli altri, più bravi di me, più capaci, più…più…di me”.
Bisogna invece domandare a chi già ha trovato il senso della vita di aiutarci a camminare secondo quella luce. Bisogna chiedere a Dio di trovare in lui, nel suo figlio Crocifisso che ha avuto il coraggio di morire per questo senso, la motivazione e la fede per vivere le beatitudini.
E il regno di Dio ci sembrerà più vicino, anzi, dentro di noi!

Suor M. Nicoletta del Cuore di Cristo

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