XXVI Dom. T.O.

È più facile appoggiare la propria vita su cose visibili ma passeggere o su quelle invisibili ma eterne? Tutti sappiamo che è meglio fondarsi su ciò che è duraturo ma, nella pratica, siamo forse più portati a considerare maggiormente ciò che tocchiamo e vediamo nell’immediato, comprese le nostre sensazioni e stati d’animo. In qualche modo rischiamo un po’ tutti di essere come gli “spensierati di Sion” (Am 6,1) che cavalcano l’onda della ricerca del benessere momentaneo e del soddisfacimento dei propri bisogni.
Le letture di questa domenica, invece, ci portano ad approfondire il livello di comprensione della vita. “Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose […] Combatti la buona battaglia della fede” (1Tm 6,11-12). San Paolo ci richiama alla battaglia da compiere ogni giorno per non cadere nella superficialità individualistica. Mentre il racconto evangelico ci aiuta a comprendere che “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti” (Lc 16,31) e cioè che tutti i figli di Dio hanno il dono prezioso della Parola di Dio per orientare la propria esistenza verso ciò che dà senso e significato alle proprie giornate e apre gli occhi allo straordinario di Dio nascosto nel quotidiano ordinario.

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