Questo giorno è un giorno sospeso, come quei tanti giorni che abbiamo assaporato durante la pandemia. Abbiamo trascorso tanti momenti in lockdown da “sabato Santo”, magari senza saperlo. Un tempo sospeso tra un dramma e la sua risoluzione. Un tempo in cui ci siamo ritrovati senza le solite cose, che ci danno sicurezza, storditi da tante notizie che ci hanno inchiodato a telegiornali e radio, con quel sollievo un po’ amaro nel cuore, che le news, comunque, non riguardassero i nostri cari. Eppure in questo standby forzato dalla nostra amata “solita” vita, in questa brusca “frenata” che ci ha schiacciato sul presente, abbiamo forse potuto percepire “una voce” fatta di “silenzio”… quel sussurio, tanto fastidioso quanto tenace, che ci diceva “fermati ad ascoltare”, “ritrova te stesso”, “Forse tutto questo non è per te?”.
C’è una parola per questo tempo? Forse non c’è. A livello liturgico non c’è parola. Tutte le parole più belle e terribili, nella loro verità, sono state pronunciate sulla croce da Gesù. Sette parole a cui può seguire solo silenzio. La Chiesa tace prima della grande Veglia di Pasqua. È un silenzio però carico di significato. Gesù scende negli Inferi, come si canterà nel preconio, a ri-portare con sé “ciò che si era perduto”. Il sabato santo è tutta questa opera di “ri-nascita” che la Trinità compie nel buio della notte. Chi può cogliere tutto questo mistero che ci sovrasta e che ci coglie impreparati? C’è una persona, una donna, Maria. La Madre è stretta tra il dolore di ciò che ha visto, che le ha trapassato il cuore, e la speranza di una nuova parola che solo l’amore di Dio può generare. Come lei, non abbiamo paura del silenzio, entriamoci, lasciamoci ammaestrare in attesa di una nuova parola di rinascita per noi.

Suor Fernanda della Vergine del Carmelo
#rinascita
#silenzio

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