Gv 15, 26-27; 16,12-15
Nel giorno di Pentecoste si festeggia il dono dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto da Cristo. Mediante lo Spirito veniamo introdotti nell’intima relazione che c’è tra il Padre e il Figlio. Lo Spirito, la
terza persona della Trinità, lo fa in modo sorprendentemente umile.
Egli annuncia e testimonia Cristo, la parola incarnata del Padre, tuttavia “non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito”. Lo Spirito Santo, che è Dio, è a sua volta colui che per primo si mette in ascolto della Parola di Dio. Non parla di sé, ma rimanda sempre a un Altro.
Questa è la testimonianza: annunciare ciò che non viene da noi, ma che si è ascoltato e sperimentato da un altro. Si testimonia l’opera di Dio in noi e non le nostre opere, proprio come lo Spirito Santo, per primo, testimonia l’opera compiuta dalla Parola di Dio nella storia dell’uomo.
Chiediamo con insistenza lo Spirito, consolatore e avvocato, che ci abilita a riconoscere l’opera di Dio nelle nostre storie e ci fa essere fedeli testimoni di Cristo nel mondo.

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