XXXI Domenica T.O.

Mc 12,28b-34
I due comandamenti dell’amore che Gesù riferisce allo scriba che lo ha interrogato riprendono il famoso *shemà Israel* (Ascolta, Israele!). Amare Dio e il prossimo come se stessi è introdotto dal verbo ascoltare. Non a caso.
Se non c’è vero ascolto non è possibile entrare in relazione con nessun altro e tanto meno con se stessi. Se non si ascolta non si ama, perché non si riesce a fare spazio all’altra persona.
Tante volte ricorre nella Bibbia il verbo ascoltare, proprio perché è Dio stesso che ci indica il modo per iniziare ad amare veramente. Quando si ascolta ci si pone in un atteggiamento di vera accoglienza e comprensione di qualcosa che è diverso da sé. Quante volte, invece, ci capita di “sentire” ma senza aver effettivamente prestato ascolto alle parole, agli atteggiamenti e ai sentimenti della persona che ci parla. Quante volte anche la nostra preghiera rischia di essere un soliloquio fatto di tante parole dette, se non addirittura urlate, a Dio per ottenere ciò che si chiede.
Invece oggi il Vangelo ci richiama ad un primo importantissimo passo da fare per incamminarsi sulla strada dell’amore: mettersi in ascolto, farsi da parte e mettere al centro dell’attenzione quanto mi viene comunicato dall’altro (sia con la A maiuscola che minuscola).
“Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice” (Dt 6,3).

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