Elisabetta della Trinità: un temperamento plasmato dalla grazia

In questa seconda tappa del percorso conoscitivo di Elisabetta, vogliamo soffermarci sui tratti fondamentali della sua personalità.

Come già accennato nel precedente articolo, Elisabetta nasce in una famiglia benestante, dove ha la possibilità di coltivare la sua passione per l’arte  e ricevere, fin dalla tenera età, un’eccellente istruzione musicale. Le lunghe ore passate al pianoforte accentuano in lei il senso del sacrificio, della perseveranza e della costanza, necessarie per raggiungere le cose belle e grandi. Questo la porta, altresì, a leggere la Parola di dio così come si legge un brano musicale: assimilandolo, gustandolo ed imprimendolo nella memoria.

Elisabetta ha inoltre uno spiccato gusto estetico che la porta a godere della bellezza del creato, contemplato durante i viaggi compiuti da ragazza assieme alla sua famiglia. Allo stesso modo anche la sua esperienza spirituale è estetica prima che morale: Elisabetta gioisce ed esulta per la bellezza della vita con Cristo e spesso, parlando della sua relazione con Dio, usa simboli ed immagini tratti dal mondo della natura. Appena entrata al Carmelo scrive alla mamma: “Godetevi pure questa bella regione, la natura porta al buon Dio. Ma credetemi, gli orizzonti del Carmelo sono ancora più belli: è l’Infinito! Nel buon Dio ritrovo tutte le valli, tutti i laghi, tutte le visuali…” (L.87). E in una composizione poetica così si esprime: “Ho trovato la gioia nell’abisso divino! Mi tuffo nell’infinito, è là il mio posto, la mia anima riposa in quell’immensità…” (P. 115).

Elisabetta inizia ben presto a lavorare per plasmare il sua temperamento; dal giorno della prima comunione, nel quale scopre che la propria vocazione è “essere casa di Dio”, si determina nel purificare quella casa nella quale deve abitare lo Spirito. Farà di tutto per modificare la sua natura impulsiva e collerica e, con la grazia di Dio, la sensibilità e la dolcezza diventeranno alcuni dei suoi tratti dominanti.

Il percorso che conduce Elisabetta alla santità inizia, quindi, fin dalle mura domestiche e questo ci viene confermato dai numerosi testimoni della sua vita laicale. Tutti sono concordi nell’affermare che la giovane francese manifesta un animo gentile, caritatevole e per natura affabile; ha uno sguardo intenso, profondo e pacificante che parla di una persone unificata, capace di comunicare Dio in ogni istante della giornata: ballando, parlando, lavorando… In tutto lascia trasparire un forte spirito di raccoglimento, una capacità di vita interiore. Questo ci conferma che Elisabetta vive la propria vocazione carmelitana già nel mondo e quando, all’età di ventun anni, entrerà al Carmelo, il suo percorso di crescita e di conformazione a Cristo è già giunto a un buon grado di maturità.

Determinata, tenace e forte nella volontà, riesce a dissimulare, con un sorriso, ogni dolore e a gioire addirittura nei momenti di straziante sofferenza. La giovane carmelitana è persuasa che “il sacrificio è l’amore in atto”, per questo si sforza di mantenere la serenità nel cuore anche negli ultimi mesi della sua vita, quando sente che la malattia la consuma.

La sua è una vita breve ma che ci lascia una testimonianza grande: quella di un’anima docile all’azione dello spirito, che ha trascorso la vita a “guadar vivere Dio” in lei e che per questo ha raggiunto lo scopo della sua vocazione: “essere nel mondo un’aggiunta di umanità” in cui Cristo possa rivivere, essere “Lode di Gloria”, della Sua Gloria!

Suor M. Chiara di Gesù Risorto

 

 

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