Nella poesia n°28 di S. Elisabetta della Trinità trovo una bella descrizione di tutta la sua “opera letteraria” dal punto di vista poetico. Essa scrive: “I miei verso sono l’eco del mio cuore e se manca loro armonia, o una dolce melodia, vi diranno sempre il mio amore.”

Effettivamente è proprio quasi unicamente questo che troviamo nei componimenti di questa giovane: ciò che il suo cuore vive, le emozioni e i desideri più intimi. Si nota, per esempio, che nelle poesie precedenti il suo ingresso al Carmelo, è quasi sempre espresso questo suo desiderio, qualunque sia il teme del componimento.

alcune sono dedicate a luoghi da lei visitati ed amati, altri a persone care(in particolare la mamma e la sorella), ma la grande maggioranza di esse è dedicata a Gesù e a Maria, per varie ricorrenze particolari, secondo le feste dell’anno liturgico, o come espressione del suo amore profondo.

Molto intense sono alcune poesie della sua adolescenza, quando prediligeva scrivere componimenti brevi(la maggior parte di essi è composto da una strofa di 4 righe). E’ come se i sentimenti così profondi che vive avessero bisogno di un canale di sfogo, di essere “fermati” sulla carta per poterli comprendere ed esprimere.

Il 17 agosto 1894 scrive: “Sono gelosa di te, mio Gesù. Aspetto solo d’esser tua sposa. Con te voglio soffrire, trovarti e poi morire.” Queste espressioni sgorgano dal suo cuore in un momento in cui il Carmelo è un sogno lontanissimo, forse all’apparenza irraggiungibile. Elisabetta vuole che il suo sentire sia ben chiaro, a Gesù e anche a se stessa: nonostante tutti gli ostacoli lei è decisa per Gesù e per le croce che Egli le offre.

Anche il suo più breve componimento, formato da una sola strofa di due righe ci mostra la sua consapevolezza dell’amore di Gesù per lei e il suo desiderio di ricambiarlo. Scrive: “Per me, Gesù, hai voluto morire!… Io per te non posso soffrire!…  Può essere l’ulteriore “lamento” e constatazione del fatto che non le sia possibile raggiungere il suo amato al Carmelo, dove potergli dare tutta la vita e le sofferenze, ma forse, si nasconde in queste parole anche il desiderio più profondo di soffrire, di soffrire molto per avere modo di ricambiare un po’ questo amore infinito del suo Signore Crocifisso e salvare molti fratelli.

Proprio “Al suo Crocifisso” è dedicata un’altra poesia molto bella, che racchiude la profondità della contemplazione di Elisabetta, la sua capacità di entrare in relazione con il mistero di amore e di dolore di Gesù, e l’ardente desiderio di essere davvero conformata al suo amato Signore. Scrive: “Immagine del mio Salvatore, tu, mia sola ricchezza, vieni sul mio povero cuore a sostenere la mia debolezza.  Vicino a te, divino Amico, il dolore si trasfigura. Ai tuo piedi, amato Crocifisso, lascio sgorgare le mie lacrime.” Essere trasfigurata, vicino all’Amici più caro e fedele, a Colui che ha dato tutto per lei e l’ha scelta come CASA, per essere luogo della Sua gioia.

Questo è il più grande desiderio di Elisabetta e questo spero, e chiedo al Signore che sia l’esperienza di ognuna di noi.

Concludo “sfruttando” ancora una poesia della nostra cara Santa per fare i più cari auguri di un buon Santo Natale da parte di tutte le Sorelle giovani ancora in formazione: il Signore dell’Universo doni a tutte l’umiltà e la semplicità necessarie per trovarlo in un piccolo Bambino e l’entusiasmo di gridarlo al mondo intero… TANTI CARI AUGURI A TUTTE!

E’ venuto, è Natale, su cantiamo!, è arrivato tra noi l’Emmanuele! Nel dolce Bambinello di Betlemme ci è dato contemplare l’invisibile: mistero impenetrabile d’amore! Il Verbo Creatore onnipotente, l’eterno Dio nascosto, inaccessibile, per noi si fa bambino appena nato.”