IL DIARIO DI ELISABETH CATEZ

Tra le opere di Santa Elisabetta della Trinità appartiene anche il diario iniziato il trenta Gennaio 1899 e concluso il ventisette Gennaio 1900, un anno e mezzo prima di entrare nel monastero di Digione.

Il diario contiene molti scritti riguardanti la missione tenuta da diciotto redentoristi a Digione. Oltre a scrivere schemi e contenuti delle prediche, ci sono molte note autobiografiche che sono appunti dei ritiri da lei vissuti, pensieri sul cammino di perfezione di Santa Teresa D’Avila, la felicità  di incontrare Gesù nell’eucarestia,  richieste esplicite di sofferenza, manifestazioni del suo amore per il Signore e la storia della sua vocazione.

Leggendo il diario si può cogliere in Elisabetta la sua dolcezza, vivacità, forza di volontà, un carattere forte. Anche se giovane di età, dimostra una maturità superiore alla sua età. Sa dominarsi, essere serena, affabile, perché cerca di tenersi sempre attenta alla presenza del Dio vivente nel suo intimo. Scrive così nel diario: “Oggi ho avuto la gioia di offrire al mio Gesù parecchi sacrifici sul mio difetto dominante, ma quanto mi sono costati! Riconosco, in questo, la mia debolezza. Quando ricevo un ‘osservazione ingiusta, mi sembra di sentir bollire il sangue nelle vene, tutto il mio essere si ribella!… Ma Gesù era con me, sentivo la sua voce in fondo al cuore, e allora mi sentivo disposta a sopportare tutto per amore suo”. D 1 (30.1.1899)

Il concetto che si ripete continuamente nel diario è il desiderio di soffrire, rinnegare la propria volontà, portare la croce, morire, offrire sacrifici nell’unico intento di una vicinanza sempre più intima a Gesù e non lasciarlo solo nella sofferenza.

Dal diario: “O mio Dio, io ti ho dato il mio cuore, un cuore che non pensa, che non vive che per te, un cuore che ti ama fino a morirne. E per essere tutta tua, io mi seppellirei vivente in fondo a un chiostro, sopporterei mille sofferenze con gioia. O Gesù mio sposo e mia vita, donami delle croci, voglio condividerle con te, ah, non soffrire senza di me! Che ormai la mia vita sia un continuo tormento pur di consolarti, di provarti tutto il mio amore. Oh, voglio guadagnare delle anime! “o soffrire o morire”.” D. 32 (9 marzo 1899)

La ricchezza di questo diario è la sua esperienza interiore, la sua intimità con il Signore e il desiderio di nutrirsi di tutto ciò che gli parla di Dio.

Un amore per il Signore e desiderio di sofferenza che razionalmente si fa fatica a comprendere ma solo attraverso la sua intimità con il Signore si può cogliere l’amore più profondo e vero, di donazione totale di se stessa, espressione massima del suo amore per il Signore. “ O maestro che la mia vita sia un’orazione continua, che nulla mai possa distrarmi da te, né le occupazioni, né i piaceri, né la sofferenza. Che sia inabissata in te, che faccia tutto sotto il tuo sguardo. Prendimi, Maestro, prendimi tutta intera.  D. 156 (27 Gennaio 1900)

Il desiderio di sequela che Elisabetta ha confidato nel suo diario, il Signore lo ha accolto e ne ha realizzato un capolavoro di santità.

 

                                                                                                                                              suor Anna M. di Gesù Servo