XXIII Domenica T.O.: Essere discepoli di Cristo

Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
…Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? (Lc 14,25-33)

Sembra davvero drastica la scelta del discepolato.
Essere discepoli di Cristo, infatti, implica un profondo cambiamento di mentalità: da quella carnale, che fa appello all’amore legato ai vincoli di sangue, a quella spirituale che, al contrario pone Dio al centro di ogni relazione e mette ogni rapporto al posto giusto.
Non si tratta più di possedere il legame affettivo con l’altro ma di dono reciproco libero e soprattutto gratuito, senza alcuna pretesa di contraccambio.
Essere discepoli di Cristo significa fare entrare lo sguardo di Dio dentro ad ogni propria relazione.
Come guarda Dio mio figlio, mio marito, mia moglie, mia madre e me?
Il discepolo non guarda più da solo la realtà e i propri rapporti, ma si affida allo sguardo sapiente e veritiero di Dio.
Questo è il vero calcolo della spesa che ogni cristiano deve fare per seguire il Maestro. É il calcolo di quanta fiducia si pone in Lui rispetto a quella che si pone in se stessi e nelle persone a cui si è legati.
Se si pone fiducia estrema in Dio non si resta delusi perché tutto si guarda con i suoi occhi.

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