Venerdì Santo

Gv 18,1-19,42
Gli ultimi gesti compiuti e le parole pronunciate poco prima di morire sono la cifra dell’umanità e della divinità di Cristo.
“Ecco l’uomo!”, ecco il vero uomo, il nuovo Adamo dal cui costato nascerà un nuovo popolo, la Chiesa, la Sposa amata.
Ecco il Servo, l’uomo dei dolori che ben conosce il patire (Is 52,13-53,12), che si lascia umiliare e non apre la sua bocca per difendersi. Il Cristo uomo abbraccia così ogni sofferenza e ogni ingiustizia, ogni fallimento ed ogni paura. La via della croce diviene la strada del riscatto e la sua morte significa per noi uno spiraglio di vita nuova. Ci mostra che dalle macerie può nascere qualcosa di nuovo, che il dolore che ci annienta consente al Dio della vita di manifestare la sua potenza in noi.
Forse è proprio necessario passare da una qualche forma di morte per farci comprendere che il Regno non lo costruiamo noi con le nostre sole capacità e bravure, ma c’è un Altro che può l’impossibile in noi e attraverso di noi…nonostante noi.

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#croce

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