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Suor Ilaria Meoli
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Suor Ilaria Meoli,
carmelitana missionaria nella Repubblica Centrafricana, è morta
sabato 10 marzo in un incidente stradale. Era ripartita da Torino il
9 marzo, per tornare a Bossemptélé, la sua
Missione, ma il giorno seguente, nel tragitto in auto tra Bangui
(Capitale del Centrafrica) e Bossemptélé, l’autista perde il
controllo del veicolo: Suor Ilaria è grave, viene trasportata
all’ospedale di Bangui ma per lei purtroppo non c’è più niente da
fare. Gravi e sotto shock anche lo stesso autista e l’altra suora
che si trovava nel sedile posteriore.
Si trovava in Centrafrica da poco più
di un anno (dal Gennaio 2006): Suor Ilaria Meoli, 36 anni,
carmelitana e medico specializzato in malattie infettive, iniziava
qui la sua missione desiderosa di realizzare un centro sanitario per
i malati di AIDS. Un Paese, l’Africa centrale che soffre una
situazione di povertà in tutti i settori (dall’agricolo,
all’istruzione, alla politica), soprattutto quello sanitario, per
una carenza di attrezzature e di mezzi, di personale, di
organizzazione, e di equipaggiamento. Le malattie più frequenti che
si incontrano sono oltre all’AIDS, la mal nutrizione dei bambini, la
malaria e tutte le malattie infettive.
Noi avevamo incontrato telefonicamente
suor Ilaria alcuni giorni fa, di passaggio in Italia, prima del suo
rientro nella Missione in Centrafrica. Tanti gli impegni e il lavoro
da fare e da svolgere, ma lei, suor Ilaria, ha trovato anche il
tempo per offrirci la sua testimonianza e parlarci della sua
missione.
«Il nostro lavoro
– rifletteva suor Ilaria – consiste quindi nel seguire q
uesta
realizzazione, prendendo contatti con gli altri centri sanitari e
delle altre strutture che si occupano di sanità, sia diocesane, sia
pubbliche; io mi occupo anche di alcuni malati che giungono alla
missione per motivi vari: alcune volte si tratta di persone che non
stanno bene da tempo, persone povere o altre ancora il cui coniuge è
deceduto da tempo, e si ritrovano da sole
con i figli e in difficoltà. Allora noi facciamo il test per l’HIV e
spesso purtroppo risultano positivi; iniziano quindi una serie di
accertamenti in altri centri sanitari per il momento, in attesa che
il nostro divenga funzionante, e proponiamo delle cure e di solito
anche degli aiuti alimentari».
Uno dei problemi maggiori quindi è di
carattere sanitario. Fondamentale è anche il rapporto che si viene a
creare con la popolazione in questo periodo delicato.
«Quello che loro ci
presentano – amava sottolineare la stessa suor Ilaria –
è un generico bisogno di salute, di stare bene, di poter
lavorare e di poter recuperare per quanto possibile le forze per
occuparsi del campo (tutta l’economia è basata su un’agricoltura di
autosussistenza), dei bambini (poter pagare la retta per iscriverli
alla Scuola o per poter dar loro da mangiare); quindi in generale la
prima richiesta è quella di riuscire a far fronte alla
vita
quotidiana. Spesso ci dicono che non hanno forza per lavorare ed
ecco quindi che facciamo tutti gli accertamenti per cercare di
capire da dove viene questa mancanza di forza: se da una causa
infettiva, come potrebbe essere l’AIDS, oppure da altri problemi
legati alla povertà, cioè le carenze
nutrizionali ovvero per il fatto che il cibo non risulta essere
sufficiente per tutta la famiglia. Per questo quindi ci chiedono di
poter stare meglio, anche se a lungo termine la prospettiva non è
delle migliori».
Oltre al desiderio di essere curati,
c’è anche quello di essere ascoltati e compresi; un desiderio di
speranza, un tema molto caro per la nostra missionaria carmelitana
che affermava la «necessità
che qualcuno potesse dir loro: “Vai avanti! Io ti aiuto e quel poco
che posso fare, lo voglio fare affinché tu possa stare meglio!”.
Quindi c’è sicuramente non solo un bisogni di ascolto, ma anche di
speranza».
Suor Ilaria si trovava in Missione con
altre quattro suore (una italiana, tre del Madagascar). Uno dei
lavori che stava seguendo erano tutte le pratiche che riguardavano i
containers con tutti i materiali necessari, per realizzare la
prossima apertura degli ambulatori e i laboratori entro la prossima
estate. Con l’aiuto della Diocesi e grazie a una Associazione, era
possibile richiedere dei farmaci generici a un costo accessibile, il
che consentiva di essere un pochino più equipaggiati e tranquilli in
caso di necessità.
Suor Ilaria Meoli, carmelitana e
medico, desiderava portare avanti ogni giorno il suo lavoro in
Africa Centrale con un rinnovato impegno missionario. Suor Ilaria
sarà
sempre
presente con noi. Accenderà in noi e renderà sempre più vivo il
desiderio di testimoniare la carità nei confronti di tanti fratelli
e sorelle molto più sfortunati, e soprattutto la speranza, la
speranza di poter testimoniare che Gesù è presente e vivo, come lei
stessa amava ripetere:
«Spesso
il passaggio da un Paese povero come l’Africa Centrale, all’Italia,
in cui ci sono delle situazioni di povertà ma non così evidenti, mi
spingono in ogni caso, da una parte a rafforzarmi nel desiderio di
testimoniare la carità nei confronti di tanti fratelli e sorelle
molto più sfortunati, dall’altra a testimoniare la necessità di
essere solidali e in comunione con gli altri per poter comunque
creare delle condizioni di vita più accettabili. Io credo che tutto
questo si possa fare seguendo ogni giorno di più l’esempio di Gesù
che è passato ovunque cercando di sanare e di guarire i malati o
comunque di portare sempre una parola di conforto e il lieto
annuncio. Io credo che giorno dopo giorno in Africa comprendo sempre
di più l’importanza di tutto questo, poi come medico ovviamente mi
scontro quotidianamente con una certa situazione di impotenza, però
io credo in ogni caso che questa necessità di speranza, di poter
testimoniare che Gesù è presente, è vivo e ama veramente ogni uomo e
ogni donna della terra, possa far sentire la gioia della mia
missione!».
a cura di Francesco VITALE (Centro
Interprovinciale dei Carmelitani Scalzi - Morena ROMA)
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