Roma: tempo favorevole di grazia e di comunione

30 luglio 2017: la calda Roma ci attende e ci accoglie nella nostra casa Mater Carmeli.

Riunite insieme, Juniores, postulanti e alcune ragazze desiderose di sperimentare l’amore del Signore; in un clima sereno, festoso e accogliente, nella predisposizione di incontrare quella Parola, quella Luce, quella testimonianza che scalda il cuore e che ci dona la determinazione di decidere per Cristo coltivando una vita di preghiera, di contemplazione e di attenzione ai bisogni del prossimo.

A guidare la settimana Padre Arturo, carmelitano spagnolo, e tre nostre consorelle, Sr. Jolanda, Sr. Miriam e Sr. Concetta; giornate dense e ricche in cui abbiamo alternato momenti di ascolto, di meditazione personale e condivisione e lunghe camminate alla scoperta della Roma antica, luogo di Fede ma anche di storia, di cultura e di politica.

Filo conduttore delle nostre riflessioni è stata la Regola primitiva, partendo dagli albori, dai primi monaci eremiti che avevano deciso di seguire la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, abbiamo ripercorso centinaia di anni cercando di capire come alcuni Santi carmelitani hanno incarnato la Regola nella loro vita, nella loro semplice quotidianità; i nostri capisaldi sono stati: S. Teresa D’Avila, S. Giovanni della Croce, S. Teresa di Gesù Bambino, S. Elisabetta della Trinità.

Ecco quattro spunti che ci aiutano nella salita al Monte Carmelo:

  1. Sappiamo tutti che Teresa D’Avila è sempre stata una grande contemplativa ma con i “piedi a terra”; ha agito sempre con una mente aperta, è stata capace di leggere i segni dei tempi con furbizia e con cervello. La sua riforma può essere definita come un’“educazione alla persona”, intesa come un’adattabilità dell’ascesi; una Santa umana che vuole educare all’umanesimo attraverso l’amore vicendevole, amando con un cuore libero che non si “appiccica” a nessuno; con distacco, perché il cuore sia libero di poter coltivare grandi desideri; con umiltà, perché i nostri sensi siano educati all’ascolto.
  2. Elisabetta della Trinità ci invita invece a fare della nostra vita un racconto dell’esperienza di Dio vissuta e ci aiuta indicandoci una strada: 1. Ascolto attento della parola e della realtà e quindi delle persone che mi circondano; 2. Scegliere ciò che è più in sintonia con la mia esperienza interiore e con la mia storia di vita; 3. Interiorizzare e rielaborare personalmente ciò che ho appena vissuto; 4. Fare sintesi di quanto ho raccolto e rielaborato per diventare testimone.
  3. Con S. Giovanni della Croce impariamo a dare un senso al nostro sacrificio; secondo lui, infatti, è importante educare i nostri sensi per scoprire la nostra interiorità, per non lasciarsi ingannare dal falso bene, per essere sempre pronti a ricercare la verità.
  4. Al cuore della vita di S. Teresa di Gesù Bambino troviamo il “cuore stesso”, come luogo della coscienza, è la sede in cui si sceglie tra il bene e il male, è qui che si decide per la vita, in cui vivo la mia libertà, in cui vivo il progetto di Dio su di me! È nel cuore che io faccio verità.

Concludo facendo memoria della visita al Battistero di S. Giovanni in Laterano, dove abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali. Pronunciando ancora quel deciso: “CREDO!”, conserviamo nel nostro cuore, pieno di gratitudine, la bellezza e la ricchezza di questo dono.

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