Perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Porte chiuse. I discepoli avevano timore dei Giudei, di coloro che avevano ucciso il loro maestro. Ma forse non erano chiuse solo le porte di una stanza. Era chiusa la porta della loro fede.

Tante volte Gesù li aveva avvertiti di quello che che sarebbe accaduto. Ma loro avevano paura e chiudono la porta.

Chi ha paura chiude tutto. Non si espone nelle relazioni, non osa uscire allo scoperto per affermare una verità, non si fida di se stesso e molto su di sé lo fa dipendere dal giudizio degli altri.

Poi arriva il Risorto ed è lo scoppiare della gioia. Arriva la pace, il sereno dopo la tempesta. Non si vincono le paure da soli, ma sempre attraverso l’incontro con un altro che dà fiducia, incoraggia e scommette sulla relazione, fa uscire fuori dal guscio. Così fa lo Spirito Santo: rinfranca e dona il coraggio della testimonianza.

Gesù mostra le sue piaghe, i segni della sua passione d’amore per l’uomo, per ciascuno di loro. Ecco la credibilità. Solo l’amore di chi si espone fino a dare la vita è un amore credibile. Solo che adesso il Signore Risorto  chiede una fede totale, come il suo amore, incondizionato come la sua donazione. Egli chiede di credere senza vedere, senza possedere e senza controllare. Senza condizioni.

Perché, credendo, si abbia la vita nel suo nome…(Gv 20, 19-31)

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