MISERICORDES SICUT PATER: GLI OCCHI ABITATI DALLA MISERICORDIA

Fabio, 4 anni, bambino affetto da un evidente disturbo del linguaggio del quale però non si conoscono le cause. Quello di Fabio è un disturbo caratterizzato da un livello di sviluppo del linguaggio inferiore a quello che un bambino dovrebbe avere per la sua età. Fabio presenta difficoltà nella coniugazione dei verbi, nella produzione di frasi complesse; le parole che riesce a pronunciare correttamente sono veramente poche; è gravosa la fatica nell’ impostare un discorso. Un bravo esperto direbbe che, Fabio, sul piano personale, potrebbe presentare alcune problematiche di tipo psicologico come, ad esempio, una cattiva immagine di sé, frustrazione e depressione e invece, non è così. Nonostante tutto è un bambino solare, buono, pacato nei movimenti, non iroso né impulsivo; il suo impedimento nel parlare non lo scoraggia anzi lo rende più tenace e determinato nel volere portare a termine a tutti i costi il “discorso” iniziato; non si arrende ma si mette continuamente in gioco pur riconoscendo il suo limite e la sua incapacità. Ancora, si direbbe che il disturbo del linguaggio potrebbe impedire o danneggiare la comunicazione con gli adulti e con gli altri bambini o potrebbe causare l’allontanamento da parte dei coetanei e, quindi, l’isolamento; ma neanche per l’aspetto relazionale è così: Fabio è capace di relazioni positive sia con le maestre che con i compagni.

Ed è proprio nel momento in cui non lascia vincere il suo disturbo che gli occhi di Fabio brillano di Misericordia, che in questo senso sta ad indicare “la sede dei sentimenti, ovvero, le viscere e il cuore”; lui si fa misericordioso prima di tutto verso se stesso, accettandosi, volendosi bene, ammettendo che ha bisogno di aiuto, che ha bisogno a sua volta di Misericordia. Solo dopo aver conosciuto veramente noi stessi, solo dopo aver accettato con consapevolezza i nostri limiti e le nostre fragilità allora saremo pronti ad accogliere gli altri in quanto misericordiosi, dove la Misericordia sta ad indicare il “sentimento di intima commozione, compassione e pietà”. È proprio quello che i compagni e le maestre di Fabio fanno, si muovono a compassione verso di lui, aiutandolo a parlare, non escludendolo dal gioco, impegnandosi a capire cosa vorrebbe dire senza stare sempre a puntualizzare la sua difficoltà, sono pazienti nell’ascolto e nell’aspettare i suoi tempi.

Incontro Fabio due volte a settimana quando mi reco a fare tirocinio in una scuola dell’infanzia di Milano e tutte le volte nei suoi occhi incrocio lo sguardo misericordioso di Gesù che mi ricorda questo triplice movimento del cuore: nella misura in cui riusciamo ad essere misericordiosi prima di tutto con la verità di noi stessi saremo capaci di spalancare le porte a Lui, la Misericordia e di essere, a nostra volta misericordiose verso tutti coloro che ci stanno accanto.

Sr. Roberta del Cuore di Maria

 

 

 

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