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INTRODUZIONE AL
" DIARIO GIOVANILE "
Contenuto Il Volume contiene il diario personale della S. d. D. compreso tra il 31 Marzo 1887 e l'8 Aprile 1889. In questo arco di tempo sono annotate anche le impressioni di alcuni viaggi già riportate nel Volume "I miei viaggi". Nel diario però vengono espresse con maggior ricchezza di particolari, freschezza e vivacità.
Descrizione Il Volume è manoscritto in inchiostro nero, autografo eccetto le pagine 25-26 e 76-77 che riportano le risposte dell'amica Adelina e di Don Fileppo, suo direttore spirituale e direttore del Terz'Ordine Carmelitano, persone a cui Giuseppina Operti dava a leggere il diario. L'annotazione del 1° Gennaio 1889 è scritta a matita (pp 123-124). In alto, sulla pagina bianca d'inizio, precedente quelle a quadretti, una mano estranea ha scritto con la penna a sfera: "Manoscritti della N. V. Madre Fondatrice"; un'altra mano, nel centro pagina, ha scritto a stampatello: "Diario". A sinistra, in alto del primo foglio a quadretti vi è il timbro delle sigle J.M.J.T. che è stato apposto successivamente.
Il Volume è composto di 260 pagine, numerate dalla S. d. D., ma in realtà sono 214, poiché vi è uno sbaglio di numerazione da p 55. Infatti questa porta il numero 197. Un'altra diversità si trova a p 73, che porta invece il numero 65 dopo che la S. d. D. era già arrivata a numerare la p 201. Un'altra variante si trova a p 91 che porta la numerazione 81 bis, segnalata nel 1976 da uno studioso della S. d. D. Le pagine 210-214 sono bianche. Le pagine del volume si presentano sciupate e ingiallite per l'usura del tempo. La copertina è cartonata color nero; il dorso è in tela nera; il taglio, molto irregolare, è di colore indefinito.
NOTE FORMALI
Calligrafia E' slanciata, inclinata a destra e rivela una particolare cura. La data giornaliera è scritta in tondino grassetto, con inchiostro nero.
Sottolineature Sono rare.
Lettera maiuscola E' usata con la consueta abbondanza, sia per i nomi propri di persone e di luoghi, sia per quanto si riferisce alla divinità e al sacro. Stile Lo stile È meno ricercato e più semplice di quello usato nella stesura de "I miei viaggi" e dei "Componimenti scolastici".
Osservazioni In questo scritto, personale e immediato, Giuseppina Operti si rivela un'adolescente intelligente, ricca di sensibilità e di fine umorismo. Frequenta l'Istituto "Margherita di Savoia" tenuto dalle Suore Domenicane. L'ambiente scolastico le è pienamente confacente, anzi confida di trovarsi a suo agio soltanto a scuola: "Riprenderò la mia vita di scuola per me così cara e svariata" (17 Aprile 1887; p 13). Il diario giornaliero del periodo scolastico infatti è quanto mai vivace e interessante. Dotata di un cuore grande e sensibile, è capace di forti amicizie che, talvolta non corrisposte, la fanno soffrire. Così avviene per Fina, una compagna di scuola piuttosto vivace e sbarazzina. Le pagine 23-25 sono lo sfogo di un cuore che, pur amando molto, si vede incorrisposto e preferito ad altre. Adelina è un'altra carissima e fedele amica, alla quale Giuseppina consegna il diario perché lo legga e le dia consigli. Così le scrive: "Non avertela a male, Adelina mia, se io dico di amare, e di amare e di amare tanto la mia Fina. Tu, tu sola hai la parte intiera del mio cuore" (30 Aprile 87; p 24). E le rivela il motivo di quell'affetto: il dolore che la accomuna a Fina (entrambe hanno perduto due persone care) e il desiderio di confortarla e di esserle di aiuto. Adelina è degna amica di Giuseppina e comprende: "Grazie infinitamente della tua amicizia santa... Tutti i giorni io ti conosco più buona, più generosa, più nobile... Fina ha bisogno di un'amica come te... Tu hai cuore per tutti, specie per gli afflitti" (pp 25-26). Adelina non poteva definire meglio l'amica.
Nel diario emerge, discreta ma interessante, la figura di Don Fileppo, suo direttore spirituale e direttore del Terz'Ordine Carmelitano eretto nella chiesa di S. Cristina in Torino (Don Maurizio Fileppo nato a Vigone (To) il 17 Aprile 1855 - morto a Cavoretto (To) il 9 Ottobre 1923). E' una presenza amica e paterna accanto alla signora Adele Sinaglia, madre di Giuseppina, e alla stessa ragazzina, orfana di babbo da appena un anno. Il sacerdote partecipa alle numerose gite e pellegrinaggi che vengono organizzati dal gruppo di signore e signori piemontesi, forse parrocchiani della chiesa di S. Barbara in cui Don Fileppo è viceparroco. Fu proprio durante un pellegrinaggio al Santuario di Oropa che Giuseppina conobbe l'esistenza del Terz'Ordine Carmelitano a cui venne ammessa in seguito, il 17 Giugno 1887.
Il 21 Gennaio 1889 Giuseppina diciassettenne, confida al fedele diario di aver trasformato la sua famiglia in una piccola comunità religiosa dal nome significativo di "Unione di Santo Amore" (pp 168; 176-177) Al 6 febbraio 1889 troviamo un'annotazione interessante: "Oggi alla passeggiata incontrai il Cardinale Alimonda e Don Rua il successore di Don Bosco..." (p 183).
Il diario termina l'8 Aprile 1889, dopo averci aperto uno spiraglio rivelatore sulla vita dell'adolescente Giuseppina Operti, intessuta di desideri di bene, di amore per tutto ciò che è grande e bello, di bontà delicata e premurosa verso tutti. In questo terreno, arato ripetutamente dal dolore, il Seminatore divino getterà la sua semente, destinata a dare frutto e a rendere il cento per uno. (Mc. 4,8).
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DIARIO GIOVANILE
Anni 1887 – 1889
Giovedì - 31 Marzo 1887
[p 3]* Dopo tanti giorni di assenza oggi finalmente il Signor Professore di Storia antica ritornò. Andando a scuola lo trovai nell'atrio, corsi ad aprirgli la porta; volevo parlargli, chiedergli notizie di sua salute, ma non osai. All'una entrò in classe: era stanco e camminava adagio, si assise in cattedra, ma non poté parlare, fece leggere e mentre si leggeva soffriva e soffriva molto; io penavo per lui: il più piccolo rumore, la voce stessa di colei che leggeva avrei voluto che cessasse; mi parea gli facesse male. All'una e mezza non ci reggeva più, andò a casa e la Signora Direttrice finì la lezione. - Oggi non ballai, mancava Adelina, temevo fosse ammalata ed ero triste. _____________
Lunedì - 4 Aprile 1887
Stamattina ritrovai il Professore di Storia su per la scala; facendomi animo, gli dimandai notizie di sua salute e con piacere udii che da due giorni andava migliorando. [p 4] In classe si diportò come al solito: interrogò, fece leggere, spiegò, parlò insomma tutta la lezione senza stancarsi molto. Alle quattro era ancora a scuola. A volte mi domando: perché a questo professore porto più affetto che non agli altri? Perché l'ho veduto soffrire: il dolore affratella i cuori. ____________
Martedì - 5 Aprile 1887
Alla lezione di Italiano, la Signora Trinchero mi consigliò un libro: "Educazione morale della donna italiana" della Ferrucci; domani forse lo comprerò. Alla lezione di disegno ricevetti, direi quasi, un segno di stima dal Signor Professore. Avendo Egli il registro aperto, per delicatezza, mi fermai sui gradini della cattedra; il Signor Professore mi fece sedere lo stesso vicino a lui, lasciandomi guardare i punti a mio agio. Stassera all'Aritmetica provai una dolorosa sensazione: una mia compagna fu sorpresa a scrivere sciocchezze, [p 5] per cui toccò una punizione, meritata sì, ma severa. Tremai per lei e una lagrima mi tremolò sulle ciglia. _____________
Mercoledì - 6 Aprile 1887
E' vacanza, piove e debbo starmene rinchiusa in casa. Per me, avvezza alle care e svariate occupazioni della scuola, oggi è lungo, lungo. - Per fortuna è Mercoledì Santo, in chiesa vi sono gli uffizi, questi varranno a svagarmi e farmi passare il tempo. Ho comprato l'Educazione morale della donna italiana. Al subito vedere questo libro provai una certa antipatia per esso, tagliai i fogli, lessi una linea in qua, una linea in là , che mi diedero un alto concetto dell'autrice. Lo feci visitare dal mio Confessore, che, trovatolo morale, me ne permise la lettura.
_____________Giovedì - 7 Aprile 1887
[p 6] Son contenta del mio libro. Ho letto il primo punto "effetti salutari del Cristianesimo sulla condizione della donna. Confronto della donna Gentile e della donna Cristiana. Beni recati da questa alla società e alla famiglia". Mi piacque assai; mi rivelò una donna di sentimenti elevati e di bello ingegno. Sono andata a visitare i Santi Sepolcri: pioveva, il tempo mesto pareva unirsi anch'egli al dolore della Chiesa. Nei sacri templi le croci e i quadri coperti di funereii drappi, i candelieri rovesciati, i tabernacoli aperti e vuoti, gli altari spogliati delle loro paramenta, tutto infondeva mestizia nell'animo e invitava alla preghiera. Alle otto la pioggia avendo cessato di cadere andai a fare due giri e vidi la luna che navigando il firmamento reclamava i suoi diritti sulla luce elettrica.
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Venerdì - 8 Aprile 1887
[p 7] Alle sette andai a S. Barbara a sentire la Passione dal M. R. Don Andrea Maggia. Mi piacque tanto: non fu il solito racconto della Passione e Morte di Nostro Signore che a forza di sentirlo e di averlo studiato si sa a memoria; no, citò i fatti principali a cui fece seguire opportune riflessioni, che senza mai sviare il pensiero da Gesù sofferente mi tennero commossa tutto il tempo della predica. Rimasi alla Messa solenne che finì verso le ore undici. Dopo pranzo andai ai Santi Martiri: mi piacque abbastanza e per me, che ci andai verso le due e mezzo, fin troppo presto. Del resto Monsignor Omodei Zorini non mi piace molto: ha voce rauca e forzata; precipita ancora il discorso per cui, di lontano, resta difficile il capire. Mi recai agli uffizi e poi alle sei e mezzo alla Via Crucis solenne. Mi trovai più volte presso una signorina che è tutta la mia simpatia. Alza gli occhi [p 8] in maniera proprio angelica, dev'essere un angelo di bontà; si chiama Lavinia, viene da Albenga, ha press'a poco vent'anni, è orfana di padre e di madre; quale disgrazia! Questa sera la signorina Astesana Cesarina venne a me e mi diede dodici novene della Madonna di Pompei da distribuire. Le ho già distribuite, ritenendone però una per me, l'altra per la mamma. _____________
Sabato - 9 Aprile 1887
Andai alla messa del Gloria; mi trovai vicino alla Signorina Lavinia ed alla Signorina Astesana, con loro lessi in latino le profezie cantate dai preti ed ero felice. Dovevo recarmi a Marene, ma non ne avevo voglia più che ai preparativi del viaggio il mio pensiero era alle funzioni di Chiesa. Venne il momento della partenza: cosa strana! Io, che un mese prima soltanto, desideravo tanto la campagna, ora, non so perché, provavo per essa una certa ripugnanza e ci andavo a malincuore. [p 9] Feci buon viaggio accompagnato però da due giovani che, quant'era lunga la strada, ci divertirono con ragionamenti politici. Giunsi a Marene e di subito andai a cogliere le viole nel mio giardino ed a ispezionare, secondo il mio uso, tutta la casa. _____________
Marene - Domenica - 10 Aprile - 87
E' Pasqua! qual giorno solenne! Abbiamo sofferto con Gesù e con Maria nella quaresima, nella Settimana Santa, ora godiamo con Gesù nostro conforto, con Maria nostra speranza, godiamo del loro gaudio per aver vinto, in questo giorno, il demonio. Andai in chiesa che echeggiava di suoni giulivi e ritornata a casa andai a pranzo dalla Madrina. Il dopo pranzo fui allegrata dalla visita dello zio Alberto e della zia Antonietta che da tre anni non avevo veduti; andammo a passeggio insieme: seppi che la [p 10] cuginetta Laura da quindici giorni era con loro a Cuneo e che fra pochi giorni ripartirebbe con loro. Il padrino e la madrina ciechi di amore per lei, vedono in ogni atto, in ogni parola di Lauretta un miracolo, non si curano di dire in sua presenza che è bella, che è buona, ed io temo pur troppo, che questa bambina che è buona davvero, dalle troppe carezze ed elogi della madrina, venga guastata. _____________
Marene - Lunedì - 11 Aprile 1887
E' gran festa. Di buon mattino si rizzano dieci archi trionfali per il paese e si preparano i fuochi di artificio sulla gran piazza. Vidi la zia Antonietta con la bambina. Lauretta era triste e piangeva. Dimandata del perché, rispose "Padrino è andato a Cuneo, perché non è restato con me?" A pacificarla convenne prometterle che, in sulla sera, lo zio sarebbe ritornato. [p 11] Alle nove arriva la musica da Savigliano, percorre il paese suonando e va in Chiesa per la messa solenne. Nelle ore del dopo pranzo la gente si preparava per la processione; tutti si radunavano sulla piazza Carignano, centro dei divertimenti ed io, non so perché, fuggii, andai con la mamma in campagna, per vie solitarie, andai a cogliere le viole mammole nascoste sotto il verde fogliame. Mi meraviglio da me; ma è così: mentre tutti sono allegri, animati per le feste straordinarie che si fanno a Marene, io non partecipo alla gioia comune. Per la strada incontrai parecchie bambine vestite da angeli; alcune di esse avevano le braccia scoperte. Povere bambine, faceva tanto freddo, io le avrei prese per mano, le avrei ricondotte in casa, tanto mi facevano compassione temendo si prendessero del male! Mi ritirai in casa e scrissi ad Adelina; le dissi che mi era passata pel capo l'idea di fare il giornaletto e che io l'avevo accolta, la consigliai, col permesso della sua Signora Madre, a farlo anch'essa, riempii [p 12] quattro pagine senza accorgermi di aver scritta una linea. Alle quattro e mezzo la processione passò. Le bambine erano ben vestite, i bambini vestiti da piccoli chierici cantarono davanti a noi come pure le fanciulle della compagnia di Maria e i giovani della compagnia di Santa Croce. Fu una processione bella quale da sette anni non si è più veduta. Ma il meglio fu stassera. La musica suonò sotto alle nostre finestre; gli archi trionfali furono illuminati, in piazza si fecero i fuochi artificiali che finirono la giornata. L'ultimo specialmente fu bellissimo. Da principio parve una fontana di fuoco che si cambiò poi in un quadro risplendente colla immagine del Cristo risorto. _____________
Marene - Domenica - 17. Aprile 87
Stamattina da Maddalena, che alle sei mi venne a svegliare, seppi che nevicava. Neve? Neve, proprio [p 13] neve, neve alta quattro dita ai 17 di Aprile! neve che scendeva a grandi fiocchi che parevano giocare a quale scendeva più in fretta. Alle nove e mezza andai a salutare lo zio Benedetto, il quale, quando presi licenza, ebbe un nodo di convulsione alla gola che gli troncò la parola, pianse; io mi commossi e partii cogli occhi pieni di lagrime. Sono giunta felicemente a Torino; ho passeggiato tutta la sera ed ora vado a dormire col dolce pensiero: domani andrò di nuovo a scuola, rivedrò finalmente le mie compagne, buone sempre inverso di me, riabbraccierò Adelina la sorella del mio cuore; rivedrò le mie Maestre dilette, che si prendono tanta cura della mia educazione; mi rimetterò con più lena allo studio per ricuperare il tempo perduto, ricomincierò la mia vita di scuola per me così cara e svariata. _____________
Torino - Giovedì - 21 Aprile - 87
[p 14] Andai a scuola colla speranza di bearmi nella recita dell'Adelchi che da tanto tempo ci avevano promesso. Delusione amara! Mancavano alcune attrici e la recita venne differita. Alla lezione di Lingua Italiana sono stata interrogata nella poesia "La Ginestra" del Leopardi; l'ho saputa poco, che cosa farci? Se fosse due mesi fa solamente avrei pianto, oggi non più. Piangere per che cosa? Io ho coscienza di averla studiata e anche posso dire che la sapeva; se ho adunque coscienza di aver fatto il mio dovere non vado più in là. Resta poi ancora la consolazione dei dannati: eravamo tutte nello stesso caso, nessuna, al par di me, la sapeva. Alla lezione successe un fatto alquanto spiacevole. Erminia aveva detto, la lezione scorsa, che il professore era ingiusto ed ora, volendo sostenere la sua parola, disse che credeva fosse proprio così e che il professore distribuisse i dieci a chi più le aggradiva. Il professore De-Magistris la prese in parola [p 15] e prima della fine del bimestre, con tutta ragione, vuole sapere il nome delle da lui preferite. Povera Erminia, ti sei messa in un bel impiccio! Perché non acconsentire subito, quando il professore, troppo buono, ti diceva esserti questo sfuggito di bocca? Alla lezione di ballo, il Prof. Occella venne ad assistere colla Signora Moretti. Tutta tranquilla ero seduta su una panca, quando vedo una bambina, contrafatta nel volto, uscire dalla sala di disegno e dire alcune parole all'orecchio dell'assistente. E subito dopo la Signora Moretti, fatta di subito rossa in viso, correre di là seguita dal prof. Occella. Che cos'era avvenuto? Charbonnier era svenuta cadendo nelle braccia di Valle. Noi, povere bambine, fummo rimandate in classe e mentre escivamo vedemmo il Signor Conte, poveretto! anch'egli spaventato, che passando ci guardava, ci guardava, dicendo: "aria, aria, aria". Poco dopo Charbonnier rinvenne e andò in direzione accompagnata da tutti gli insegnanti che le fecero corona fino alle quattro. [p 16] Alla lezione di Fisica mi posi nel primo banco vicino a Niny per vedere l'esperimento della macchina pneumatica che tolse l'aria da una piccola campana. Grado, grado che l'aria usciva la pergamena, che era tesa sopra, cedeva finché per la troppa tensione scoppiò con grande colpo che ci fece trasalire. La Mamma, venne a prendermi; per la qual cosa le campane tutte dovrebbero suonare a festa essendo un vero miracolo. Questa giornata che doveva incominciare con una commedia, non ha ella finito per essere, ella stessa, una tragedia? _____________
Torino. Venerdì - 22 Aprile - 87
E' il giorno delle novità! Adelina ha perduta la Geografia, per cui non poté studiare la lezione, sui banchi della scuola si è trovata una Storia e Maria ha perduta una carta del suo Atlante. La Signora Trinchero restituendomi il sunto del Bel Paese mi disse che era [p 17] ben fatto e che mi avrebbe voluta dare dieci ma che invece mi dava nove e mezzo riservando il dieci per un'altra volta. Bella novità anche questa: perché non darmelo subito? Dopo la lezione di Geografia, in cui fui interrogata cambiai con Adelina posto perché la finestra era aperta. Venne la Signora Direttrice la fece chiudere, per novità, e ritornare noi al nostro posto. Escita la Signora Direttrice entrò la Signora Moretti che, per novità, fece di nuovo spalancare le finestre e ricambiare noi di posto. E' il giorno delle novità! alla lezione di Francese, Ida recitò una lunga lezione di diligenza e la Signora Direttrice assistette. Il professore chiamò Ducco alla cattedra per farle scrivere i voti sul registro, che novità! e la Signora Direttrice invece li volle scrivere lei. E' il giorno delle novità: nel Poerio si trovò una frase sbagliata di concetto. Sentite: "Che importa se la speranza ci illuda purché ci conduca in fine di vita per sentieri di fiori" E sono queste frasi da mettere in libri di lettura da darsi in mano di fanciulle? [p 18] E' il giorno delle novità! in tempo di ricreazione; alle due, ricevetti una lettera da Niny Malagrida, le risposi e alla lezione di lavori femminili mangiai la merenda che non avevo potuta mangiare in ricreazione. E' il giorno delle novità: il professor Fabro era allegro molto, spiegò poco, e parlò, invece, molto intorno a certi animaletti che producono malattie cutanee. - E' il giorno delle novità : andando a casa, vidi il Prof. De-Magistris con sua moglie e il figliuoletto suo, andai a vedere Fina Simonis che trovai ancora in letto ma molto meglio, andai da Niny che era allegra e stava benissimo. Ritornata a casa vidi la portinaia di casa mia, con un lavoro in mano, ciò che non avevo mai visto per lo innanzi. Sarà il giorno delle novità anche per lei!
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Stamattina andata a Santa Barbara, alla messa parrocchiale vidi Fina. [p 19] Non potrei dire ciò che ho provato in cuore a tal vista. Ella era dunque guarita! Il mio primo moto fu uno slancio di riconoscenza al Signore che aveva così presto esaudite le mie preghiere. Fina è una cara bambina, allegra, di ottimo cuore, compiacente, vivace, ma di una vivacità che avrebbe bisogno di un piccolo freno, poiché qualche volta intromettendosi fra lei e il suo dovere, vince. Oggi seppi da una lettera che la cuginetta Laura era ripartita con la zia Antonietta. Ah! che temo. Poiché gli zii troppo teneri, sono presti a soddisfare subito tutti i suoi piccoli desideri; mi pare che stando sotto la guida del padre suo, benché di solo ventisei anni non ancora compiuti, si conserverebbe sicura di tanti piccoli capricci, proprii dell'età sua. Domani vado a scuola, è giorno d'esame. Mio Dio! assistetemi ed aiutatemi.
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Torino - Lunedì - 25 Aprile - 87
[p 20] Per tema d'esame abbiamo avuto "i nonni". E' bello, ma per me che posso dire quasi non averli conosciuti fu alquanto difficile. Ricevuto appena il tema mi raccomandai a quel Dio che tenevo chiuso in cuore e lo pregai ad assistermi e ad illuminare la mia mente. Mio Dio, ti ringrazio! Il mio esame non fu splendido, no, ma, spero non sia stato di molto inferiore alle altre composizioni. Mio Dio, ti ringrazio! continua ad assistermi sempre in ogni opera mia e specialmente domani all'esame di francese.
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Torino - Martedì - 26 Aprile - 87
Faccio il lavoro d'esame di francese, Rabajoli me lo [p 21] corresse gentilmente ed ora lo metto in bella copia. La Signora Trinchero ci assiste leggendo le composizioni di jeri d'esame. Lesse la mia e mentre leggeva la quarta pagina rideva e rise finché la composizione fu finita, facendo sempre col capo segno di sì. Ho finito l'esame di Francese, consegno la pagina ed alle tre andiamo alla lezione di disegno. Andando a casa passai da Adelina con Niny e Fina. _____________
Torino - Giovedì - 28 Aprile 87
Alla Lezione di Storia fui interrogata e risposi per domande. Erminia disse al professore il nome delle allieve da lui preferite: parlò solo di Proglio e il Professore non fu soddisfatto, per cui disse che aspettava ancora d'altro. Da tanto tempo avevo un'idea che mi passava e ripassava [p 22] pel capo; ora finalmente la potrò effettuare. Un bell'altarino per la Madonna nella mia camera era il mio sogno! Ora sto aspettando il disegno per farlo subito fare e averlo pronto nel Mese di Maggio dedicato alla Regina del Cielo.
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Torino - Venerdì - 29 Aprile - 87
Sono stata interrogata di Storia Naturale, il Professore spiegò nulla per lezione e parlò sempre delle uova e delle galline. Nel terzo bimestre ho dieci di Geografia, lo disse la Sig.ra Maestra. Il mio sogno è per metà eseguito! Tengo il disegno dell'altare, domani commetto il lavoro, e in poco tempo avrò la gioia di vederlo eretto.
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Torino - Sabato 30 Aprile 87
[p 23] Giovedì Fina mi disse: Un altr'anno non vengo più a scuola, rimani tu pure in casa e abbellami la vita così. Oh! Fina mia! se io il potessi che cosa non farei per te? Fina! tu non puoi leggere nel mio cuore, non sai quanto ti amo! Ti amo di un amore che non avrei mai potuto immaginare di nutrire per te! Non ho mai creduto di poterti amare tanto! Fina, mi ami tu? Se tu sapesti come soffro, come vorrei esserti vicina quando disturbi le lezioni, quando tocchi qualche sgridata! Se tu sapessi come le tante volte le lagrime mi spuntano negli occhi, quando ti vedo piangere od essere triste, lagrime che io mi affretto a celare, non so perché. Se tu sapesti quanto soffrii Lunedì, nel giorno di esame, quando eri triste, con quanto affetto nella ricreazione, non ti strinsi al mio seno e stetti teco abbracciata! [p 24] Oh! perché, perché non m'è dato essere amica tua? perché, perché, amica mia, non studii e non mi fai felice? perché, colla forza della volontà, non reprimi un poco la tua troppa vivacità? Se potessi leggere addentro nel tuo cuore, se potessi scorgervi un bricciolo d'amore, di confidenza per me! Ma no, non oso sperarlo, il tuo cuore è tutto, tutto di Niny. Oh! Fina, quanto ti amo! Adelina mia che leggerai queste pagine, non avertela a male se io dico di amare e di amare e di amare tanto la mia Fina. Tu, tu sola hai la parte intiera del mio cuore, tu hai diritto al mio amore, perché tu mi ami, perché tu studii, perché tu sei l'amica mia diletta! Non accusarmi di poco affetto verso di te, se io dico di amare tanto un'altra! Nutro per essa simpatia e simpatia vera tanta, la quale viene forse dalla nostra comune sventura, da quel dolore comune che affratella tanto i cuori! [p 25] Le nostre sorti sono compagne: ella fu orba del padre, io lo fui, ella perdette una giovane sorella, io un fratello di 19 anni! Adelina, lascia adunque che io l'ami, lascia che io la consoli quando è afflitta, che la sproni allo studio, che l'aiuti a studiare. E tu sta certa che l'amore mio non diminuirà per te, che questo amore è forte e incrollabile, che non si estinguerà nell'amore per Fina, ma che anzi, in essa si perfezionerà e durerà fino alla morte. _____________
(Adelina, una cara amica di Giuseppina, ha letto il Diario e lo restituisce accompagnandolo con la seguente letterina)
Carissima Pina,
Grazie infinitamente della tua amicizia santa, vera: grazie della tua confidenza verso di me. Tutti i giorni io ti conosco più buona, più generosa, più nobile, e più ancora ti conobbi leggendo le tre ultime pagine del tuo giornale. Tu ami tanto Fina. Sì amala con tutto il cuore, essa è [p 26] buona benché tanto vivace, essa ha bisogno di un'amica come te che la sproni al bene, che la consoli, perché anch'essa, pur troppo, ha provato che cosa sia soffrire. Tu sei buona, tu hai cuore per tutti, specie per gli afflitti, ed io ringrazio il Signore di avermi data un'amica sì cara a Lui. Ti ho scritto quello che il cuore mi dettava. Addio, Pina, ti ringrazio della tua affezione, e sii sicura che la tua Adelina te la ricambia di tutto cuore.
Tua affez.ma amica Adelina O. _____________
Torino - Giovedì - 5 Maggio
Sono contenta, Adelina hai approvato il mio affetto per Fina, ed io te ne ringrazio. Oggi abbiamo saputi i nostri voti di esame. Dio mio, ti ringrazio! E' andato bene, ho avuto 9 e sono stata una delle prime. Dio mio, ti ringrazio, Tu mi hai assistita ed aiutata! [p 27] Oggi sono contenta. Il mio voto è per metà esaudito! L'altare è quasi, anzi compiuto, i candellieri sono comperati, ne ho 12, ho già incominciato il tappeto di maglia a color celeste; appena l'avrò finito, lo metterò apposto. _____________
Torino - Venerdì - 6 Maggio
Oggi è giorno di festa. La tragedia "l'Adelchi" tanto da noi aspettata, si rappresenta oggi finalmente. La nostra sala di ricreazione fu trasformata in un teatro, piccolo se volete, ma capace di tutti gli spettatori. Due cattedre riunite insieme supplivano il palco scenico; e molte sedie da una parte e dall'altra la platea e le loggie. Tutto andò benissimo: mi piacquero le attrici e specialmente l'Adelchi e Carlomagno rappresentato da Ferrante che faceva molto bene la parte sua. Alle 3½ era di già finita; non avemmo però le lezioni, [p 28] ci fecero ballare fino alle cinque. Io non feci un giro. Adelina ed io andammo nella sala di disegno, radunammo le sedie, le quali coi banchi che erano altrettante tombe di grandi genii e colla cattedra che era la fortezza, costituivano il regno di Adelina. A quando, a quando, alcune attrici entravano nella sala e noi le guardavamo per traverso essendo esse i Franchi che scendevano a devastare il regno dei Longobardi. _____________
Chieri - Domenica - 8 Maggio
Giorno felice e memorabile! Spunta l'aurora degli 8 di Maggio, giorno in cui la Regina del Santo Rosario prende possesso del nuovo bellissimo trono erettole in Valle di Pompei, ed io, per onorarla in qualche maniera, partii alle 8,10 in [p 29] pellegrinaggio per Chieri col M. R. Don Fileppo. Giunti alla stazione incontrammo la Signora Fava che fece il viaggio con noi, e con noi venne in San Domenico dove in una bella cappella si venera la Regina del S. Rosario di Valle di Pompei. Un posto era riservato ai 200 e più pellegrinanti che prostrati a' piedi della S.S. Vergine, risplendente di luce nell'altare coronato di rose, facevano uno spettacolo dolce e commuovente insieme. Alla messa solenne vidi per la prima volta, il rito dei padri domenicani. Al Vangelo salì in pergamo il M. R. Padre Rossi priore di S. Domenico ed a mezzogiorno preciso si recitò la supplica alla potente Regina del S. Rosario. Con tutto il Comitato andammo dalle Orfanelle per la refezione. Eravamo 75 a tavola. Io ero presso la Mamma e la Contessa di Benevello a cui rivolsi qualche volta la parola. Alla frutta le Orfanelle ci rapirono due volte col loro [p 30] dolce canto e in fin di pranzo uno dei tre direttori del pellegrinaggio (Bossatis, Fileppo e Fresia) il teologo Fresia si alzò per parlare. La voce gli tremava e ad un punto, rammentando la grazia ricevuta dalla Regina di Pompei nella persona della sua stessa nipote, signorina Cesarina Astesana, non poté trattenere le lagrime che gli facevano nodo alla gola; rimase commosso e muto per un momento; poi continuò e finì il suo discorso. Dopo di lui Don Fileppo, a cui io ero vicina per essere la Mamma del Comitato promotore del pellegrinaggio, Don Fileppo che ci aveva assicurato che non avrebbe parlato, si alzò lui pure e disse brevi parole, ma parole piene di amore verso Maria S.S.; parole sgorgate dal suo cuore tenero ed affettuoso. Parlavano parimente Don Scala, Don Bossatis e un prete, di cui non ricordo il nome, che fece un brindisi in poesia. E finito tutto, dopo aver salutato il Padre Rossi e la [p 31] Madre Superiora delle Orfanelle, ci alzammo e con Don Fileppo, la signora Fava, la Contessa di Benevello andammo a visitare il Duomo di stile gotico, antichissimo ma ristorato nell'interno e salimmo al convento della Pace. Entrate in un cortiletto ammirammo le vedute di Roma appese al muro tutto all'ingiro e poi entrammo in una stanza dove un Monsignor Vescovo, stato due volte come missionario a Gerusalemme, spiegava alla contessa di Benevello, al figlio suo ed a alcuni amici suoi i luoghi di Terra Santa che egli aveva riprodotti in miniatura. Ad ogni frase del vecchio un giovane in sui vent'anni, trasportato dal suo entusiasmo esclamava: "Che bellezza! che meraviglia! possiamo continuare il nostro pellegrinaggio fino a Gerusalemme! che bellezza!" E questo giovane così allegro, così chiassoso deve essere buono in fondo al cuore. Bisogna vederlo in chiesa! con quanto rispetto entrava e come stava raccolto [p 32] con gli occhi a terra! Ritornammo in chiesa per i vespri ed alle 5,40 in fretta in fretta muovemmo alla stazione poiché il treno partiva alle 5,53. Giungemmo in tempo e partimmo. Oggi seppi una cosa che mi fece alquanto pena. Una bambina amica della Fava mi disse che Leva Rina era morta quest'inverno in otto giorni. Povera Rina. Tu che quando frequentavo l'istituto Fecia, mi volevi tanto bene, tu che sebbene molto più giovane, eri sempre con me, tu che ti addoloravi tanto di essere in collegio, lontana dalla tua Mamma che chiamavi sempre: di giorno e di notte; tu sei volata al Cielo e di là mi guardi e mi ami ancora: oh! prega per me!. Sono le 7 ore; giunta appena da Chieri domattina parto per l'Oropa. Oh gioia! contentezza! felicità. _____________
Oropa - Lunedì - 9 Maggio
[p 33] Partita da Torino con Don Fileppo alle 9,23 giunsi a Biella alle 12. Andammo all'albergo della Testa grigia dove ci trovammo molto bene. Dopo pranzo andai dall'avvocato Bella per prendere una raccomandazione da presentare al Colonnello Goria direttore dell'Ospizio d'Oropa. Il com. Bella era a Torino, l'avvocato suo rappresentante non era ancora venuto all'ufficio e in aspettativa di lui, mezz'ora circa, avemmo occasione di conoscere vita e miracoli di una governante. Vedendo finalmente che l'avvocato non veniva, andammo a visitare il Duomo, dipinto a guglie tutte terminanti in punta come quelle del Duomo di Milano e poscia ritornammo dall'avvocato che ci diede un biglietto di visita colla scritta "le raccomando amici". Partimmo per l'Oropa in un landeaux a due bellissimi cavalli che ci trasportarono veloci sulla china di una [p 34] superba montagna. Oh spettacolo sublime! Ad ogni passo si apriva dinanzi a noi nuovi orizzonti; la montagna ricca di lussureggiante vegetazione accanto alla montagna coperta di roccie nude attraverso le quali precipita rumoreggiante lo spumante torrente, facendo tratto a tratto cascate che mi rapiscono o per la copiosità delle acque, o per gli spruzzi che, battendo nelle roccie, manda lontano, fino sulla strada a rinfrescare lo stanco viaggiatore. Dopo 2 ore e mezza di vettura alle 6 giungemmo all'Oropa e fummo condotti in due belle camere spaziose e palchettate. Stassera non ho ancora potuta vedere scoperta la Madonna d'Oropa, spero di essere domani più fortunata. _____________
Oropa - Martedì - 10 Maggio
Oh si! la vidi la Madonna d'Oropa. [p 35] Mi comunicai al suo altare, cantai quelle belle litanie e la pregai per me, per la Mamma, per i parenti, per gli amici, per Adelina, per Fina, per Niny, per i miei superiori, per tutti!. Sono stata a visitare alcune cappelle; non sono brutte; ma quelle di Varallo e di Orta sono migliori. Vengo ora da una passeggiata bellissima; ho visitato il Cimitero, avrò passeggiato più di un'ora, per giungere alla cappella di San Giuseppe, salendo così insensibilmente da non accorgermi di salire. Bella passeggiata! Dimani la voglio rinnovare. _____________
Oropa - Mercoledì - 11 Maggio
Stamane andammo verso il monte Mucrone; la salita è bella ma è troppo erta; visitai alcune cappelle fra cui quella che racchiude il masso sotto il quale fu trovata la Madonna d'Oropa scolpita da S. Luca. Passeggiando, il sempre gentilissimo, Don Fileppo ci [p 36] lesse un lungo tratto delle "Confessione di un ex-libero pensatore" fatte da lui medesimo: Leo Tasil". Un giovane di 15 anni! Par egli vero che dopo una pietà così vera, così santa dimostrata nella sua prima comunione, abbia potuto fare tanti sacrilegi e commettere tanti delitti! Povero padre! povera madre! Rifeci la passeggiata di ieri, andando però fino al termine della strada. _____________
Oropa - Giovedì - 12 Maggio
Ritornati da una passeggiata allo stabilimento idroterapico d'Oropa, a tavola, la mamma, così di volo disse: "Potremo, giacché c'è tempo, continuare il viaggio fino a Milano; stanotte mi è venuta quest'idea". Bell'idea! Don Fileppo l'accolse con piacere ma disse però : - "Potremo essere a casa sabbato sera; che io Domenica bisogna mi trovi a Torino." - - "Se di questa sera si può giungere a Milano, sì; di [p 37] un giorno e mezzo ne abbiamo a sufficienza per visitarlo e così Sabbato sera, Lei potrà trovarsi alla sua Santa Barbara." - - "Bene, vediamo l'orario" - Guardammo l'orario; alle 7,05 partiva da Biella un treno giungendo a Milano alle undici di sera. Andava benissimo, c'era tempo e noi chiedemmo al cameriere: - "Si potrebbe avere subito una vettura per Biella?" - "Subito no. bisogna telegrafare a Biella che la mandino su, e prima delle cinque non potranno partire" E' troppo tardi, quante ore ci vanno per calare a piedi?" - - "Due ore e mezzo o tre ore andando adagio" - - Bene allora scenderemo a piedi; cercateci una donna che ci porti il bagaglio e fate che alle due precise sia pronta" - Così tutte le difficoltà erano appianate, il difficile [p 38] era sbrigare tutto prima delle due; mancava solo più un quarto d'ora all'una e noi si aveva ancora da preparare il bagaglio, spedirlo, pagare le camere, o almeno il servizio di esse al guardiano dell'Ospizio; andare a vedere il tesoro della Madonna d'Oropa; comprare alcuni ricordi e partire. Coll'aiuto di Dio terminammo tutto. Per me comprai un anellino d'oro colla effigie della Madonna d'Oropa. Partimmo. Il sole stava mezzo nascosto nelle nubi agevolandoci così la discesa. Dapprincipio s'intavolò una discussione. Don Fileppo voleva che il mare di Genova visto dalla cupola di Santa Maria in Carignano presentasse meglio che il mare di Napoli visto dalla spiaggia; ed io sostenevo affatto il contrario. Alle cinque stanchi e spossati giungemmo finalmente all'albergo della Testa grigia a Biella. Ci riposammo un poco, mangiammo e partimmo. [p 39] Nella passeggiata del mattino Don Fileppo ci aveva parlato di una nuova compagnia: il terz'ordine Carmelitano. La sera pranzando a Biella mi disse che quest'ordine aveva delle regole alquanto severe; che in quest'ordine erano ascritti coloro che non potendo farsi frate o monaca desideravano cionondimeno fare vita religiosa. Disse che in questa compagnia avrebbe ammessa la mamma e che io ero troppo giovane e gli obblighi tanti. Son troppo giovane! Ma l'età l'ho compiuta sebbene da poco. Non ne sarò degna; pazienza! aspetterò. Mi rassegnai ad aspettare, essendo l'obbedienza uno degli obblighi principali di quest'ordine; mi rassegnai, ma pure prego Dio, prego la S.S. Vergine a suggerire al direttore dell'anima mia ad ammettermi presto nel numero delle figlie da Lei predilette. Don Fileppo prese il nome di Padre Gabriello della S.S. Annunziata, la Mamma prenderà quello di Suor Teresa di Gesù [p 40] ed io, o Maria, se mi vorrai tua figlia, prenderò il tuo nome per servire sempre il tuo Gesù! e mi chiamerò Suor Maria di Gesù ! Giunsi all'albergo del Pazzo in Milano, via Torino angolo via delle Asole, ed ora vado a dormire che sono proprio stanca. _____________
Milano - Venerdì - 13 Maggio - 87
Stamattina, appena svegliata mi ritornò al pensiero il mio cruccio, mi alzai e domandai alla Mamma: Perché Don Fileppo non mi vuole ancora fra le Carmelitane? - Sei ancora troppo giovane; egli prima di ammetterti ti darà a leggere la regola e poi se vorrai... Sì, sì: oh! gioia! ma sì che voglio! le regole qualunque siano, le accetterò e poi guarderò di adempierle, coll'aiuto di Maria Santissima dolcissima nostra Madre. [p 41] Andai a visitare il Duomo: è magnifico, sembra un pizzo, ma a tutta prima non mi fece quell'effetto che mi ero figurata, credevo fosse più alto. Andai a visitare la Galleria Vittorio Emanuele, spaziosa, ma meno grande di quella della mia diletta Torino e a me pare meno ricca. Andammo a far colazione al caffè Biffi e quindi prendemmo una vettura per visitare il principale di Milano. Ci condusse dapprima in una chiesa detta Canonica di San Lorenzo; di fuori si vede ancora un antichissimo colonnato, oltrepassato il quale si entra in un cortile con in fondo la chiesa, antichissima anch'essa e secondo me, di poche bellezze. Dopo ci condusse alla chiesa di Santa Maria delle Grazie migliore della prima, con un bellissimo altare maggiore di marmo a diversi colori che presenta come un mosaico di Firenze; ed un bell'altare laterale in marmo bianco scolpito. Ci condusse all'arco della Pace, grandioso arco in [p 42] marmo bianco avente di sopra la biga tirata di 6 superbi cavalli in bronzo 3 volte maggiori del vero. Salimmo 108 gradini e andammo a vederli da vicino. Ai quattro lati od angoli si vedono ancora quattro cavalli parimente di bronzo. Andammo al Cimitero monumentale che vanta una bellissima chiesa e nel sacro recinto contiene tanti e tanti monumenti degni di ammirazione. Mi colpirono due; l'uno un gruppo di due giovanette e di un fanciullo morti tutti e tre nello stesso anno lasciando in terra i desolati genitori. L'altro un gruppo di due bambini: l'uno di circa quattro anni che prende per mano una bambina di sedici mesi e con l'altra le addita il Paradiso. Oggi dopo pranzo andai al giardino pubblico, ove vidi tanti cigni, fagiani pavoni e per sino due aquile. Andai a San Carlo, a San Celso, in Corso Vittorio Emanuele, in Via principe Umberto, in via Alessandro Manzoni, [p 43] andai a Sant'Ambrogio, dove pregai davanti al corpo dei tre martiri Ambrogio, Gervaso e Protaso esposti sull'altare dove riposano. Venendo a casa si mise a piovere e per conseguenza stassera potrò soltanto passeggiare sotto la galleria. _____________
Milano - Sabato - 14 Maggio - 87
La pioggia continua. Andai al Duomo lo visitammo e dopo salimmo sul Duomo per ammirare da vicino quel lavoro. E' veramente bello! Ma io trovo che vi sono molte statue inutili. In una delle guglie maggiori contai 41 statue e da sotto è molto se se ne vedono quattro o cinque. Mangiammo ed alle quattro ore partimmo per Torino. Per andare sul Duomo salii 495 gradini. Giunta nel treno dopo una mezz'ora circa guardo "e l'anello? Non c'è più". Guarda di qui guarda di là non ci venne fatto di trovarlo. Dovetti persuadermi d'averlo perduto alla stazione di Milano. [p 44] Giunsi a Torino alle 7½ mangiai ed andai a dormire. _____________
Torino - 15 Maggio - Domenica
Ero al mio tavolino e scrivevo. La Mamma disfava la valigia; ad un tratto mi chiama "l'anello!" L'anello? Sì il mio anello in fondo alla valigia. Prendendo qualche cosa l'avevo lasciato cadere. Come sono contenta! La Madonna adunque non vuole ancora fuggire da me. _____________
Torino - 17 Maggio - Martedì
Andai a scuola; la Signora Trinchero che mancava jeri, mancò oggi pure e la Signora Direttrice venne a farci la lezione di Geografia e invece della lezione di lingua venne la Signora Rocca a farci lezione di lavori femminili. [p 45] Andai a trovare Don Fileppo, gli parlai ancora di ciò che molto mi preoccupa e n'ebbi in risposta che vi abbisognava una conferenza a quattr'occhi fra me e lui. Partendo mi disse piano: "stà allegra, siamo quasi intesi" Sono contenta, sono felice! _____________
Torino - Lunedì - 23 Maggio
Alla lezione di Storia antica, il Professore chiamò chi voleva recitare. Io mi stavo ben zitta, perché non ero pienamente sicura di me stessa, quando da ogni parte si solleva il grido: Operti, Operti. Sentito questo il professore disse: Ben, Operti. Io mi alzai tremante e pregai Dio a volermi aiutare. E Dio mi aiutò! Seppi la lezione molto bene, per cui il Professore De-Magistris fu molto contento. Venne la lezione di Fisica. Io temevo ed avevo ragione di temere, perché mi mancava un [p 46] pezzo della spiegazione del barometro di Fortin che il prof. aveva fatta la lezione prima che io non c'era, la lezione del giorno la sapeva, ma non bastava, che cosa fare? E d'altronde il professore doveva interrogarmi essendo più di un mese che non avevo recitato. Mi raccomandai a Dio e fidente nella sua Divina protezione stetti ad aspettare. Le mie speranze non andarono deluse. Dio mio! ti ringrazio! non fui interrogata. _____________
Torino - Martedì - 24 Maggio
Fui interrogata di Geografia e la seppi. Oggi dovevano dare il bollettino ma lo daranno domani. _____________
Mercoledì 25 Maggio
Il Prof. Porporato non venne alla lezione di calligrafia. [p 47] All'una ci diedero i bollettini. Sono contenta dei voti. Il prof. di Storia Naturale m'interrogò del gorilla, dell'oranguoutang e di altre scimmie antropomorfe. Mi diede dieci. La Sig.ra Trinchero lesse al Sig.re Conte la mia composizione di Pietro Micca ed io fui premiata da un suo "brava!". __________
Giovedì - 26 Maggio
Sono le 6; vengo or ora da Pianezza ove mi sono recata a vedere il Santuario di S. Pancrazio. Fui molto contenta, poiché io ho una grande simpatia per questo giovane martire cui persino i tori ricusavano di dare a lui la corona del martirio. Volendo ricevere la benedizione di San Pancrazio e vedere un suo dito che nel Santuario conservasi, il M. R. Teologo Giordanino, ne richiese ad un frate novizio che ripuliva gli altari, questi fingeva non accorgersi [p 48] di nulla e senza né parlare, né fare alcun segno si lasciava più volte ripetere la medesima domanda, dal che capimmo che così richiedeva la loro regola. Un frate ci diede poi la benedizione e dopo aver comperata la Storia del Santuario e la vita di S. Pancrazio, ritornammo a Pianezza. Salimmo sul masso erratico dedicato al geologo Gastaldi, e dopo pranzo andammo alla villa Lascaris, campagna del Cardinale Alimonda, la quale, per essere soggiorno di un Arcivescovo trovai arredata ben semplicemente. La mamma prese il caffè all'albergo dell'Angelo, me gentilmente mi fu fatto presente di un bel mazzolino di fiori, poi risalimmo nel tranvia ed ora sono al tavolino, scrivendo ed ammirando la pioggia che vien giù più che allegramente. _____________
Lunedì - 6 Giugno
[p 49] Ho comperata una stupenda statua in biscuit del Cuore S.S. di Gesù. Mi piace tanto, tanto non posso passarle davanti, senza arrestarmi a guardarla; la prima mattina che l'ebbi, la tenni sempre in braccio, portandola dall'una camera all'altra. Ho finito il mio tappeto per l'altarino, ora incomincio il mese del Cuore di Gesù e lo metto per la festa. Ai 17 di Giugno, festa del S.S. Cuore di Gesù è il giorno fisso per entrare nel novero delle figlie di Maria S.S. madre nostra sotto il titolo dolcissimo di S.S. Vergine del Monte Carmelo. Oh! gioia! Ho tanto sospirato, ho tanto pregato! Ho pregato il buon Gesù ad esaudirmi ed il Suo Cuore dolcissimo compie i miei desiderii il giorno della sua festa! Ora che il mio voto è compiuto che altro mi resta che ringraziare Dio e la S. Vergine di avermi ottenuta una felice decisione a mio proposito e di pregarli ancora, [p 50] perché sostengano la mia vocazione e mi diano grazia ad adempire i doveri e gli obblighi che dal mio nuovo stato mi sono imposti? Sì, madre dolcissima, mantieni e ravviva questo pio desiderio nel mio cuore di servirti quale figlia fedele, fino alla morte, tieni lontana da me ogni occasione affinché io non mai violi i voti di castità e di obbedienza che fra pochi giorni pronunzierò ! _____________
Martedì - 7 Giugno
Ho molto da studiare, 35 pagine di Geografia che mi fanno andar pazza; ma non ne ho voglia, non so perché. Sarà forse il caldo, ma no, questa notte ha fatto temporale e stamattina fa piuttosto fresco; sarò già stanca; il mio capo è già ripieno di tante cose che non vuole più saperne di imparare altro. Bramerei tanto andare un poco a passeggio! o meglio, bramerei andare a Santa Chiara ove il padre Leonardi [p 51] fa il mese del Cuore di Gesù . Pazienza! Sarà forse Gesù che mi manda questa contrarietà, superiamola con coraggio e studiamo. Oggi l'esame di disegno; oh! noia! dover stare due ore sedute con questo caldo! Pazienza ancora se si potesse andar a passeggio alla mattina prima di scuola! ma no bisogna studiare, scrivere... in questi ultimi giorni che fa così caldo, dovrebbero mandarci a scuola ma non darci più lavoro! Non si può, pazienza: Sia fatta la tua Santa Volontà , o mio Dio! _____________
Sabato 11 Giugno
Oggi si prese una deliberazione molto importante: un altro anno forse non andrò più a scuola. In caso che ciò avvenisse, feci chiedere al Prof. Maglioli se sarebbe venuto a darmi lezione di Italiano, Storia e Francese; mi rispose che si. _____________
Giovedì - 16 Giugno
[p 52] Erano quattro mesi che il Sig.re Prof.re Mazzi non mi interrogava di Fisica. Oggi è stata l'ultima lezione di scuola, aveva da dare il voto del bimestre, chiamò tutti e di me si dimenticò ancora. Io allora che temevo dover prendere l'esame se non avevo il voto mi alzai e gli dissi: "Scusi, Signor Professore, l'altro bimestre non mi ha interrogata". "Bene, l'interrogherò " rispose. E mi interrogò di fatto. Seppi rispondere a tutte le questioni che mi fece ed ebbi 10 cosa rara ma purvero, poiché il Prof.re Mazzi, per quanto abbia saputa una lezione non è mai arrivato a darmi più di otto. Dimani, festa del Cuore S.S. di Gesù, sarò ammessa fra le consorelle del Carmelo: oh! gioia! _____________
Venerdì 17 Giugno
[p 53] E' la festa del Cuore S.S. di Gesù. Stamattina Mons. Bertagna, consacrò l'altare nuovo e bellissimo e celebrò ivi la prima messa. Dopo tutto, andai a trovare Don Fileppo temendo non fosse ammalato, perché non era comparso in funzione. Andai sopra, bussai alla sua porta. Era a letto: non aveva dormito tutta la notte e già la scorsa, non aveva dormito, aveva la palpitazione più forte, stava più male. Mi fece pena, tanto pena. Non sono di una natura espansiva, non so manifestare ciò che sento, stetti muta, non seppi dir nulla, ma il cuore sentiva, oh! come sentiva! Lo consigliai ad andare in montagna, ma vuole ancora aspettare. Ha tanta fede, tanta confidenza in Dio, che benché stamattina si sentisse più male del consueto, pure aveva speranza [p 54]di stare molto meglio domani! Oh sublime rassegnazione e confidenza cristiana! Beato chi vi possiede! Stassera fui ammessa nella compagnia del Carmelo. Il mio bel Cuore di Gesù era là sul mio tavolino, colla sua bocca sorridente con cui parea chiamarmi e le braccia e il Cuore aperto per largirmi i tesori delle sue divine grazie; il mio altarino era parato a festa, tutte le candele accese, 20 in tutto. Don Fileppo diede principio alla cara funzione. Oh! come fui contenta, come il mio cuore si apriva alla gioia! Ci alzammo: eravamo tutti fratelli e sorelle! Oh! dolci nomi! Alla sera andai in Chiesa! Oh! come fu commosso, e come gioì il mio cuore al sentire, per la prima volta, echeggiare in quella chiesa il dolce cantico: "Dolce Cuore del mio Gesù fa ch'io t'ami sempre più " dinanzi all'altare tutto splendente di ceri! [p 55] Come mi piaceva stare là e di là non mi sarei mossa certamente tanto presto, se il sagrestano girando per la Chiesa, battendo le chiavi sopra i banchi non vi avesse fatta avvisata che era tempo di chiudere. Due giornate belle e memorande e colme di gioie sante, pure ricordo specialmente, il 14 Ottobre 1886 in cui ebbi l'alta fortuna di vedere la maestosa figura del Romano Pontefice S. Santità Leone XIII ed oggi medesimo, 17 Giugno 1887, giorno in cui ebbi l'alta ventura di ottenere ciò che tanto io ho desiderato. Come si compì la visita al Papa? Ho piacere di ricordare qui un avvenimento forse unico nella mia vita. Vedere il Papa! Ecco l'ardente desiderio del mio cuore, ecco la meta dei miei sospiri, meta che presto io dovevo raggiungere. Raccomandati dal nostro Signor Cardinale Arcivescovo, Gaetano Alimonda, al Lunedì andammo nel gabinetto di [p 56] Monsignor Francesco Della Volpe, per presentargli la lettera raccomandatizia, feci la supplica, che scrissi di mia propria mano e mi sentii dire una consolante parola: lo dico a loro, forse Giovedì. Uscii dal Gabinetto di Monsignore fuori di me per la gioia, non mi pareva vera di avere quasi la certezza di vedere il Papa, quel Papa che mi avevano detto così ruvido, così serio, così alto, quel Papa che concedeva così poche udienze, che era così difficile a vedere; quel Papa così sapiente che tutti lodavano, a cui, nemmeno i giornali protestanti, trovavano a ridire. Non ero sola colla Mamma a Roma; era con noi, il Molto Reverendo Signor Teologo Giordanino nella cui compagnia facemmo un viaggio ammirabile. Eravamo tutti animati da un grande medesimo desiderio: e per tre giorni consecutivi un discorso interessante sempre ci teneva occupati; si poneva in bilancio due [p 57] cose: una grande gioia ed un grande dispiacere: vedere il Papa o non vederlo; sempre eravamo tormentati da un dubbio: ci riceverà ? avremo l'avviso, oppure... no? Dirci: non lo vedremo, ci pareva troppo crudele e d'altronde fare a noi medesimi una tale promessa non ci si osava: il disinganno sarebbe stato troppo amaro. Quel dubbio continuo, quello stato di continuo ondeggiamento, ci riesciva penoso, aspettare fino a Giovedì era ancora troppo lungo; pertanto il Mercoledì, dopo di essere stati là sull'estrema cupola della superba basilica di San Pietro, ci recammo di nuovo al gabinetto di Monsignor della Volpe. Egli, tutto affabilità e gentilezza, quasi conoscesse l'ansia del nostro cuore, ci mostrò subito il foglio, dicendoci "è qui, è qui; oggi stesso glielo avrei mandato". Il nostro cuore ci traboccò di gioia; nella certezza di [p 58] quel felice momento mi parve trovarmi nelle splendide sale Vaticane, là nella sala del Trono, affollati di gente commossa, desiderosa come noi di fruire della vista del Romano Pontefice; vederlo laggiù in fondo, maestosamente seduto sopra il gran trono con intorno l'eletta corona dei Cardinali, mi pareva, oh Cielo! mi pareva di già chinarmi al bacio della pantofola, riceverne l'Apostolica benedizione. Ma non precipitiamo. Venuta finalmente la tanta sospirata ora prima del pomeriggio di Giovedì, traboccanti di gioia scendemmo di vettura dinanzi al palazzo del Papa. Salimmo lo scalone, trovammo schierate nell'atrio le guardie svizzere nel loro tradizionale e poetico costume a tre colori, traversammo un cortile superiore ed entrammo negli appartamenti del Papa. Attraversammo diversi maestosi saloni in cui vedemmo [p 59] guardie nobili, ambasciatori, i fortunati che portano il Papa in portantina, vestiti in Damasco rosso, finché si fermammo in una grande sala, tapezzata di arazzi dove, invece di trovare un migliaio di persone, ne trovai una ventina appena. Ma il nostro stupore, la nostra meraviglia doveva crescere ben più! Poco dopo venne un grande cerimoniere di gala, ad annunziarci che il Papa si degnava ricevere famiglia per famiglia in udienze particolari. Se ho da dire la verità questa notizia mi sgomentò dapprima. Ma dunque saremo soli col Santo Padre? che gli diremo, come si farà a rispondere? Ma che? Il Teologo Giordanino era con noi: era sacerdote ed avrebbe supplito alla nostra mancanza. Fu però un momento di titubanza che crebbe ancora quando il gran cerimoniere ci fece cenno di passare avanti. [p 60] Ci fermammo sulla soglia, stupiti dal quadro di commovente semplicità che ci stava dinanzi. Addio, mio sogno, non trono, non Cardinali, non splendore di apparato. Una sala grande si presentò all'attonito nostro sguardo, le tre uscite guardate da tre guardie nobili colle spade sguainate al fianco, in fondo alla sala un baldacchino, un semplice trono, su cui era assiso il Romano Pontefice, il Vicario di Gesù Cristo, il Dio in terra. Monsignor Volpe ed un altro vescovo gli stavano ai fianchi. Cademmo ginocchioni, commossi muti. Ai piedi del Santo Padre erano inginocchiati tre Sacerdoti francesi, un solo parlava, gli altri piangevano. Sua Santità li benedisse, invocò sopra di loro la discesa dello Spirito Santo e li licenziò. Era venuta la nostra volta. [p 61] Monsignore ci fece cenno colla mano di avanzarsi, ci inchinammo in mezzo alla sala e genuflettemmo sul primo gradino del trono. Posammo ai suoi piedi, dentro un bacile d'argento le corone ed i crocifissi che avevamo portati con noi, e ci inchinammo al bacio della sacra pantofola. Caro, santo vecchio! Non dimenticherò giammai quel momento, in cui mi prese la mano sinistra, la strinse fra le due sue mani e così stretta me la tenne finché dimorammo ai suoi piedi. Leone XIII è tutto affabilità e dolcezza, si inchinava inverso di noi con affetto, si informava dei particolari della nostra famiglia. Il Teologo Giordanino, con nobile disinteresse si dimenticò quasi affatto, parlò di noi, disse quali disgrazie piombarono in poco tempo sopra il nostro capo, chiese l'apostolica benedizione per tutti ed Egli ci rispose queste precise parole: [p 62] "sì, sì benedico a tutti, amici, conoscenti, superiori parenti, tutti, tutti" - Santo Padre benedica ancora il nostro paese - "sì, sì anche il paese tutti... Noi eravamo mute e commosse, non una parola poté escire dal labbro tremante. Il Teologo Giordanino parlò ancora di me, disse che ero giovane, che avevo bisogno di una guida, che mi dasse un consiglio. Sua Santità mi guardò con affetto, giunse le mani che stringevano tuttora le mie, alzò gli occhi al Cielo e pronunziò lentamente "Eh non c'è altro che essere docile, obbediente alla Madre, fuggire le occasioni di far male, ed una grande frequenza ai S.S. Sacramenti." parole che rimasero scolpite a caratteri d'oro nella mia mente e nel mio cuore. Il Santo Padre ci diede poi l'anello e la mano a bacia re, [p 63] ci benedisse e ci licenziò. Eravamo felici: ci alzammo, commossi ancora, non più titubanti, ma raggiante di gioia in volto. Monsignor della Volpe ci seguì e si trattenne ancora alcuni minuti a favallare (sic!) famigliarmente con noi come se fossimo vecchi amici. ____________
Martedì - 21 Giugno
Ritorno da Superga. Don Fileppo stava meglio ed era con noi. Oh! giorno veramente bello! Mi divertii un mondo e vorrei si rinnovasse soventi un giorno come questo. ____________
Mercoledì - 22 Giugno
Stassera venne a trovarci Daniele Tiboldo amico del mio povero tanto compianto Ernesto. Ha sofferto anch'egli tante disgrazie! [p 64] Povero Ernesto, alza il capo, guarda il tuo Daniele e sorridi: E' degno di te sai! Ti era scelto un ben degno e caro compagno, capace di formare la felicità della tua vita. Ti ricorda ancora e la tua memoria è impressa nel suo cuore. E' serio, serio come tu lo eri, dalla tua morte non ha più avuto amici "perché quando si è messa affezione verace ad una persona è difficile amarne ancora altre" sono le sue parole. Ci ha chiesto il ritratto del nostro povero comune genitore, glielo porsi di mia mano, come glielo avresti porto tu medesimo. Chiesto del perché mai non venne a trovarci prima di oggi, rispose "non ne ebbi il coraggio, mai" Era degno di te e ti conserva amore. _____________
Sabato - 25 Giugno 87
[p 65] E' l'ultimo giorno di scuola, l'ultimo! Ho dato addio a quanto amava: alle dilette mie Sig.re Maestre, alle compagne, alla scuola, a tutto... Vi rivedrò io ancora? Temo e temo fortemente. Addio adunque o amate Signore Maestre, addio o compagne, ricordatevi qualche volta ancora di me; quando voi, tutte felici ed allegre, vi ritroverete un'altr'anno, ricordatevi ancora di me, che sarò fra voi col pensiero desiderando di esservi realmente. Un'amica mi resta e spero mi rimarrà fedele fino al restante della vita mia. Oh! ringrazio Dio, e lo ringrazio di cuore di avermi concessa un'amica così simile a me in tutte le nostre aspirazioni! Adelina nutri tu in petto i medesimi miei sentimenti ed affetti? Mi ami e desideri rimanermi amica? Oppure mi abbandonerai e ti dimenticherai affatto di me come già [p 66] la mia Flora? Vedi non la posso dimenticare questa mia prima, carissima amica. Promettimi la tua amicizia ed io guarderò di dimenticare Flora per non amare che te con cui più comuni sono le aspirazioni ed i desideri. __________Torino - Martedì - 5 Luglio
Oggi è il giorno destinato alla solenne distribuzione dei premi che ebbe luogo stamattina nella scuola Vincenzo Troia. Assistevano il Sindaco Cav. Voli, l'assessore Gioberti, il direttore delle Scuole, il nostro amoroso Sopraintendente il conte Livio Benintendi che, quale padre affettuoso godeva della nostra gioia. Incominciammo a cantare; la Signora Direttrice lesse un bel discorso; dopo seguì la premiazione: Ho avuto il primo premio: anzi due: quello di disegno e di studio. Valle Adele ha avuta la medaglia, [p 67] Ferrante però il primo premio ed a lei toccò il discorso che fu bellissimo. Finita la funzione salutai le Maestre, la Direttrice, parlai al Signor Conte abbracciai le compagne, baciai, ribaciai e dissi addio ad Adelina ed ora mi ritrovo sola senza speranza di riveder più le mie compagne. Vado al Moncenisio, sono partita per Susa ed ivi sono giunta per ripartire domattina. _____________
Moncenisio - Mercoledì - 6 Luglio
Ho passata una notte orribile. Non chiusi occhio per la dolce compagnia di un reggimento di cavalleria! (cimici!!!) Partii pel Moncenisio rividi quei luoghi cari e tanto belli e alle undici e mezza mi trovai all'Ospizio. Giunse pure la famiglia del Capitano De-Luigi: non la conoscevo affatta e accettai con poca gioia l'offerta di amicizia per parte della bambina Rosa.
Lunedì - 11 Luglio - Moncenisio
[p 68] Siamo andati al confine francese e questa passeggiata che mi figurai così bella, al ritorno mi recò molto dolore. Si faceziò, come sempre, con Don Fileppo. E perché la sera prima Don Fileppo, per scherzo aveva detto che sarebbe partito il dimani, la Mamma escì a dire che se ciò fosse succeduto l'amicizia nostra sarebbe stata tronca. Le parole non servono ad esprimere la crudele sfitta che ebbe il mio cuore al sentire quelle parole. Dunque quest'amicizia dalla quale io mi sono tanto promesso, quest'amicizia che ci dà tanti vantaggi spirituali, quest'amicizia tanto cara, da un azione che è ed io considero puramente uno scherzo, una nuova fonte di risa e di allegria, sarà dunque troncata? E si potrà in così poco tempo e per così poca cosa? Fortunatamente egli non è partito e l'amicizia dura [p 69] salda ancora; ma se si può troncare tanto facilmente un giorno o l'altro... Oh Dio! fa che questo non succeda... ed avrei cuore io che tanto l'amo, che l'amo col triplice affetto di figlia, sorella ed amica, avrei io cuore di abbandonarlo? O questo non sarà mai: l'affetto mio non verrà mai meno, e quand'anche egli ci abbandonasse, gli sarei vicina ancor sempre con la preghiera, ci troveremo ancora riuniti al trono di Dio e la mia preghiera salirebbe al Cielo per lui. Lungo la strada parlarono a lungo; io pensavo; a certi tratti stentavo a trattenere le lagrime, non parlavo per non tradirmi e trangugiavo amaramente il mio dolore. Io non sono punto espansiva: il mio dolore come la gioia sta chiusa nel mio cuore; in quel momento il mio dolore era cocente, ma lo tenevo tutto per me,... non parlavo, perché non so fingere e non avrei potuto [p 70] celare il sentimento che mi aggirava nell'anima, se avessi parlato avrei dovuto combattere e condannare i pensieri di mia Madre; non lo potevo; dunque tacevo. Andando a letto non potei rattenere le lagrime, piansi a lungo; il mio dolore aveva bisogno di uno sfogo. __________
Moncenisio - Martedì 12 Luglio
Andammo al boschetto dei pini.Là seduti sull'erba eravamo alquanto taciturni; io pensavo: Don Fileppo ruppe il silenzio e mi disse che ero triste ed altre cose che non ricordo più . Ciò che so è che gli occhi mi si gonfiarono, tentai rattenere le lagrime e a malgrado dei miei tentativi queste scorsero in abbondanza e alcuni singhiozzi mi scossero il petto! Benché mi nascondessi si accorsero che io piangeva: mi chiesero il perché: non lo sapeva; mi dissero tante cose, mi [p 71] confortarono, ma la mia buona volontà non valeva a trattenere le mie lagrime. Era ora di pranzo, ci alzammo e tornammo a casa, promisi di non pensarci più e di stare allegra. Dopo pranzo sono uscita per raggiungere la Mamma in un prato e mi sono incontrata nel Teologo Giordanino che era venuto per una gita al Moncenisio accompagnato da due Sacerdoti suoi amici. Dopo pranzo andammo tutti in barca fino all'isolotto in cui colsi molti fiori per mettere ad essicare nel mio erbario. Giunta a riva incontrai l'ammiraglio Acton, già Ministro di Marina che me ne chiese ed a lui ne feci parte. __________
Oggi è festa della Madonna del Monte Carmelo ed io ho fatta una lunga passeggiata in cui colsi per la prima volta gran numero di edelvaiss per comporre a Lei un quadro. __________
Domenica - 17 Luglio
[p 72] Sono andata col capitano De-Luigi e famiglia ad una passeggiata fino al lago Bianco sotto il ghiacciaio del medesimo nome. Fu una passeggiata ammirabile: partimmo all'una e mezza e giungemmo al ghiacciaio alle ore 5 pomeridiane. Qui ci colse la pioggia e la grandine, per cui alle ore 7 arrivammo a casa bagnati da capo a piedi. __________
Marene - 3 Agosto 1887
Sono a Marene: da più giorni sono molto occupata attorno ad un bell'altarino che voglio erigere nella mia camera in onore di N. Signora del Carmine. E' molto in grande, ho già fatta la tappezzeria ora lavoro per ultimare i fiori per poterlo inaugurare il dì della Madonna della Neve ai cinque di Agosto. __________
Marene 1 Settembre 1887
[p 73] Ieri cercando nella biblioteca dal mio tanto compianto zio Priore, rinvenni in mezzo ad un Missale un suo manoscritto: lo presi, guardai; erano meditazione sulla Passione di N. S. Gesù Cristo e quanto belle! Me le portai a casa e incominciai a ricopiarle, quanto calore di affetti! oh in esse si rivela tutto l'animo suo! Perché? Da alcuni giorni io penso tanto a lui! Ovunque mi giri mi par di vederlo, mi pare lo debbo sempre cercare, sempre essere con Lui! Mi voleva così bene ed io lo ricambiavo di tanto affetto! Oh! se tu vivessi ancora quanto bene non faresti alla tua cara nipotina! Ma Dio sa quello che vi fa e se me lo prese fu pel mio meglio; mi farà forse più bene dal Cielo pregando per me! __________
Marene - 8 Settembre 87
[p 74] Oggi è la festa patronale di Marene, una festa però ben triste per me. La mia carissima Mamma da alcuni giorni è aflitta da dolori nei denti; oggi più acuti si fanno sentire e più profonda si fa la mestizia nell'animo mio. Stamattina, per la prima volta indossai per la processione l'abito delle Figlie di Maria; la pregai tanto la mia dolce Madre e Regina Maria, lo pregai tanto il mio caro e buon Gesù che spero mi vorranno esaudire. In questo mondo ognuno ha le sue croci e sempre, ed è giusto. Dio ha patito tanto! dobbiamo patire anche noi miseri peccatori se ha patito Egli, Agnello senza macchia; siamo seguaci e ci gloriamo di essere seguaci di un Dio Crocifisso e ancora dobbiamo desiderare di portare anche noi, a somiglianza di Lui, la nostra Croce. [p 75] O mio Dio dammi forza e pazienza ad abbracciare volentieri e volentieri portare la mia croce, qualunque essa sia, come tu, giusto ed immacolato Agnello, Ti sottomettesti a portare quella Croce, formata coi nostri peccati, che l'Eterno Padre, per soddisfare alla divina giustizia, Ti pose sulle spalle!... Gesù divino! fammi parte della tua croce: essa è sì pesante! dammene un poco, la porterò volontieri per tuo amore... è sì soave patire per un Dio che tanto per noi ha patito... Sta scritto che Tu, o Signore, più batti e flagelli quelli che più ami... oh! se è così allora, Gesù mio buono, batti flagella, percuoti quanto tu vuoi, io sarò sempre contenta, ogni volta più contenta a misura che cresceranno in me le sofferenze, crescendo in me ancora la certezza di essere amata da Te! O patire, o morire, gridava Santa Teresa! Morire! o Signore come deve essere dolce morire per te, che sei morto per noi! Morire di amore, chiudere gli occhi qui [p 76] in terra in un sogno di amore, per riaprirli in Cielo ove si continuerà ad amarti sempre per tutta l'eternità ! Maria, Madre del bello Amore e pure cara Madre mia! oggi ricorre la festa tua Natalizia e tu hai voluto dare una prova del tuo amore alla Madre mia! le hai regalato un dolore più acuto, più intenso, affinché meglio ti rassomigliasse nella tua vita tutta di dolore e di amore! __________
(Giuseppina ha dato da leggere il Diario a Don Fileppo, direttore del Terz'Ordine carmelitano e suo direttore spirituale. Il sacerdote le risponde con la lettera che segue. Le sigle F.M.D. significano"Figlia Mia Diletta" - Don Fileppo si firma siglando il nome assunto nel Terz'Ordine: Fra Gabriello della SS. Annunziata.)
F. M. D.
Non son tuoi F. M. D. questi sentimenti ché troppo giovane non li potresti concepire e molto meno comprendere. E' il tuo Gesù che te li inspira, li vuole scolpiti nel tuo cuore perché un giorno (nel giorno della prova) ricordandoli acquisti coraggio non ti perda d'animo e sappia corrispondere adeguatamente all'amore di Lui. Sì, Giuseppina mia, l'amabilissimo Gesù ti ama, singolarissimamente ti ama, ti vuole [p 77] grandemente privilegiare e per questo chiederà da te grandi cose; fondati pertanto nell'umiltà , nella santa indifferenza per ogni cosa e con questo fondamento lasciandoti dolcemente guidare con perfetta obbedienza da chi ti è posto da Dio per maestro nella virtù riescirai certamente quello che il buon Gesù vuole tu riesca la prediletta del Suo Cuore quasi direi un vaso di elezione. Benedicano Gesù e Maria ogni tuo desiderio, ogni tuo affetto, ogni tua azione: ed i loro Cuori dolcissimi siano il tuo conforto nelle contrarietà, il tuo sostegno nelle tentazioni, il tuo gaudio per tutta la eternità . W. G. M. G. A.M. D.G. Marene 29 Settembre 1887. Fr. G. d. SS. An.ta ___________
12 Novembre 1887
Non ho scritto mai più, perché durante tutto questo tempo non mi accadde mai nulla meritevole di essere registrato. Tutti i giorni la medesima vita: bella sempre; le ore passarono veloci, troppo veloci, sebbene sempre uniformi per sé pur sempre tanto varie per me. [p 78] Ed ora quale avvenimento importante succede nella mia vita pur cotanto felice che meriti di essere ricordato? E' una cosa pur bella, una cosa consolante tanto al cuor mio... una cosa che io vorrei continuasse sempre e nella medesima proporzione. Come una ispirazione quasi accogliemmo, la mamma ed io, il desiderio di far conta in questo paese la Guardia di Onore al Cuore Sacratissimo di Gesù. Ci mettemmo in opera; manifestata appena questa idea ad alcune pie donne vedemmo di subito infiammarsi gli animi di santo zelo per la gloria di Dio... in pochi giorni la pia opera prese tali proporzioni che io avevo il mio da fare tutto il giorno a scrivere il nome dei miei associati. Era un lavoro un lavoro che alcune volte richiedeva da me tempo ed anche fatica, ma lo facevo volontieri, con ardore direi; ah! il Cuore Santissimo di Gesù le benediceva e visibilmente mi aiutava, special me (sic!) nella conquista di questa mattina. A Marene, con noi è venuto per alcuni giorni [p 79] mio Padrino da Roma; quest'anima mi era cara e la voleva guadagnare al Cuore di Gesù, misi il tutto nelle sue mani, lo pregai ad aiutarmi e poi, stamattina, passeggiando con lui, dopo di avermi preparato terreno e studiato il momento opportuno, uscii a parlargli in questa maniera: - Sa, padrino? faccio un esercito: ho già più di trecento soldati, e bramerei ella ne fosse il capitano. - Un esercito? soldati? io il capitano? che intendi dire? - Sì, Lei il capitano, i miei soldati montano ogni giorno la guardia per un'ora, ma non al palazzo reale veh!, soggiunsi ridendo, ma al tabernacolo ove dimora N. S. Gesù Cristo? (sic!) - Che tabernacolo? - - Lasciamo le celie, parlo della Compagnia della Guardia di Onore, e gli spiegai che cosa fosse - Bene, mi rispose, pensa adesso che ora io potrei prendere - L'ora che gli pare più tranquilla - Dalle 10 alle 11 ho qualche minuto di respiro, scrivimi pure - Oh gioia! Avevo già vinto, facile vittoria quando vince Gesù! Ho preso animo e guardo di preparare terreno per farlo fare a modo mio un'altra volta ancora. _________
20 Novembre 1887
[p 80] Padrino parte oggi per Roma; è ancora in camera e si prepara la valigia. Salgo col cuore tremante, picchio ed entro dicendogli - Non voglio lasciarlo partire senza fargli un piccolo regalo che mi ricordi a Lei. - e prendo una piccola Madonnina che gli avevo messo in camera e gliela porgo. - Ecco questa Madonna, la prenda, io gliela regalo, la porti con sé , e la metta a Roma nella sua camera. La piglia, la guarda e con aria soddisfatta, sì, mi dice, sì, ben volentieri. Ed ora, gli dico tirando fuori il portamonete ove avevo messo una medaglia d'argento e un nastro rosa, ora prenda anche questa, è una medaglia d'argento, la metta al collo e la tenga sempre con sé , "Domani, mi risponde. Avviluppa il tutto accuratamente e lo mette nella valigia. Ora tocca a te, o buon Dio, a far sentire in quell'anima gli stimoli della tua grazia affinché si ricordi di ogni cosa e della sua Ora di Guardia, ma io [p 81] sono certa che Tu lo farai poiché nelle Tue promesse sta scritto: i tiepidi si infervoreranno. _____________
20 Febbraio 1888
Dopo alcuni mesi di silenzio che cosa è succeduto nella povera mia vita capace di farmi riprendere la penna e scrivere in questo libro le mie impressioni? Oh certamente qualche cosa di grande. E non solamente grande, ma straordinario: è un fatto che da alcuni giorni commuove tutta la mia Torino. Abbiamo tra noi fra le mura della nostra città il Padre Agostino da Montefeltro. Tanto più grande in quantoché tanto è più umile il Padre Agostino col fascino della eloquentissima sua parola attragga tutti a sé e credenti e miscredenti e dotti e ignoranti e tutti trascina nelle sue credenze e convinzioni. Stamattina ha fatta la sua quinta predica sull'esistenza dell'anima. La chiesa incominciava a riempirsi dalle [p 82] sette e alle 10 era gremita di gente gli uni addosso agli altri, ma pur contenti di starsene così pigiati fino alle undici speranzosi di essere abbastanza ricompensati da un'ora di rapimento, di estasi! Ed io, che in fatto di entusiasmo non sono certo l'ultima andai prestissimo alla Chiesa di S. Giovanni, presto sì da potermi assicurare un posto davanti il pulpito. Finalmente alle ore 11 suona il campanello della predica: il mormorio prima confuso, aumenta per cessare poi ad un tratto. Padre Agostino esce dalla sacrestia, passa... cioè vorrebbe passare in mezzo alla folla che invece di ritirarsi al suo passaggio gli si stringe dattorno e chi gli prende una mano, chi gli bacia il cordone, chi gli prende un lembo della tonaca, mentre che egli sorride a tutti, a tutti rivolge un cordiale saluto e mormora di tanto in tanto: "mi lascino passare". Finalmente eccolo sul pergamo. Migliaia e migliaia di sguardi si appuntano a lui: si sentirebbe volare un insetto: senza che lui, il Padre Agostino [p 83] paia accorgersi che tutta quella gente è lì per ascoltare la sua parola. Finalmente si alza e parla: "Signori!" è immancabilmente la sua prima parola; e poi seguita con una voce penetrante, con un sorriso continuo sulle sue labbra, con gli occhi raggianti. La gioia interna trasparisce sul suo volto, il sorriso pare il suo compagno fedele e quando nelle sue parole è severo, si sforza di esserlo ancora nell'espressione del suo volto, chiude i denti lasciando sfuggire la parola a stento, ma non può impedire che sul suo labbro erri ancora una specie di sorriso. Le sue prediche sono un capolavoro che egli solo sa giudicare ed apprezzare; tratta di tutto e tutto conosce così profondamente che la sua scienza sbalordisce ed incanta. Se io volessi parlare della potenza della sua parola, del suo genio non mi oserei: temo colla mia povera parola di guastare la sua giusta fama. _____________
Martedì 6 Marzo 1888
[p 84] Giorno memorando. Chi avrebbe mai osato sperare che sull'orizzonte della mia vita potesse spuntare una giornata sì bella. Sabato venne a noi la signorina Cristina Capello cugina della zia Giuseppina ed oh! qual contento! ci disse come ella era stata ricevuta in udienza dal Padre Agostino, che la aveva incaricata di fare una colletta per il suo orfanotrofio e si offrì a, qualora noi lo volessimo, a condurci da lui medesimo a portare la nostra offerta. Accettammo: invitai Cesarina e Giuseppina Astesana le quali alla loro volta invitarono La signora Guillot e altre signore. Alle tre di oggi ci recammo al palazzo Arcivescovile ove il P. Agostino è alloggiato e con mia somma sorpresa vidi pur giungere la piccola cugina Adelina assieme alla zia ed allo zio. Salimmo. Ci fecero entrare dapprima in un'ampia sala ove sono i ritratti dei Vescovi di Torino, [p 85] indi ci condussero di sopra in sala addobbata in verde elegantissima proprio vicina alla camera del grande Oratore. Aspettammo con impazienza, già si sà e per far passare il tempo preparammo i posti: mettendo tutte le sedie in giro al sofà. Finalmente il P. Agostino, preceduto da un domestico, comparve sulla soglia della camera. Si fermò, levò la sua cocolla dal capo e si avanzò poi mormorando: "tutte queste signore, tutte queste signore". Andò a sedere, mentre gli facevano la presentazione, ma proprio là dove meno ce l'avevamo pensato: in fondo contro la finestra e sopra una delle seggiole meno belle, e noi tutti attorno. Io gli ero in faccia alla sua sinistra. Adelina col babbo proprio vicino alle sue ginocchia quando vide la piccina le fece una carezza e disse: "cara bambina! se mi fa tanto piacere vedere tutti loro qui mi fa molto più piacere vedere questa piccina e li ringrazio tanto d'avermela condotta" Volle sapere poi il suo nome e [p 86] quando Adelina gli presentò una bomboniera mormorando: "Padre, per le sue bambine" egli disse accarezzandola "sì cara, gliela manderò subito per la mezza quaresima e dirò loro che la manda una bambina che si chiama Adelina" Continuò poi parlando ora all'uno ora all'altro. Fece grandi elogi a Torino, disse che gli piaceva molto anche per i suoi monumenti di valore; disse poi: "passeggiando per queste vie fa tanto bene al cuore vedere tutti quegli istituti; si chiama che patrimonio hanno? e vi si risponde: la carità, vivono di carità , eh! Torino è proprio la città della carità " E avendogli lo zio Virginio detto "la sua venuta è un risveglio di carità" "No, rispose "Torino non ha bisogno di essere risvegliata dalla carità, anzi chi viene fra lei, di questa si sente acceso. Io allora mormorai "sarà almeno un risveglio di fede" Volse il volto verso di me, mi guardò con due occhi ispiranti [p 87] bontà, con un viso ed un sorriso che non potrò mai più dimenticare. Com'è umile! La signorina Capello volendolo far parlare delle sue prediche gli domandò: "scusi, padre, non ho ben capito l'argomento di domani..." "eh! chi lo sa?" rispose sorridendo e facendo girare in mano un pezzo di carta: "eh! vallo sapere!" "favorisca ripetermelo non ho proprio capito "eh! chi lo ricorda?" Insomma non ha voluto dire nulla. Qualcheduno mormorò "Avremmo bisogno di averla sempre con noi "Eh no! Torino non ne ha bisogno, ma Pisa, oh Pisa sì che ne ha bisogno. Le piccine tant'alte sono condotte alle fabbriche a lavorare e le fabbriche sono tutte in mano agli ebrei. Ah se la limosina di Torino mi va bene spero di fare presto in Pisa una scuola professionale per le bambine (e intendeva le ragazze dai 18 ai 24 anni) perché se passano a marito, si lagnano poi, perché già se si ha a fare un camicciotto una vestina la danno subito alla sarta, eh esse non sanno poverette, se sono state solo in una fabbrica!" [p 88] Parlò poi del suo orfanotrofio, ci disse che prima di venire a Torino ne prese quattro bambine, perché Dio benedicesse la sua predicazione; anzi ne prese una dell'età di Adelina e diceva così l'ho portata io alla superiora e non ha pianto, povera bambina. Dopo tre o quattro ore partii per Torino e la bambina chiamava di già alla superiora "e tata? ov'è andato tata? mi condurrai da tata?" Tata è il nome che le bambine toscane danno agli uomini in generale e corrisponde al nostro "barba". Ne condusse un'altra Adelgisa si chiamava e dimandata dalle suore del suo nome rispose "Agostina" - "Perché?" - "Mi ha condotta il Padre Agostino". Si alzò poi dicendo ad Adelina "andrò a vedere se ho una coroncina per te, oh non ci sarà per tutti? 14! sarà difficile, basta ciò che ho lo porto. Ritornò poco dopo colle mani cariche: "qui ho delle corone e dei santi col mio autografo, che volete? già [p 89] non vorrei far torto a nessuno; le distribuisco senza guardare" Prima ne diede una ad Adelina "la dirai per me non è vero? e questa coroncina la darai al tuo babbo" La zia l'alzò dicendole "baciale la mano e il P. Agostino vedendo quell'atto la prese in braccio e la baciò; distribuì poi il rimanente: alla mamma diede un rosario, a me un santo. Campeggia la Madonna Immacolata: sotto a Lei è un canestro di fiori e in mezzo la croce; il Padre Agostino mi scrisse dietro: "alla sua ombra tutto fiorisce. P. Agostino. Gli baciammo la mano per me gliela presi quattro o cinque volte. Ci accompagnò fin sulla scala ma era impossibile staccarci da lui: ad ogni poco l'uno ritornava indietro e tutti eravamo dinuovo presso di lui. Una voce disse: "non possiamo staccarci, padre" e la Mamma soggiunse "coi Santi si sta sempre bene" Il padre Agostino a queste parole trasalì fece un salto all'indietro e giungendo le mani e guardando il Cielo esclamò: Oh [p 90] Madonna Santa! e poi rivolgendosi a noi tentennò il capo e mormorò: se mi conosceste! Ci benedisse, cogli occhi pieni di lagrime levati al Cielo, rosso in viso: era profondamente commosso. Cesarina non capiva ciò che stava scritto sulla sua immagine e lo pregò a leggerglielo: "Eh sì, senza occhiali sarà difficile" mormorò . Con due occhi penetranti come possiede pare impossibile non debba vederci; eppure è così: li avrà indeboliti cogli studi e colle veglie. Andò al chiaro e dopo un poco di stento lesse a fatica. Giuseppina imitò l'esempio della sorella: era scritto "gioia suprema" (l'immagine rappresentava S. Antonio col Bambino al collo) e soggiunse il P. Agostino "e difatti qual gioia più grande che stare con Gesù ?" Ci accomiatammo finalmente e il Padre Agostino, per tema forse che ritornassimo indietro saltò nella camera, con un vigore giovanile, e disparve. E aveva ragione: infatti lo zio ritornò indietro: entrò nella sala, invano: era proprio scomparso. [p 91] Inebbriati dalla gioia ritornammo in casa, ma l'immagine sua non si dipartì più da me: l'avevo sempre lì davanti o nell'atto di guardarmi come quando gli dissi che la sua venuta era un risveglio di fede, o nell'atto di dire "chi lo ricorda? o nell'atto di accarezzare Adelina. Questa era una gioia propria insperata ed io posso ringraziare il Signore che mi ha voluta contenta in tutti i modi. Stassera avevo da fare il Sunto di Storia: ma invano mi fissavo su ciò che scrivevo; impossibile, scrivevo in fretta in fretta e ad ogni poco saltavo fuori con un "ma, come mi piaceva quando faceva così, quando diceva questo..." E ancor ora non me lo posso levare dinanzi. Il P. Agostino non è ciò che mi ero raffigurato o meglio come me l'avevano descritto: un uomo piccolo, magro, macilento, brutto e non di aspetto signorile. E' tutt'altro: è di statura media: grasso di corporatura, [p 92] grasso in viso, belle fattezze, bellissime mani e figura fina e maniere molto signorili e disinvolte. Parla poi colla medesima velocità e disinvoltura che sul pergamo: la stessa vivacità, il medesimo modulamento di voce gli stessi slanci, lo stesso gesto, gli stessi occhi raggianti e penetranti che ora atterriscono e fulminano ora commuovono e supplicano, ma sempre attraggono ed affascinano; lo stesso sorriso che non cessa mai di aleggiare sul suo volto dandogli talvolta un'aria inspirata e direi quasi celestiale. __________
Lunedì - 11 Giugno 1888
Si avvicina l'anniversario di quel giorno tanto bello in cui feci la mia vestizione del Terz'ordine di Maria S.S. del Monte Carmelo. Quest'anno il giorno diciotto di Giugno debbo fare la professione ed emettere i due voti di ubbidienza e castità e siccome sono ancora molto giovane e si tratta quasi di eleggere lo stato così debbo fare le cose con alquanta posatezza e solennità [p 93] perciò il mio direttore spirituale mi consigliò di premettere gli esercizi per prepararmi a questo giorno per me tanto solenne. Oggi li ho incominciati: la meditazione di stamattina: sul fine dell'uomo m'insegnò che l'uomo essendo creato da Dio e Dio essendo il suo fine unico e massimo così l'uomo deve a Lui solo servire ed a Lui solo tendere; lo deve servire non secondo la sua volontà ma secondo la volontà di Dio e perciò deve avere una santa indifferenza per qualsiasi via cui il Signore intenda fargli abbracciare. __________
Martedì - 12 Giugno 1888
Domani essendo la festa titolare della Chiesa di Sant'Antonio da Padova oggi fui a visitarla. Andammo a trovare il Padre Petronio Ugone che è il Padre Provinciale dei Minori Osservanti e con lui trovai pure il Padre Clemente che da pochi giorni ritornò a far parte del convento. Siccome mettono le congregazioni del Terz'Ordine di S. Francesco vi è per Direttore o [p 94] Visitatore il Padre Clemente ed elessero la Mamma all'alto grado di Ministra. __________
Giovedì - 14 Giugno
Oggi è stato il giorno della Confessione generale. Oh che giorno bello è stato mai questo per me! qual pace qual letizia m'inebria l'anima! Ah Signore! Signore! se i mondani conoscessero le gioie segrete che tu concedi a coloro che si accostano a ricevere il tuo perdono, ah no, che non è vero che non si accosterebbero anch'essi e che non cesserebbero di perseguitare questo sacramento. __________
Venerdì - 15 Giugno
Stamattina andai ad accompagnare il S.S. Viatico ad un'inferma. Uscendo dalla Chiesa la processione s'imbatté in uno squadrone di soldati, che si schierarono e presentarono l'arma al Suo passaggio. Come mi fece piacere! Il caporale era ancora adunque un [p 95] uomo di fede che rendeva onore al Re dei Re che passava per le nostre vie! Ah se sempre succedesse così come ne sarei felice. __________
Sabato 16 Giugno
Stamattina i giornali danno l'annunzio della morte dell'imperatore Federico. Fosse almeno cristiano, così buono come egli era! Oggi ho fatti i miei proponimenti che devono precedere la mia professione. Ora però li porto a rivedere dal mio Confessore e Superiore dell'Ordine il M. R. Don Fileppo. __________
Lunedì 18 Giugno
Ho fatta la professione. Oh gioia! Dunque emettendo i due voti di ubbidienza e di castità son divenuta tua sposa, o mio diletto e divino Gesù, non di quelle poche tue spose fortunate, che ti servono nel chiostro, fuori dei mondani tumulti, tua sposa nel secolo, ma nondimeno son tua sposa! [p 96] O diletto dell'anima mia ah! fa tu che mai non venga meno alla fede che ti ho giurata, sostienimi colla tua grazia, accresci il mio amore, acciocché la mia vita non sia altro che amore per Te e muoia poi assorbita da quelle vampe d'amore che danno vita a coloro che da esse assorbite spirano felicemente! _________
Domenica 24 Giugno 1888
Sono raffreddata ed a causa di questo mio raffreddore la mamma non mi lasciò da Mercoledì andare in Chiesa al mattino. Son quattro giorni che sospiravo oggi per potermi recare a messa e oggi perché piove la Mamma non mi lascia uscire. Pazienza! Se così è Gesù che lo vuole, così voglio ancora io! sia fatta la sua santa Volontà. __________ Domenica 8 Luglio 1888
[p 97] Ho finito or ora di leggere un libro intitolato Agnese la cieca uscito dai tipi della Libreria Salesiana. Che fede, che amore per Gesù in questa cieca fanciulla chiamata la Sposina del S.S. Sacramento! Oh sì che Gesù avrà gradita l'offerta di questa sua sposa innocente e pura, di questa sua sposa che non respirava, che non viveva che d'amore. Amore! Amore! Ah io pure vorrei avere l'amore di questa bambina, o mio diletto Gesù; io pure vorrei consacrare a te tutti gli istanti del mio vivere, io pure vorrei amarti con una fede viva, con tutte le mie forze, con tutto il mio cuore, ma son debole, il mio spirito vorrebbe sorgere ma la mia carne è inferma. O, Gesù cuore del mio cuore, anima dell'anima mia, mio Dio e mio tutto, sostienimi se no io perisco. _________ Lunedì 9 Luglio
[p 98] Ho ricevuta stamattina una lettera dal M. R. Don Fileppo ove mi dice che domani verrà qui a passare alcuni giorni con noi. Sono contenta, poiché abitando con persone così buone e sante si impara a divenire buoni anche noi. Stassera porteranno ancora il S.S. Viatico ad un infermo ed io voglio accompagnarlo, poiché Gesù si degni di venire poi a visitare anche me negli ultimi momenti di mia vita. __________
Giovedì 26 Luglio
Partii stamattina alle 6½ con lo zio Benedetto e il M. R. Teologo Giordanino per il Santuario di Cussanio. Giunti che fummo a mezza strada ci sorprese la pioggia e dovemmo fermarsi presso a S. Lorenzo. Cessata la pioggia proseguimmo il cammino e giungemmo a Cussanio [p 99] alle 8½. Il M. R. Teol. Giordanino disse la S. Messa e noi ci accostammo alla Mensa Eucaristica, quindi alle 9½ andammo a colazione. Visitammo il Santuario e Seminario e all'una e mezza andammo a Fossano. Fossano, distante da Cussanio un quarto d'ora di vettura, è una cittadina di collina; ha un ospedale colossale, un bel Duomo ove si ammira la cappella di S. Giovenale, patrono della Diocesi, un bel vedere, un castello antichissimo detto delle Torri ove si tengono rinchiusi i galeotti condannati al perpetuo silenzio. Alle 4 ritornammo a Marene. Lo zio Benedetto fu contentissimo e vuole ritornarvi presto. _________
Domenica 29 Luglio 1888.
E' deciso: oggi parto: per dove? Da due giorni indecisi se nella valle di Lanzo od in Isvizzera; oggi solamente si preferì la valle di Lanzo stante la brevità del tempo. Parto adunque: stassera dormo a Torino e poi - via per Lanzo domattina sul fresco. [p 100] Ma no: non doveva succedere così: Nel viaggio si pensò: perché sostare a Torino con questo caldo?, perché non guadagnare un giorno? Si consultò l'orario, vedemmo che vi era il tempo necessario e di questa sera medesima, alle 6 e 30 partimmo per Lanzo. Partimmo dopo di essere state nella chiesa di S. Gioacchino (rimpetto alla stazione) a pregare Gesù affinché si degni concederci un felice viaggio e spero che Gesù avrà ascoltata la mia preghiera. Prima bellezza incontrata uscendo dalla stazione è il Ponte Mosca gittato sopra la Dora in un sol arco. Continuando si vede di lontano Altessano, si ferma a Madonna di Campagna, Veneria Reale e poi si passa il torrente Ceronda che a Veneria si unisce alla Stura formando una gran massa d'acqua che occupa un estesissimo letto. A cagione della grande abbondanza d'acqua le campagne sono coltivate specialmente a canapa ed a meliga. Si passa Caselle, S. Maurizio, Cirié, Nole con vicino [p 101] Grosso con grandioso castello e Mathi da cui incomincia a vedersi il Santuario di S. Ignazio. Balangero con una superba chiesa parrocchiale che in alto domina tutto il paese e si giunge a Lanzo. Ci avviammo all'albergo della Posta, ma avendo veduta in questo la Contessa Grosso, pensammo di recarci all'albergo d'Europa, ove cenammo. Poi ci recammo alla parrocchia passando sotto alla Torre del Comune a cui si ascende per una lunga gradinata. Lanzo è una città di costruzione antica! __________
Lunedì 30 Luglio
Dopo una notte insonne spunta l'aurora del Lunedì: ci rivediamo, la pace del Signore è con noi; i pensieri e gli affetti volano a Gesù e ci rechiamo alla Chiesa parrocchiale: il M. R. Teologo Giordanino celebra il S. Sacrificio, depone sulle nostre labbra il Pane Eucaristico e poi via al Santuario di San Ignazio. Prendiamo la via che al Santuario di Loreto conduce, lasciamo questo alla nostra destra e voltiamo per un [p 102] sentiero alla sinistra, attraversiamo prati fioriti all'ombra di castagneti secolari e dopo un quarto d'ora di cammino ritroviamo la strada maestra; oltrepassiamo la cappella di S. Lorenzo e Sebastiano ed alla destra scorgiamo una viuzza dirupata e sassosa. E' da questa che si passa? Chi lo sa? Proviamo. E salimmo per questa. Per via una donna ci rassicurò sulla direzione del sentiero e continuammo, continuammo sempre finché dopo due ore, per dirupi e balze giungemmo alla meta, più volte desiderata. Salite due lunghe scale aperte nel fianco del monte entrasi in una piazzetta quadrata ed ecco di fronte la facciata della Chiesa, che prospetta a levante, ed è chiusa da tre lati dall'edificio circostante. Il vaso è piuttosto ampio ed alto e di forma quasi ovale. La statua di Sant'Ignazio torreggia nel centro della Chiesa sopra la cima del Monte Bastia ove egli è apparso e intorno alla quale è fabbricata la Chiesa. [p 103] Gli sta al fianco il compagno e molte figure d'angeli in legno lo circondano. Questo gruppo ha molto effetto e per la postura delle statue, e per la specialità della rupe (lasciata nella sua ruvidezza) su cui posano e eziandio per la ben distribuita luce che sopra vi scende dalle otto finestre che si aprono sopra il cornicione. Tre sono gli altari della Chiesa: due stanno appoggiati alla rupe e li difende dall'appressarsi della gente un banco in legno che gira attorno, l'altro attorno alla cappella è dedicato a Maria Rifugio dei peccatori di cui vi è una statua non spregevole in legno dorato. Visitata a nostro bell'agio la Chiesa uscimmo sperando di potersi fermare in Santuario per il pranzo, invece non trovammo nemmeno un pezzo di pane con cui appagare il nostro pungente appetito; ma solo un bicchier d'acqua fresca (fresca davvero) che potemmo avere da due bambini mediante una moneta da cinque centesimi. E ritornammo. [p 104 Cammina e cammina, saltando balze e dirupi arrivammo finalmente a Lanzo stanchi, impolverati, affamati e più di tutto assetati, ma non importa eravamo però stati al celebre Santuario di Sant'Ignazio e vi avevamo portato via nel ritorno sette od otto piante di ciclami, dei cui fiori componemmo un bel mazzetto. Dopo pranzo andammo a vedere il famoso ponte del Roc o del Diavolo che all'altezza di 23 metri è gettato sulla Stura con un sol arco. All'entrata del ponte, avanti alla Chiesa di S. Sebastiano havvi l'impronta di uno zoccolo intorno alla quale il popolo formò curiose e strane leggende. A destra del ponte ammirasi la marmitta dei Giganti meraviglia naturale scavata dall'acqua nella pura roccia nell'aprirsi un passaggio alla pianura. Ritornati al caffè ivi lasciammo la Mamma, che essendo stanca se ne andò all'albergo a riposare e noi continuammo il cammino fino a visitare il Santuario di Loreto. Ci sorprese al limitare della cappella una donna che [p 105] infuriava fino alla minaccia contro un uomo che di lì con un carro passava: era la sorella di Toni, il Sacrestano la quale, poveretta! da qualche tempo ha il cervello fuori posto. Entrammo in Chiesa: Toni ci venne incontro colla miglior cera del mondo: ci accese le candele dinanzi alla statua della Vergine S.S. di Loreto e ci lasciò a pregare. Ci condusse poi a visitare il tutto e ci raccontò come era lui che raccoglieva le offerte per quella chiesa e come a forza di chiamare era giunto a fare delle spese grandiose per adornare la sua cara Madonna. Ci narrò alcuni fatti in particolare, dai quali e dalle parole colle quali si esprimeva traluceva una fede cieca, una fede che non si spaventa di alcun ostacolo, che si spinge fino all'eccesso, che giunge a sperare nei casi più disperati, fino a promettere non solamente da parte sua, ma a giurare da parte della Madonna, risanato nel termine di due giorni, un ammalato che da un mese giaceva in agonia e dai medici era giudicato al termine [p 106] di vita. E fu così realmente così, in due giorni l'ammalato fra lo stupore dei parenti guarì e si alzò di letto. E dopo di averci mostrate diverse paramenti di Chiesa venne a conchiudere (che cosa?) nientemeno che io dovevo fare per il suo altare una bella coperta ricamata in oro. Caspite! Ma proprio così? Proprio così e venne a dirmi ancora che se questo io non facevo me ne sarei pentita per tutta la vita. Era tale il furore delle sue parole che in me pure si trasfuse e uscii di là persuasa e convinta delle sue medesime idee. Tornammo a Lanzo e mangiando all'albergo avemmo ancora la visita di Toni che ci portò una medaglia per uno e dopo pranzo andammo ancora alla parrocchia ove vidi il Signor Vicario di Lanzo e il Canonico Bianco. __________
Martedì 31 Luglio 1888
[p 107] La Mamma è stanca, molto stanca ancora della lunga passeggiata di ieri per il che se ne rimase a letto mentre noi, il Teologo Giordanino ed io, se ne andammo alla parrocchia di S. Pietro a rinfrancarci ricevendo il Pane dei Forti. Udii la S. Messa celebrata all'altare di S. Ignazio di cui oggi si fa la festa, e dopo andammo al caffè per la colazione. Piove, il tempo è triste, passa la diligenza per Ceres e via in quella. Per una mezz'ora tutto andò bene, ma poi un cavallo si ferma, s'impenna, calpesta la terra e per quante frustate gli vengano date non c'è verso di poterlo far muovere. Che fare? Gli uomini scendono per alleggerire il peso della vettura; la Mamma, presa da subito spavento vuole scendere per salire in altra; io faccio a piedi un poco di strada, poi salgo colla Mamma. Continuo in questa vettura [p 108] fino al punto in cui la strada si divide per Procaria; passammo quindi di nuovo nell'altra vettura e via per Ceres. Ci siam giunti finalmente? Ci siamo. Mi piacque il viaggio però: ero sola nella vettura di mezzo; là appoggiata in un cantuccio, coll'aria frizzante che mi batteva sul volto, ammirando la natura bella e verdeggiante di queste colline, cantando in cuor mio le lodi del Creatore recitando cioè il mio uffizio, le ore mi passarono in un attimo e mi trovai a Ceres contenta e felice. Giungemmo al Grande albergo, bello davvero, le nostre camere, vicine, guardavano su un lungo terrazzo sul quale passammo quasi tutto il giorno in causa della pioggia che ci impedì le amene passeggiate. Alla sera assistemmo alla illuminazione che fecero i muratori, illuminazione poco però fortunata a causa della pioggia, che in breve, spense tutti i globi.
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[p 109] Oggi fa bel tempo. Le strade sono praticabili e noi andiamo sulla strada di Ala al passeggio. Tornando indietro incontrammo un vecchio sacerdote dall'aspetto venerando che si trattenne famigliarmente a parlare con noi. Era un napoletano e cappellano, a quanto ci disse egli medesimo, di una sciaurata cappella che sorgeva lì presso. Dopo pranzo andammo su per i castagneti fino ad una bella fontana. Visitammo il Vicario di Ceres. Don Rodi molto amico del mio povero zio Priore, poscia andammo a prendere una vettura per salire il dimane ad Ala, a Balme ed al Piano della Mussa. ________
Giovedì
Il tempo non è sicuro: pare però si decida di più per la pioggia che per il sole; rimandiamo perciò la vettura [p 110] del Signor Lucchino, e andiamo alla Chiesa. Fortunati noi che l'amabilissimo Gesù ci inspirò di non andare. Fatta colazione andammo a passeggio in Procaria ove trovammo l'origine di questo nome in una iscrizione che suonava così: Procaria a procerum sede officione vocataVisitammo la cappella, vedemmo le ville del Signor Calandra, Rolando e quella del Teologo Genta Parroco di S. Francesco da Paola in Torino che a Procaria viene a villeggiare. Uscendo di cappella vedemmo una damigella piuttosto attempata che, gentilissima, ci invitò a visitare la sua villa. La damigella Teppa attorno alla sua bellissima casa ha tre giardini ben coltivati a fiori dei quali mi regalò un mazzo che io posi per intiero ad essicare. Tornando a casa incominciava a cadere qualche goccia di pioggia, ma appena fummo all'albergo che si mise a cadere con grand'impeto, mista a grandine per circa [p 111] un'ora, sì che all'indomani le montagne vicine erano ancora bianche per la grande quantità di grandine caduta. Poveretti noi! se fossimo stati sulla via di Balme! Ringraziamo il Signore che così bene ci ha ispirati. Il dopo pranzo il tempo si era rimesso e non vi era più pericolo di sorta sicché fu possibile andarcene a passeggio su per i castagneti, ove, in una cava di pietre, mi venne fatto di rinvenire una bellissima pietra atta a servire da calcafogli. Dopo cena andammo alla benedizione del S.S. Sacramento, ma poi il vento essendosi levato furioso ci convenne ritirarci più presto del consueto. _________
Venerdì
Il Cielo è bellissimo, il sole brilla in tutta la sua maestà , un'auretta leggiera e freschissima ne scema gli ardori e le montagne scevre da ogni piccola nube paiono invitarci alla passeggiata. Noi secondiamo l'invito della natura e ci avviamo alla volta di Almese. [p 112] Incamminatisi per la strada che a Lanzo conduce prendemmo il sentiero che alla sinistra, passando davanti la cappella di S. Rocco, scende alla Stura. Dopo un quarto d'ora di cammino per un dirupo sassoso ed erto la natura ci offrì alla vista uno spettacolo maestoso e sublime. Un ponte ad un sol arco, spazioso ed alto è gettato sulla Stura. La Stura, colle sue acque limpide e spumanti lambisce le roccie e viene a baciare la montagna in mille giri capricciosi. Una roccia immensa appoggia il ponte alla sinistra e impedendo da quella parte il passaggio alle acque, queste, bruscamente rigettate indietro, battono le roccie circostanti, finché unite a quelle degli due altri rami inferiori; che, dal principale, a poca distanza, si sono staccati per fare delle vicine campagne due piccole isole; tutte insieme si gettano sotto il ponte prendendo dalla quantità e profondità un [p 113] bellissimo color verde che tanto e tanto bene contrasta colla bianca spuma infrangentesi nei numerosi massi che ad ogni passo ne impediscono il cammino. Saliti sulla alta roccia a sinistra del ponte là sedemmo, e per un bel tratto rimanemmo come estatici a riguardare lo spettacolo immenso grandioso, sublime che a noi presentava la natura. Ammiravo e non finivo di ammirare, ed ora il cielo azzurro, dorato dai raggi solari, ora il torrente, ora le ridenti colline che mi circondavano, ora le montagne brulle ed altissime, si disputavano la mia ammirazione. Oh! le montagne! Che vi ha di più bello ed insieme di più maestoso e sublime di quella linea che si eleva, si eleva, si perde nelle nubi o si disegna sul Cielo? Perché sedendo là su quella roccia, ci venne spontaneo il pensiero di Dio ed il discorso cadde sulla magnificienza delle sue opere? Perché in questi luoghi si sente Dio vicino a noi e [p 114] vedendo intorno tanta bellezza di creazione per il vantaggio e per il diletto dell'uomo, vien spontanea la gratitudine e la parola del ringraziamento. Vengano, oh vengano in questi luoghi coloro che si fanno una gloria del non credere in Dio e poi neghino, se possono, neghino la Divina sua mano creatrice! E' il caso forse che ha fatto sì ammirabili cose? Proseguimmo il nostro cammino fino al fontanone, ove bevemmo acqua gelata, se così mi è lecito esprimermi e quindi giungemmo ad Almese ove distribuii circa quindici medaglie della B. Vergine ad altrettanti bambini e poi ritornammo a casa per la medesima via. Dopo pranzo mi avviai al paesetto di Cantoria (sic!) passando per un sentiero dapprima scavato fra la roccia e per conseguenza sospeso ed erto, persin tagliato in mezzo a verdeggianti praterie, fino al ponte in faccia al quale sorge il paesello. Domani parto per Torino. __________
Domenica - 9 Settembre 88
[p 115] Oggi alle ore 2 pomeridiane parto per Torino ove potrò godere dei bellissimi festeggiamenti preparati per le auguste nozze di S. A. R. il principe Amedeo duca di Aosta colla principessa imperiale Maria Laetitia Napoleone. _________
Lunedì 10 7.bre 1888
Alle ore 5 andai davanti al palazzo reale per salutare l'arrivo dei principi. Giunsero infatti S. A. R. il principe Amedeo, la principessa Laetitia, S. M. Umberto I re di Italia e la regina Margherita, S.M. Don Luigi re di Portogallo colla regina Maria Pia e il principe di Oporto loro secondogenito, il principe ereditario di Italia, il principe Girolamo Bonaparte, il figlio Luigi, la sorella Matilde, ecc. Dopo replicate istanze il Re e la regina ed i sovrani del Portogallo si affacciarono alla finestra a salutare l'immenso popolo plaudente. _________
Martedì - 11 Settembre
[p 116] Oggi è la festa dei fiori. Comodamente assisa sul palco di piazza Vittorio Emanuele godo a mio agio della festa. Alle 4½ giunge il corteo. 27 cavalieri vestiti in rosso, altrettanti in bianco, bleu e verde, accanto alla vettura della Sposa i tre figli del principe di Aosta vestiti da marescialli di Savoia andavano scopertamente. La sposa salì sulla gran canestra di fiori a braccio del Re e si assise tra la regina Margherita e la Pia sul Palco. La regina era allegrissima e non stette ferma un minuto. __________
Venerdì 14 7.bre
Oggi parto per Marene accompagnata da una bella Madonna alta 75 cm. da porre nella nicchia in fondo al giardino. __________
Marene, Lunedì 11 Novembre 1888
[p 117] Scrivo coll'animo oppresso dalla gioia, col cuore riboccante di gratitudine, colla mano tremante... la mia mente non è capace a raccapezzare le idee, a formare un periodo. Che importa? scriverò come mi detta il cuore; saranno frasi scomposte, ma verranno veramente dal cuore e il linguaggio del cuore è sempre più profondamente sentito e compreso che il linguaggio della mente composto con un lungo studio. Grazie mio Dio! La mia prima parola è un ringraziamento, una parola di gratitudine al datore di ogni consolazione. Che avvenne? Ah! queste povere pagine, alle quali confido, qualche rara volta conviene pur dirlo, i miei intimi pensieri, queste povere pagine da tanto tempo furono neglette e non seppero più ciò che passava nella mia vita quali disegni mi tenevano occupata. [p 118] Come mai? perché non scrissi! la mia giornata è sempre molto occupata e mi manca il tempo... Veniamo al fatto. L'anno scorso noi arruolammo un quattrocento circa soldati militi nell'esercito della Guardia d'Onore al Sacratissimo Cuore di Gesù. Quest'anno poi verso il mese di Giugno venne ad una decisione di mettere cioè di stabilire in Marene questa Pia Associazione. Fummo felici, toccammo il cielo con il dito, come comunemente si dice. Lavorammo per il decoro degli altari; due pizzi per tovaglie, una coperta, un apparato per i gradini in velluto ed oro occuparono gran parte del nostro tempo. Sul finire di Ottobre il Signor Vicario ricevette il Quadro da esporsi alla pubblica venerazione; l'adesione del Predicatore per un triduo in preparazione al giorno fortunato e giunse finalmente il dì 10 di Novembre primo delle feste solenni. Lavorai tutto Venerdì 9 corrente mese attorno ad un [p 119] parterre tutto di crisantemi bianchi con in mezzo un mare di crisantemi rossi sormontato dalla croce che, a parere mio doveva rappresentare il cuore di tutti i buoni Marenesi che in quei giorni veniva offerto solennemente al S. Cuore di Gesù. Le funzioni si fecero in tutti tre i giorni quanto mai può dirsi splendide e commuoventi. Il M. R. Teologo Vigo Curato di Santa Giulia in Torino fece cinque bellissime prediche che entusiasmarono le anime dei buoni Marenesi. Al Lunedì Mattina si fece la Comunione Generale; più di mille furono le Comunioni! In un giorno e mezzo di preparazione in un paese di 2400 anime contando i fanciulli che possono ascendere al numero di ben 800! E le iscrizioni alla Compagnia? Oh posso ben dirlo io che per tre giorni continui ho avuta la fortuna di scrivere in sacrestia il nome dei novelli aspiranti, 1250! Ed ora, o Signore, che altro mi resta, se non ringraziarti delle opere che tu compisti in Marene? ringraziarti di aver così ben disposti gli animi a ricevere [p 120] la tua parola, sì che tutti ne furono entusiasmati? Ringraziarti, sì, o Signore, e pregare incessantemente affinché il bel fuoco della carità non si estingua in questo paese, ma divampi, ma divori le anime di santo zelo per la gloria di Voi, nostro Dio e nostro Re. __________
Torino. 30 Dicembre 1888
Ancora una volta apro il mio giornale e questa volta con proposito fermo di non più lasciarlo. Non avrò ogni giorno un pensiero da registrare su queste carte? Oh! ma non sono i pensieri che mi mancano si è bensì il tempo per segnarli, affinché nell'età più adulta io ritrovi poi gli affetti della mia giovinezza. La Mamma mia si è posta a letto adesso, ho un momento di libertà e... scrivo. Da parecchi giorni è ammalata: in alcune ore soffre grandemente: questo mi è pena al cuore, vorrei poterla alleviare, vorrei vederla guarita perché se potessi vorrei che la sua vita fosse cosparsa di rose; ma, fra [p 121] queste rose vi sono sempre delle spine, il sentiero stretto per cui si deve passare è fiancheggiato di Croci, irrigato di lagrime. E fortuna per noi. Se fossimo sempre lieti e felici chissà se ci ricorderemo di Dio? del fine per cui fummo creati? Cara Croce che ci avvicini in certo modo facendoci di Lui seguaci, a Gesù Crocifisso, per te noi dobbiamo avere la salvezza! E Tu, o Signore, che donasti ai Martiri tanta costanza per soffrire i più atroci tormenti, dona a noi forza, calma rassegnazione, affinché soffrendo in questa vita possiamo un dì godere in Cielo _________
1° Gennaio 1889
Ed ecco un altr'anno di vita passato. Come passò? Di quanto si è avanzati nella virtù? Anima mia pensa che verrà un giorno che sarà l'ultimo per te: che vorresti aver fatto in allora? Pensa e risolvi. O Gesù caro, non voglio offenderti mai più, fa che questo giorno, sia il principio di una vita tutta nascosta in Te, secondo i disegni del Tuo Divin Cuore; [p 122] dammi un amor forte, un amor generoso che aneli di soffrire per Te che tanto hai sofferto per noi, che non rifiuti di portare quella Croce che piagò le Tue Sacratissime spalle, un amore che sprezzi le gioie ed i piaceri del mondo e che di null'altro sia vago che di piacere a Te, o unico Amore della povera anima mia. Stamattina fui a vedere il M. R. Don Fileppo. Lo trovai a letto in preda alla febbre; eppure era allegro, come se godesse la miglior salute del mondo. O Signore! conservaci a lungo una vita così preziosa: io ho bisogno del suo appoggio dei suoi consigli: egli mi è padre ed io l'amo con amore di figlia. __________
2 Gennaio 1889
Oggi il M. R. Don Fileppo ci fece una sorpresa: fu a vederci verso le 2 pomeridiane. Io lo sapevo però di già e l'attendevo, ché egli me lo aveva detto quando fui a vederlo stamattina. Che nobile cuore! quanta confidenza in Dio e quanta rassegnazione alla sua Divina Volontà! [p 123] Egli è solo e spesso, quando sono vicina al suo letto, le labbra sorridono, ma gli occhi sono pieni di lagrime, il cuore è angosciato in vederlo solo così, senza una persona ad assisterlo, a confortarlo, a servirlo! Se potessi starei io vicino al suo letto; se il suo letto fosse a casa mia, presso a quello della Mamma, se potessi vederli, servirli, assisterli tutti e due oh allora! sì che sarebbe contento il cuor mio! Pazienza! Questa notte la Mamma è stata più tranquilla, ha dormito cinque ore; oggi si mise a letto molto presto e le ritornò la febbre, leggiera però (37,9) Ora mi chiama: vado subito... _________
3 Gennaio 1889
Ritorno da prendere notizie di Don Fileppo: stamattina lo trovai molto più male: stanotte non ha dormito, aveva la febbre; un'acuta sfitta nel capo, una vescica ripiena di ghiaccio al cuore. E nondimeno era tranquillo: mi raccontò dispiaceri avuti, mali sofferti: [p 124] avrei potuto consolarlo, fargli coraggio, ma come avevo da fare se la voce mi tradiva l'interna commozione per vederlo sì male servito e così poco corrisposto nelle sue fatiche? Uscii dalla sua camera col cuore gonfio, la voce tremola, il pianto negli occhi... La mamma sta di molto meglio: stanotte ha dormito, stamattina fu tranquilla; ora si alza di letto... siane ringraziato il Signore! Stassera alle cinque arrivò il domestico Carlo inviato a Torino dalla Madrina inquieta sulla salute di Maman. _________
4 Gennaio 1889
La mamma continua a migliorare visibilmente. Stanotte ha dormito; i dolori scemati, la tosse diminuita. Stamattina andai in Chiesa per la Messa della Comunione Generale. Oggi incomincia il triduo di predicazione per l'erezione dell'Apostolato della Preghiera e Lega al Sacro Cuore. [p 125] Stassera alle 4½ si dirà il Coroncino del Sacro Cuore al suo altare e poi farà la predica il M. R. Canonico Giuseppe Re della Metropolitana. Dopo la S.S. Comunione andai dinuovo a trovare il M. R. Don Fileppo. Mi introdusse il Teologo Antoniotti. Stava meglio: era allegro, rassegnato e tranquillo. Mi fece sedere accanto al suo letto e mi disse tante belle cose. Mi ingiunse di tralasciare la recita dell'uffizio della B. Vergine, dire solamente Prima e Compieta. Una candela ardeva dinanzi all'altare del Sacro Cuore a rappresentare in questa circostanza Egli e la Mamma cui mi pregò a dire che il non poter Ella assistere a queste feste era un segno di predilezione del Sacro Cuore che voleva così coronare i meriti dei giorni passati. Ricevetti lettera da Marene in cui mi si dice che la divozione al Sacro Cuore aumenta: già sono 1300 gli aspiranti. Sia in eterno esaltato e ringraziato il Sacro Cuore di Gesù, nostro unico amore sopra la terra! [p 126] Stassera dopo di aver passeggiato un poco fui a Santa Barbara per udire la predica del M. R. Canonico Re. Fece una predichina breve, se volete, ma bella. Dimostrò come tutti potevano essere Apostoli, senza incomodarsi menomamente, senza muovere di casa sua, senza abbandonare i parenti e rompere le più care e naturali affezioni, dimostrò infine il grande vantaggio che avevano gli apostoli della preghiera, sopra gli apostoli, banditori della fede, i quali non sempre possono far giungere la loro voce a tutti, ma solamente a coloro che vengono ad ascoltarlo, mentre gli apostoli della preghiera per mezzo di essa possono farla giungere a tutti i cuori. Finì dicendo come basti in ogni giorno offerire tutte le nostre azioni a maggior gloria di Dio e per salvare le anime, facendoci poi vedere il bel trono che è preparato in Cielo agli apostoli invitandoci ad imitare [p 127] l'apostolo Matteo che ha tutto abbandonato per seguire Gesù Redentore e di non fare come Giona che rifiutando di essere apostolo fu inghiottito dalla balena. Dopo la predica non ho potuto prendere la benedizione di Gesù Sacramentato, perché alle cinque e mezzo dovevo trovarmi in casa a dare la China alla Mamma. Fra poco verrà Soeur Antoinette per vegliare la Mamma. Come sono care queste felici Spose del Signore! __________
5 Gennaio 1889
La Mamma è in questo giorno un poco più agitata del consueto, i dolori sono più cocenti: e una grande melanconia le tormenta la mente il che la fa stare più male ancora. Oggi dopopranzo è però più tranquilla. Vidi pure Don Fileppo: tranquillo rassegnato, fidente [p 128] nella Divina Provvidenza come sempre, sorrideva parlandomi con grande dolcezza. Il suo stato pare un poco migliorato. Fui anche stassera alla predica del M. R. Canonico Re. Dimostrò l'eccellenza dell'Apostolato della Preghiera, il quale seconda ed imita Nostro Signore Gesù Cristo nei suoi altissimi fini. Dopo la benedizione andai nella Sacrestia a portare al Signor Curato Canonico Giacomo Colombero le adesioni che avevo raccolto per il detto Apostolato. Chiesi notizie al M. R. Teologo Antoniotti di Don Fileppo. Spirito soave! Il suo volto, da cui trasparisce l'innocenza dell'anima, sempre sorridente, mi parve e in quel momento alquanto triste, mi rispose con un intonazione melanconica ancora nella voce, che era quasi sempre lo stesso, che migliorava adagino, adagino. Anima bella, ho conosciuto quanto ami il tuo fratello, come soffri nel vederlo soffrire! ___________
Domenica 6 Gennaio
[p 129] E' il dì dell'Epifania: i Magi chiamati da una stella alla culla del Bambino Gesù Re di tutti i Regi, non indugiarono un istante ad abbandonare le loro case e partire... ... Oh Signore! che anch'io la senta la Tua divina voce che mi chiama e non ponga ostacolo alle Tue Sante ispirazioni! A questo scopo feci stamane la Santa Comunione. Oggi la Mamma sta meglio, i dolori, la tosse, il mal di capo sono notevolmente diminuiti ed è più tranquilla. Don Fileppo sta meglio ancor egli. Stamattina ricevetti una lettera dalla signora Adele Silombra insegnante a Pancalieri la quale mi mandò relazione della grazia da Lei ricevuta dalla Madonna di Pompei, dell'impiego di suo marito. [p 130] Fra poco tempo la manderò all'avvocato Bartolo Longo insieme a quelle poche offerte che ho potuto raccogliere per il Santuario della Celeste Regina del Santo Rosario in Valle di Pompei. Vengo in questo momento dalla Chiesa: ho udita la predica del Canonico Re. Ha dimostrato in oggi i vantaggi dell'Apostolato della Preghiera. La disse atta a sanare la grande piaga della società moderna, l'indifferenza per la salute dell'anima dei fratelli; piaga sanguinosa vicina a passare in cancrena. Atta a sanare le nostre opere cioè a dirigerne l'intenzione ai fini elevati che l'associazione si propone, atta ancora per il bene temporale e per la salute; poiché diminuisce il peccato sorgente di ogni male spirituale e temporale. E con questa predica ha termine questo bel triduo di [p 131] preghiere: l'associazione dell'Apostolato della Preghiera è stabilita. Ho letto in oggi nel libro intitolato "l'Apostolât de la souffrance" come l'apostolato della sofferenza sia intimamente congiunto all'apostolato della preghiera; la preghiera e la sofferenza camminando di pari passo nella vita dell'Uomo-Dio. Vennero in questo momento a trovarci le Damigelle Astesana. Care anch'esse! ____________
Lunedì 7 Gennaio 1889
Ritorno or ora dalla Chiesa, ove ho ricevuto il mio dolce Gesù. La Mamma mi aveva detto di pregarlo ad ascoltare le nostre voci, a farla guarire. Ma che? Mi è impossibile; pare quasi che questa parola mi scotti il labbro, non so pronunciarla: avrei dovuto dire: Signore [p 132] fatela guarire, ma la voce si cambia invece: Signore Gesù datele la vostra rassegnazione, si compia la vostra volontà. Ricevetti stamattina una lettera da Marene: i parenti sono bene in salute, la Madrina tranquilla. Ne sia lodato il Cielo! Fui a vedere Don Fileppo: è calmo tranquillo... sta meglio è però un poco stanco; oggi spera di potersi alzare un tantino. La Mamma sta di molto molto meglio quest'oggi: forse il buon Gesù ha ascoltate di già le sue voci facendola migliorare. Vengo dalla Chiesa di N. Signora del Carmine, ove vi sono le Sacre Quarant'ore. Le predica il M. R. D. Luigi Nasi Canonico della Metropolitana. Caro! Così dolce così affettuoso! Non ci si stanca ad udirlo predicare, le ore paiono minuti e si penderebbe continuamente dal suo labbro. __________
Martedì 8 Gennaio 1889
[p 133] La Mamma stanotte l'ha passata meno bene delle precedenti: ma speriamo che sarà nulla e che oggi continuerà a star bene come jeri. In questo momento dorme: sono soltanto le ore sette e mezzo antimeridiane: io aspetto che la cuoca ritorni di piazza Milano ove è andata a fare le spese di cucina, per potermi far accompagnare in Chiesa dalla Cameriera. Dolce cosa ritornare alla Chiesa, ricevere Gesù, abbracciarlo, stringerlo stretto al nostro cuore, protestargli il nostro amore, e pregarlo a voler starsene sempre, sempre con noi. Oh ma perché io desidero tanto questi momenti e poi quando lo posseggo questo Gesù dolcissimo sono tanto distratta, non so più dirgli una parola? O dove sono andati quei giorni di sensibile dolcezza in [p 134] cui ti ricevevo, sentivo la tua presenza, e ne gustavo tutta la soavità ? Oh mio Dio; pure voglio amarti in oggi che non sento il tuo amore, come ti volevo amare in quei tempi di fervore; deh! tu sostieni quest'anima mia, rendila forte contro le aridità; che io ti ami tanto nel tempo della consolazione come nel tempo della prova; perché io faccia sempre la tua volontà , sempre e dappertutto! Oh diletto Sposo dell'anima mia, vieni, vieni ciò non ostante nella povera anima mia; ti abbraccierò , ti condurrò nella mia casa, ti porrò come in trono nel mio cuore, quivi Tu mi istruirai ed io sarò docile alle tue sante ispirazioni; mi abbasserò nella polvere nel mio niente, ti offrirò tutta me stessa, affinché Tu rinnovelli il mio cuore che lo infiammi col tuo amore. O mio Dio, fornace di amore, amore per essenza, brucia, [p 135] consuma questo povero cuore col tuo amore, fammi pur parte del calice amaro della tua passione, cingimi colla tua corona di spine, ma legami con questa sì strettamente al tuo Cuore divino che non me ne possa separare mai più. Ed ora eccomi ritornata dalla Chiesa; l'amante mio Divino non si sdegnò di entrare nel mio cuore, dandomi in questo modo una nuova prova del suo ardente amore. Fui da Don Fileppo; non incontraii nessuno stamattina in Parrocchia, salii le scale; bussai alla sua porta, entrai. Sta meglio: stanotte ha dormito pochissimo, ma jeri si è alzato dalle ore undici e mezzo fino alle ore quattro e non si sentì dopo questo più stanco, più spossato del consueto. Ora ha però bisogno di nutrirsi e di mangiare qualche cosa di sostanzioso. [p 136] Oggi faccio fare la gelatina e domani mattina gliene porterò un poco. Ora scriverò allo zio Cesarino per ringraziarlo dei suoi auguri e per dargli notizia della salute della Mamma. Leggendo il giornale "il Giovedì", ho trovato una sciarada che mi piace che amo conservare. Sciarada1° Te lo dirò in sul principio, che difficile non é; 2° O, lo scrivo in sul momento, E si spiega ben da sé. 3° Giovinetto ardito e baldo Già ti dissi il nome intier Totale. Ei fu un santo! In fede saldo, Perciò or gode in sen del Ver!
Fui alla predica dell'Esposizione del Santissimo Sacramento per le Sacre Quarant'ore alla Chiesa del Carmine del M. R. Canonico Luigi Nasi. Parlò dell'amore grande di Gesù Redentore. Ma chi, chi [p 137] non si sentirebbe infiammato d'amore alla parola dolce e soave di quell'anima fervida. Sempre uguale a sé stesso non cambia il tono dolce della sua voce che alcune rare volte. Stassera inveì contro a Giuda. Dopo di aver detto che Gesù cintosi le reni di un candido lino lavò i piedi agli apostoli diletti; uscì in questa esclamazione: Ah Giuda, Giuda, scellerato discepolo, se non erano di ferro quelle tue viscere, come non si sarebbero commosse al tocco di quelle mani sacrosante, a quel tenero bacio che colle tremanti labbra ti imprimeva sul piede sacrilego, a quelle parole che sottovoce ti sussurrava ricordanti il tuo tradimento?" E poi dopo alcuni minuti di silenzio quasi a lasciar meditare le parole sopra dette, ripigliava calmo il suo discorso. Parlando della S.S. Comunione, diceva: "io meschino non [p 138] ne so niente, non vedo niente, ma oh che cosa si passava nel cuore di una Santa Teresa, di una Catterina, di un Filippo Neri? Quali colloquii amorosi, quali sospiri infuocati, quali estasi d'amore in quelle anime di serafino nell'ora della Comunione. Oh! lo dica S. Carlo Borromeo il quale sebben uso a siffatte scene confessa che gli tremavano le labbra e le mani appressando l'Ostia Santa a San Luigi Gonzaga per la prima Comunione, ben sapendo di dare il buon Gesù ad un angelo!" __________
Mercoledì. 9 Dicembre 1889
Stanotte sognai il mio diletto Ernesto. La condizione di cose era nello stato in cui è presentemente. La Mamma era inferma: io vado dalla sua [p 139] camera in quella da pranzo e veggo l'amato fratello seduto alla tavola che scriveva. Me gli seggo vicino, lo guardo, lo contemplo gli getto le braccia al collo, lo bacio in fronte, lo stringo stretto al petto. Egli mi lasciava fare: oh! ti ho ritrovato mio diletto, gli dico, ma sai, mi era stato detto che eri morto, lo avevo creduto, non ti ho visto mai più, e non riavevo in me per la sorpresa; ma pure io lo vedevo... ma mentre voleva parlarmi io mi svegliai... era un sogno... Fui alla Chiesa: andai a confessarmi dal M. R. Teologo Antoniotti. Mi piace anche tanto. Andai da Don Fileppo ma non mi potei fermare perché vennero a trovarlo Don Cumino e il Cavaliere Radicati di Brozolo Ariarlo ed Eppi e ritornai a casa. ___________
Giovedì - 10 Gennaio 1889
[p 140] La Mamma oggi è un poco meno bene di jeri, ma speriamo sarà nulla: forse l'influenza del tempo. Oggi nevica. Non posso uscire; andai solamente stassera alla farmacia Mercandino per fare spedire una ricetta e andai ad aspettarla in San Dalmazzo alla cappella di N. Signora della Santa Casa di Loreto. __________
Venerdì - 11 Gennaio 1889
Oggi sono stata a visitare il Presepio situato in Via Po N. 33 nella cappella del Regio Ospizio di Carità in favore dei poveri fanciulli abbandonati raccolti dalla carità pubblica dell'Ospizio a Giaveno retto dal M. R. Don Andrea Pogolotti. [p 141] E' veramente stupendo. Laggiù in fondo tu vedi la città di Betlemme colle sue torri e castella. Ridenti colline coronate da ripidi monti burroni e precipizi qua e là seminate casupole mulini, torri antiche; a destra ti colpisce una bellissima cascata d'acqua che scendendo da un ripido dirupo balzando sulle roccie, scorrendo alla pianura, viene a formare un laghetto dopo di aver dato moto ad un mulino. Ma ciò che più di ogni altra cosa ti incanta si è la capanna di Betlem. Scavata nella roccia, formata di massi, la diresti roccia vera ed invece è formata di sola carta. Grande abbastanza ella presenta nell'interno sollevato in alto un gruppo d'angeli che quasi fanno corona al Dio Umanato ed alla Sua Santissima Madre. Fuori della capanna, sul limitare un altro gruppo [p 142] svariatissimo di Angeli, Cherubini, Serafini, colla stella d'Oriente e l'iscrizione: Sia gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà . Vita, moto colore alla scena aggiungono poi gli uccelletti che svolazzando per l'amena campagna, cantando dolcemente mescolano il loro canto al mormorio delle acque. I personaggi che animano la scena paiono proprio vivi e parlanti, sì che non puoi staccarne lo sguardo illuso. Sul ciglione della strada, seduto sopra un rozzo tronco di albero, sta un povero, vestito di miseri cenci, chiedendo l'elemosina. Quanta espressione in quello sguardo compassionevole e come è naturale la posa del suo braccio tenente il cappello in cui si vedono direi i muscoli e le vene. [p 143] Quale espressione nei varii gruppi di contadini, che ritornando dalla capanna di Betlemme scambiano tra di loro vivaci commenti sul fausto avvenimento, in quelle donnette che ferme piantando il loro bastoncello a terra, esprimono la loro meraviglia! Ma più di tutto incanta la maestosa scena dei tre Re Magi che vengono a portare le loro adorazioni al Dio fatto Bambino! Quanta splendidezza di vestiari e grandiosità di apparati nel magnifico loro seguito reale! Là sulla porta della capanna è S. Giuseppe in atto di ricevere gli Augusti visitatori. Presso alla Santissima Vergine sta uno dei Re Magi piegando un ginocchio davanti al Dio Incarnato, al Re di tutti i Regi, al [p 144] Dominatore di tutti i Dominatori. Presso di Lui un giovane paggio agita un turibolo in cui si sprigiona l'incenso. Più in là in atto di guardare nella Capanna un altro Re si avanza seguito dalla sua Corte. E più lungi ancora il terzo Re è ancora presso il suo magnifico cavallo tenuto a briglia da un moro. Altri paggi in lontananza tengono i cavalli ed i cammelli che hanno servito loro per il viaggio. E' molto bello questo presepio e merita davvero di essere visitato. Tutte le madri cristiane dovrebbero condurvi i loro figliuoletti ad apprendere i Misteri della nostra Santa Religione a fare un atto di fede ed un'opera di carità a poveri fanciulli abbandonati. ___________
Sabato - 12 Gennaio 1889
[p 145] La Mamma in oggi è alquanto migliorata: i dolori non sono ancora cessati ma notevolmente diminuiti, la tosse è anch'essa meno frequente, il mal di capo più leggiero, la febbre perfettamente scomparsa. E prova del suo miglioramento avvenuto sia che questa sera andò a letto alle ore otto e un quarto pomeridiane, e questa sarà l'ultima notte che verrà la Suora Domenicana a vegliarla. Cara, Cara, cara questa Soeur Antoinette! Benché sia francese e altre lingue che la francese non sappia parlare e che a stento ci possiamo capire, pure abbiamo stretta un'amicizia di ferro. Stassera essendo l'ultima sera che rimaniamo insieme [p 146] l'abbiamo passata fino alle dieci ed un quarto nella mia camera. Mi mostrò una statuina di San Giuseppe che tiene nella tasca, un'altra di Nostra Signora di Lourdes e un'immagine del Sacro Cuore di Gesù che tiene nel coperchio dell'orologio. Nostra Signora di Lourdes! A parlargliene va in estasi dalla gioia e dalla meraviglia. Ella ci sarà stata per ben quaranta volte; la sua patria, il suo paese non distandovi che tre ore. Mi animò moltissimo ad andarvi anch'io: dista da Torino due giorni e due notti di viaggio: Ella chiede alla Santa Vergine la grazia di vedere ancora una volta prima di morire la santa grotta di Lourdes. Mi disse che avrebbe pregato per me, che m'avrebbe [p 147] posta sotto la protezione della Santissima Vergine; io le diedi per mio ricordo un'immagine su cui sono rappresentate due rondini che si volano l'una incontro all'altra: di sopra è scritto in francese: Souvenir. Si apre: rappresenta un grandino; una cornice di fiori e in mezzo coricato su di poca paglia il Santo Bambino Gesù con un cuore in mano. Mi promise di portarmi anch'essa un'immagine quando verrà a trovarmi Domenica ventura. Poi uscì dalla mia camera dopo di avermi abbracciata e baciata più volte. __________
Domenica - 13 Gennaio 1889
Stamattina prima di recarsi alla Chiesa Suor Antoinette venne ancora a vedermi nella mia camera. Io ero ancora [p 148] a letto. Mi disse tante cose, mi baciò e partì. Io mi alzai e mi recai alla Chiesa. Udii la Santa Messa all'altare della Vergine S.S. Addolorata e mi comunicai. Poi andai a vedere il M. R. Don Fileppo. Aveva dormito e pareva stesse meglio. Mi disse che oggi verrebbe verso le tre a vedere la Mamma. Erano le due e mezzo, suonano il campanello, la cameriera era uscita, vado io ad aprire. Don Fileppo... Era proprio lui. Si fermò alcun poco con la Mamma e si sarebbe fermato di più se non fosse venuta la zia Giuseppina con tutti bambini. Si fermò fino alle tre e tre quarti poi io andai con Lei alla predica a Santa Barbara. Credevo predicasse il Signor Curato, ma invece, siccome anch'egli da alquanti giorni non è troppo bene in [p 149] salute, predicò in sua vece, il M. Reverendo Canonico Re. Fece la predica sull'imminente carnevale, disse che alcuni chiamano il Carnevale tempo di onesto svago e sollazzo, altri il tempo del peccato, e che Egli era d'accordo a chiamarlo il tempo del peccato. Disse poi che come il Carnevale è il tempo in cui più si commettono tutti i peccati così i buoni Cristiani dovevano fare il possibile per schivare ogni peccato e praticare tutte le virtù. Ci consigliò a riparare i peccati di gola con il non lamentarsi di qualunque cibo ci venga ammannito, riparare la bestemmia con frequenti giaculatorie e attaccarci solidamente alla forte colonna della preghiera: pregare, pregare sempre, pregare molto e con raccoglimento. __________
Lunedì 14 Gennaio 1889
[p 150] Stamattina entrando in Chiesa, vidi all'altare del Sacro Cuore di Gesù, il M. R. Don Fileppo che diceva la Santa Messa. Mi parve stanco però, né m'era ingannata, ché dopo la Santa Comunione essendomi recata a trovarlo mi disse che aveva sudato moltissimo e che si era stancato. Venne ad accompagnarmi fino alla Sacrestia. Era la prima mattina che lo trovavo alzato. Siane ringraziato il Signore! Domani è il suo giorno Onomastico: San Maurizio capo della legione Tebea. Io gli regalo un piccolo tempio lavorato in legno al traforo con dentro una statuetta del Sacro Cuore di Gesù e accompagno il dono con una lettera di augurio. [p 151] Stassera, vigilia della festa, dopo che Egli sarà venuto qui glielo farò portare in parrocchia. Ed è venuto di fatti a trovarci ma appena appena egli era entrato suonano di nuovo il campanello. Era il Padre Giuseppe. Quando il Padre Giuseppe stava per alzarsi vennero lo zio Alberto e la zia Antonietta, dimodoché andarono via tutti e due. Verso sera venne ancora a trovarci la signora Foglietto e la signora Bosio. __________
Martedì 15 Gennaio 89
La Mamma sta alquanto meglio benché la tosse non sia ancora cessata. Oggi per la seconda volta incominciò ad uscire un poco. Andammo sul corso Vinzaglio fino davanti al numero [p 152] ventitré ma poi sentendosi stanca ritornammo a casa dopo mezz'ora di passeggiata. Alle tre venne Don Fileppo il quale, questa volta non più disturbato poté fermarsi fino alle cinque. __________
Il tempo è splendido. Andammo a passeggio, io colla Mamma fino alle tre ed un quarto; ritornando a casa trovammo il M. R. Don Fileppo che ci aspettava. Dopo un poco di tempo vennero le Damigelle Astesana Cesarina e Giuseppina, poi la signora Cassino e ultimo fra tutti giunse il M. R. Don Giovanni Battista Rolle nostro Vicario di Marene. Non poté fermarsi con noi a pranzo, perché stato invitato [p 153] dal Signor Luisia a casa sua, stette solamente un poco con noi in conversazione. Ci disse che la compagnia della Guardia di Onore al Cuore Sacratissimo del Divin Salvatore continua a progredire nel numero dei soldati che vengono a militare sotto alla sua bandiera: sono oramai un mille trecento e venti. __________
Domenica 20 Gennaio 1889
Stamattina si può dire che la passai tutta in Chiesa nella dolce compagnia del mio amore Gesù. Verso le sette e mezza mi recai a Santa Barbara ove udita la Messa celebrata da Monsignor Pechesimo feci la S.S. Comunione. [p 154] Alle ore nove vi ritornai per la Messa parrocchiale, spiegazione del Vangelo e Benedizione del Venerabile. Predicò il M. R. Teologo Antoniotti. Incominciò facendoci vedere come il Vangelo parlava pochissimo della Beata Vergine Maria, ma come i pochi tratti che ce ne dà bastano, per farla apprezzare, venerare ed amare. Nel Vangelo d'oggi si narra come essendo invitati Maria, Gesù e gli apostoli alle nozze nella città di Cana in provincia di Galilea, vi intervennero. Ma a metà del convito venendo a mancare il vino, Maria per la prima se ne accorse e pregò il suo divin Figlio di anticipare l'ora di fare i miracoli per evitare la confusione a quei due poveri sposi. [p 155] E dal Vangelo trasse argomento a parlarci di Maria. Con quanto affetto ci tratteggiava questa Vergine fortunata! E quando ci diceva: solleviamo, o carissimi fratelli, solleviamo i nostri sguardi al Cielo e contempliamo Maria, o Maria! io ti vedo vestita di sole, coronata di stelle, posare il virgineo tuo piede sopra il bianco astro della Luna. Dal verginale candore che t'irradia la fronte trasparisce la tua bontà : o Maria chi non t'ama? Quant'affetto era nelle sue parole! E quando esclamava: chi più pura di questa vergine che fu concepita senza peccato originale, crebbe nel tempio, fu chiamata benedetta fra tutte le donne da [p 156] Santa Elisabetta e l'angelo annunziatore della sua maternità la salutò piena di grazia, chi più pura di Colei che il Dio di purezza scelse ad essere sua madre? Ci esortò poi in modo speciale ad essere amanti di Maria la più tenera delle madri, a ricorrere soventi alla sua potentissima intercessione essendo Ella l'onnipotente per grazia come il Divin suo Figlio è onnipotente per natura. Ci disse che quando nel nostro cuore sentiremo a venir meno la carità, simboleggiata nel vino delle nozze di Cana in Galilea, ci disse di ricorrere a Lei affinché l'amore, la carità tornasse ad avvampare nel nostro cuore, come il vino ritornò al convito degli sposi. Dopo la benedizione del S.S. Sacramento ritornai a casa [p 157] ove trovai il signor dottore Besozzi che era venuto a visitare la Mamma. La Mamma va però meglio continua ad uscire tutti i giorni, solo talvolta alla notte tossisce ancora un poco e per conseguenza non può molto dormire. Stamattina andammo alla Messa delle undici. Siccome in Chiesa fa troppo caldo andammo ad udirla dal coro. Vi era il M. R. Teologo Antoniotti, Don Fileppo e il R. Don Ferrero capellano dell'ospedale di San Giovanni che faceva il ringraziamento della Messa. Non udii mai Messa che mi piacesse di più: il coro è piccolo, raccolto, nessuno muove, un silenzio religioso vi regna e costringe alla preghiera. Come sono fortunati i sacerdoti che possono ad ogni momento godere della presenza reale di Nostro Signore! [p 158] Il tempio è loro dimora e quando nelle lotte della vita possono essere stanchi ed abbattuti, il tabernacolo è là per dar loro subito nuova forza e coraggio. Ritorno or ora dalla predica del M. R. Signor Curato. Avendo finito la parte delle istruzioni parrocchiali che riguarda il bene che il cristiano deve fare per giungere all'eterna salvezza, oggi incominciò la parte: fuggire il male: il solo male che il cristiano deve conoscere cioè il peccato. Incominciò dicendoci come l'unico negozio d'importanza per il cristiano deve essere la sua salvezza eterna: ed ecco quanto ho imparato dalla predica di stassera. Il peccato è la violazione della legge di Dio: ora la legge di Dio si può violare in due maniere: o non facendo [p 159] ciò che la legge ci comanda, o facendo quelle cose che dalla legge ci vengono vietate. Quindi non vi è peccato dove non vi è legge, non vi è comando assoluto; come il non fare le opere ingiunteci dalle compagnie a cui siamo ascritti, il non corrispondere alle ispirazioni divine ed ai consigli, non precetti, del confessore. Il peccato riguarda il nostro interiore ed il nostro esteriore, quindi vi sono peccati di pensiero, di parola, di opera e di omissione. Peccato di pensiero quando si pensano cose contrarie alla fede alla purità, carità, buon costume e si fanno colla mente e col cuore. Peccato di parole che si fa colla lingua coi cattivi discorsi, imprecazioni, calunnie, maldicenze, bestemmie. Peccato di opere che riguarda le nostre azioni e peccato [p 160] di omissione che si fa tralasciando di fare quello che siamo obbligati di fare. I peccati si dividono poi in originale ed attuale: l'originale quello col quale veniamo tutti al mondo e di cui purghiamo l'anima col sacramento del Battesimo; e l'attuale, quello di cui ci occuperemo, che si contrae e di cui purghiamo l'anima col sacramento della Penitenza. Il peccato attuale si divide per il grado, la specie, ed il numero. Pel grado se è più o meno grave viene chiamato mortale o veniale: mortale quello che dà morte all'anima e veniale che solamente la ferisce ma non la priva della grazia di Dio. L'omicidio, la bestemmia volontaria, il furto tutti [p 161] comprendono che sono peccati mortali; una bugia senza gravi conseguenze, una parola oziosa, una leggiera impazienza tutti comprendono che sono solamente peccati veniali; ma fra i veniali ed i mortali ve ne sono di quelli di cui è difficile definirne la specie e la gravità! Il peccato per essere mortale deve avere due condizioni: la volontà deliberata di fare il male (conosco che è male e voglio farlo ugualmente) e gravità di materia. Ora per la mancanza di una o dell'altra di queste due condizioni il peccato può divenire veniale solamente. Io rubo: il furto per sé stesso è peccato mortale: ma non rubo che due soldi e per mancanza di gravità di materia il peccato diviene veniale. Commetto un'azione di materia grave ma è in una dormiveglia o sotto l'impeto di una violenta passione e allora manca la volontà deliberata. [p 162] Il peccato può poi divenire mortale per una serie di peccati veniali continuati per mezzo di un'associazione morale della materia. Un negoziante sopra ogni chilo di mercanzia ne ruba un oncia fa un peccato veniale per volta ma se continua nel suo furto la materia rubata si unisce e il peccato per gravità di materia diventa mortale. Il peccato si divide per la specie: la presunzione e la disperazione sono ambedue contro la speranza ma di specie diversa: la presunzione per troppo speranza e la disperazione per difetto. L'omicidio, la calunnia ed il furto sono tutti peccati contro alla giustizia, ma l'omicidio intacca la persona, la calunnia l'onore, il furto la roba e sono di tre specie distinte fra di loro. Il peccato si divide poi ancora nel numero. [p 163] E qui sta il difficile per una regola fissa: colui che fa un peccato di scandalo fa tanti peccati quante sono le persone che hanno ricevuto lo scandalo. Un ladro ruba una borsa: uno solo è l'atto, ma se la borsa contiene denari di dieci persone dieci sono i peccati che il ladro fa quanti sono le persone danneggiate. Uno l'atto e più i peccati. Un altro ladro prende la scala, l'appoggia al muro, si traveste per rendere impossibile il riconoscimento, sale la scala, entra in casa e ruba: eppure costui ha fatto un solo peccato di furto; perché tutte queste circostanze moralmente si sono unite ed hanno fatta una sola materia grave. Il Signor Curato disse infine che difficile era nella pratica il conoscimento di queste varie specie di peccati, ma che egli ci consigliava a non mai provare [p 164] il bisogno di conoscerli, cioè ad evitare il peccato e temerlo come solo male possibile. Ultimò il suo discorso con questo bell'esempio. San Giovanni Grisostomo patriarca di Costantinopoli venne a ferire colle verità che predicava la medesima imperatrice Eustocchia che mandò un suo ufficiale a rimproverarglielo. Ma il Santo Patriarca le rispose che aveva un grande rispetto alla sua persona, ma che non temeva le sue minaccie. L'imperatrice montò in furore e disse all'imperatore di punirlo. L'imperatore convocò il concilio e disse: il Patriarca sommuove il popolo colle sue prediche e non ha rispetto nemmeno per l'autorità imperiale. Si levò uno allora e propose gli si confiscassero i beni; un altro che si mettesse in prigione, un altro che lo si inviasse in esilio, un altro poi osservando [p 165] che il patriarca si era reso reo di lesa maestà propose di farlo morire. Si levò poi un quinto e così parlò: V'ingannate tutti: il santo patriarca Giovanni non vi teme: se gli confiscate i beni i poveri soli ne perderanno ché vanno tutti in loro vantaggio: se lo mettete in prigione il popolo ne lo leverà e se anche ciò non fosse egli se ne terrebbe contento e benedirebbe alle sue catene che lo fanno soffrire, se lo mandate in esilio, esilio per lui non vi è, perché dappertutto troverà il suo Dio, se poi lo farete morire coronarete la di lui felicità dandogli la palma del martirio che egli agogna per giungere a Cristo. Una sol cosa egli teme e se voi, o, imperatore, potrete farlo cadere in peccato, questo sarà il solo male che possiate fargli, perché gli altri non sono mali per lui! [p 166] Oh mio Dio! il peccato sia il solo male che noi temiamo e sì lo temiamo che sempre lontano lo abbiamo da noi! Prima di andare alla predica ci siamo recate all'Ospedale Oftalmico per chiedere informazioni del M. R. Padre Pacifico che era stato a farsi levare un occhio che da sei anni lo faceva soffrire. Andammo nella sua camera e lo trovammo di già alzato. Gli hanno fatto l'operazione ieri mattina; non lo hanno nemmeno addormentato tanto era calmo e tranquillo, al frate che lo assisteva venne male a lui no e dopo l'operazione si alzò da lui stesso per tornarsene alla sua camera; dopo alcune ore il dottore gli disse: - ora avrà molto mal di capo, non è vero? niente affatto, - gli rispose. Ma sa che è unico Lei? [p 167] Che sublime rassegnazione, che calma, che virtù alberga in quell'anima bella! __________
Lunedì 21 Gennaio 1889
Piove e a causa della pioggia bisogna starcene tappati in casa. Non fa però freddo e mi pare impossibile d'essere d'inverno; quasi si confonde con la primavera. L'altro dì quando venne a trovarci il Signor Vicario di Marene ci disse che oggi sarebbe venuto a Torino il M. R. Teologo Giordanino. E giunse difatti. Oggi dopopranzo venne a trovarci il Padre Giuseppe Peretti. La Mamma gli raccontò come io avevo fatto della mia famiglia una piccola comunità religiosa, come tutte avevamo preso un nome monastico e come si era fatto un [p 168] orario e le regole. E' così infatti. Don Fileppo diede il nome alla piccola comunità: Unione di Santo Amore nome semplice e bellissimo, io feci alcuni statuti perché le servissero di norma. Eccoli.
Statuti
1. La congregazione che abbiamo stabilita ed alla quale non potranno appartenere che i membri della nostra famiglia, avranno per protettori speciali il Sacro Cuore di Gesù , e Nostra Signora del Monte Carmelo. 2. Gli aggregati saranno liberi di osservare o no l'orario della congregazione. 3. A coloro che osserveranno le regole sarà dato dal direttore della pia associazione il merito dell'ubbidienza. 4. [p 169] Gli aggregati non potranno assistere a feste da ballo e tanto meno frequentare i teatri, potranno però intervenire ai leciti divertimenti che in ogni anno si danno negli istituti religiosi. 5. Gli aggregati procureranno alla mattina di indirizzare le loro azioni a maggior gloria di Dio e secondo le intenzioni del Sacro Cuore di Gesù, ed alla sera di fare un breve esame di coscienza sulle opere della giornata. 6. Procureranno, facendo tutti parte della Pia Opera della Guardia d'Onore, di trovarsi fedeli alla loro ora di guardia per dare a Dio la maggior gloria possibile, e per riparare agli oltraggi immensi che il buon Gesù riceve continuamente nel Sacramento del suo amore. 7. Gli aggregati procureranno di accostarsi ai S.S. [p 170] Sacramenti almeno una volta al mese e nelle feste di Nostro Signore e della Beata Vergine Maria. 8. Il maggiore o minore numero delle pratiche religiose sarà regolato per ciascun membro secondo il consiglio del proprio confessore. 9. Percorrendo le vie, quando per disgrazia, gli aggregati odano a profferire qualche bestemmia procurino subito di ripararla facendo un atto di adorazione. 10. Il motto, la parola d'ordine della congregazione sarà " Sia lodato Gesù Cristo! "la quale giaculatoria gli aggregati diranno a modo di saluto quando entrano e quando escono di casa, la prima volta che si vedono la mattina e sovente fra il giorno. 11. Gli aggregati, quando sono raccolti nella sala di [p 171] lavoro "procureranno il più spesso possibile di dire giaculatorie le quali verranno ripetute dagli altri! 12. Il pensiero della presenza di Dio sarà mantenuto sempre presente alla memoria da una statua od immagine sacra che si avrà cura di porre sul tavolo da lavoro in mezzo agli aggregati. 13. La meditazione, la lettura spirituale, le preghiere si faranno in comune da tutti gli aggregati, memori di quella promessa di Nostro Signore Gesù Cristo "quando sarete due o più congregati in mio nome io sarò in mezzo di voi" 14. La meditazione si farà sopra la "Manna dell'anima" del Padre Segneri, oppure sulla passione di Nostro Signore del Da Bergamo, la lettura spirituale si farà leggendo la vita di qualche Santo, o un altro libro di divozione. 15. [p 172] Per maggiore comodità della Congregazione si è fatto un orario distribuendo le occupazioni fra le diverse ore del giorno che parevano più proprie. 16. I giorni festivi non sono regolati dal presente orario, ma dall'orario delle funzioni della Chiesa parrocchiale. 17. L'adempimento dell'orario dipende però in tutto Dalla Madre Superiora, la quale avrà facoltà di dispensare dalle occupazioni o di cambiarne l'ordine. 18. Questi statuti dovranno essere presentati al Padre Superiore, che in segno della sua approvazione vi apporrà la sua firma. 19. Al Superiore spetterà il diritto di porre il titolo, il nome alla novella Congregazione. 20. Il Superiore dovrà poi alcuna volta visitare la congregazione ed informarsi dalla Madre se gli Statuti vengono osservati. 21. [p 173] Il Superiore, camminando avanti alla sua piccola comunità, procurerà di farla avanzare ognora più sulla strada della perfezione, affinché possano un giorno, tutti insieme, giungere alla eterna beatitudine del Paradiso.
Orario
Ore 7¼ Levata – 7½ - 8½ Messa e Comunione. - 8½ - 8 3/4 Colazione - 8 3/4 - 9 Toeletta, Lettura dei giornali. - 9 Lavori. 9 3/4 - 10 Meditazione in comune - 10 – 10½ Silenzio - 10½ - 11½ si continua il lavoro – 11½ Recita dell'Uffizio - 12 Pranzo. 1 - 2 Ricreazione - 2 Lavoro 2 3/4 Lettura spirituale - 3 – 3½ Silenzio - 4 Uffizio 4½ Uscita Visita e Benedizione del S.S. Sacramento. 6½ Cena 8-9 Lavoro 9 Rosario - 9½ Riposo.
[p 174] Questa è la regola che mi sono fatta. La Mamma, Madre Superiora Suor Teresa di Gesù , io Suor Maria del Sacro Cuore, Catterina Suor Maria degli Angeli chiamata Angelica per brevità e Maddalena Suor Maria Maddalena dei Pazzi. Domenica - 27 Gennaio 1889
Ieri andai a comperare dal negozio di oggetti religiosi situato in piazza della Consolata presso il celebre Santuario un bellissimo Crocefisso in cartapesta per tenere sul tavolo quando siamo nella sala di lavoro. Stassera avrei voluto andare alla predica del Signor Curato, ma essendo a passeggio con lo zio Virginio e lo zio Alberto vi arrivai troppo tardi. [p 175] Stamattina il M. R. Teologo Antoniotti fece la spiegazione del Vangelo il quale narra la guarigione del lebbroso. Nel lebbroso raffigurò il peccatore coperto della lebbra schifosa del peccato e dopo di aver animato al Sacramento della Penitenza, venne ad annunciare le disposizioni per ben confessarsi. Le ridusse a tre: la contrizione del cuore, la confessione della bocca, e la soddisfazione delle opere. ________________
Giovedì 31 Gennaio 1889
Don Fileppo non vuole accettare come Padre Superiore della nostra Congregazione; insiste perché la Madre faccia un breve fervorino sopra l'umiltà nel giorno di Sabbato festa della Purificazione della S.S. Vergine. [p 176] La Madre rifiuta ed allora il Direttore comandò a me di scrivere la predichina che la Madre dovrà poi esporre. Chinai il capo al comando ed accettai. Stamattina l'ho scritta; mi è riuscita di circa tre pagine. _________________
Venerdì 1 Febbraio 1889
Stamattina fui a confessarmi. Poi andai in sacrestia a parlare a Don Fileppo. Egli mi dimandò se non l'avevo a male, perché egli non voleva essere il nostro Padre, ma che non accettava perché non poteva e poi anche perché stando noi la maggior parte dell'anno fuori di Torino non si avrebbero potuto fare le cose con serietà e mantenerle. Pazienza! Gli risposi che non l'avevo a male e come faceva [p 177] Lui era ben fatto. Gli dissi però: Se non accetta da Padre ci faccia almeno la funzione di Sabbato affinché riesca più solenne. Te la farò, non oso più dirti di no. - Grazie, grazie. _________________
Sabato - 2 Febbraio 1889
Ho preparato adesso, adesso l'altare nella sala da Pranzo. Il Sacro Cuore di Gesù campeggia sull'alto in mezzo, a suoi piedi la Croce, La S.S. Vergine e San Giuseppe. Dieci candellieri ai fianchi; due mazzi di fiori in mezzo all'altare. A destra il seggiolone per la predica ed un cuscino per terra per il Direttore. Lì presso un altro cuscino ed un seggiolone per la madre; attorno tre sedie per le suore: ecco tutto il preparato. [p 178] Sono le cinque: la funzione riuscita bellissima finì or ora. Si recitò in comune il Veni Creator per impetrare il lume dallo Spirito Santo; il Rosario per porre la novella congregazione sotto la protezione ed implorare l'assistenza di Maria S.S. nostra cara Madre e poi ci sedemmo e Don Fileppo lesse un bel fervorino che aveva scritto in piemontese. Dopo di averci esortate a camminare sempre per la strada della perfezione e a perseverare nella nostra congregazione, mi fece cenno di leggere gli statuti della comunità. Sono i medesimi che ho inserito in queste pagine colla sola differenza che invece di Padre Superiore pose a Lui stesso il nome di consigliere. [p 179] Finì poi il suo discorso parlandoci dell'umiltà che dobbiamo praticare e che la Madre sapientemente pose a fondamento della Congregazione. Dopo il Consigliere, come d'ora in avanti lo chiamerò, conferì alla Mamma il titolo di Madre Superiora, a me quello di Suor Maestra (senza novizie però) ed agli altri i medesimi titoli di Suor Maria degli Angeli e Suor Maddalena. Si finì la funzione colla benedizione coll'indulgenza plenaria dei Terziarii Carmelitani.
Ritorno dalla predica della purificazione fatta dal M. R. Don Cumino. Ci dimostrò che tanto più uno è umile altrettanto più è santo e dopo di averci fatto vedere la incomparabile santità di Maria ci fece palesa l'immensa sua umiltà; [p 180] umiltà anch'essa incomparabile poiché tanto alto è l'edificio della santità elevato dalla Vergine Madre, altrettanto profonde dovevano essere le sue fondamenta. O Maria Regina e Modello degli umili! fateci grazia di camminare sempre alla vostra scuola e di approfittare degli incomparabili vostri ammaestramenti. __________
Domenica 3 Febbraio 1889
La spiegazione dell'Evangelo la fece stamattina il M. R. Don Alberto Bregliani vice-rettore di Santa Cristina. Nella mistica nave dell'Evangelo raffigurò non solamente la Chiesa, ma ancora l'anima nostra navigante nel mare burrascoso delle tentazioni e delle nostre [p 181] passioni che minacciano di sommergerla. Ma Gesù Cristo nella barca dorme; svegliamolo questo amabile Gesù cogli accenti di una fervorosa preghiera; ed Egli aiuterà colla sua grazia l'anima nostra affinché possa giungere al porto beato del paradiso. Oggi il tempo è ventoso e la Mamma patisce molto di male ai denti. O Gesù divino! alleviatela nei suoi dolori e datele la rassegnazione ai vostri santi voleri. Alle ore quattro andai a Santa Barbara alla predica del Signor Curato. Ci parlò del peccatore abituale e della passione dominante. __________
Mercoledì - 6 Febbraio 1889
E' il primo mercoledì del mese e destinato al giorno di ritiro in preparazione alla morte. [p 182] Il pensiero della morte non deve già esserci motivo di tristezza e di spavento, ma deve solamente esserci un salutare avvertimento per il quale operiamo sempre come se le opere nostre fossero le ultime e dovessero essere giudicate. Stamattina andai a San Rocco dove il Padre Zampieri della Compagnia di Gesù tenne un discorso alle Consorelle della buona Morte. Traendo argomento anche lui dalla mistica barca su cui dormiva Gesù venne a parlarci delle tentazioni e della maniera di vincerle agguerrendoci delle virtù contrarie alle nostre passioni, vigilando sulle arti del demonio e pregando Dio a darci forza per combatterle generosi, affinché all'ora della morte, avendoci l'abito, ci torni facile rintuzzare il nemico che farà allora i suoi ultimi, più terribili sforzi per fare cadere l'anima nostra e vincerla. [p 183] Oggi alla passeggiata incontrai il Cardinale Alimonda e Don Rua il successore di Don Bosco. Don Rua! Al vederlo quando è in sacrestia, attorniato da una folla di popolo che se lo disputa, sorridere all'uno, parlare all'altro coll'uno da una parte che gli grida: padre la benedizione, un altro, preti laici, signore, signori, che cadono in ginocchio e gli baciano la mano, pare realmente un santo. __________
Mercoledì 13 Febbraio 1889
Stamattina Suor Angelica è partita per il suo paese ove si fermerà fino a Sabbato. Povera comunità! Manca una suora e si trova ridotto a sole tre suore; ma non importa si continua lo stesso ad eseguirsi l'orario: questa mattina abbiamo già fatta la meditazione sulla Manna dell'anima del P. Segneri ed il silenzio. [p 184] Da due giorni sono molto raffreddata... __________
Mercoledì 20 Febbraio 1889
Stamattina andai in casa delle Damigelle Astesana ad assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato da sua Eminenza Reverendissima Monsignor Davide Riccardi Vescovo di Novara. E' già la seconda volta che ho la fortuna di assistere ad una Messa celebrata in privato da un Vescovo. Dalle sue mani feci pure la Santa Comunione. Baciai l'anello pastorale e ricevetti l'Ostia Santa. Oh mio Gesù! ma come sono fredde le mie Comunioni! che cuore arido insensibile, ghiacciato è mai il mio! Ricevo nel mio cuore il Dio d'immenso amore e non provo un palpito di amore dentro di me! O Signore Gesù; bruciate [p 185] infiammate questo mio cuore colla fiamma divina del vostro amore. Voglio essere tutta vostra tutta del vostro Cuore adorabile e nondimeno quanta parte di me hanno ancora le creature. Ve l'ho dato tante volte e nondimeno non è ancora tutto vostro: Oh occupatelo voi di voi, bruciatelo col vostro amore, fatelo morire per dolce violenza di carità. Mio Gesù! che vi diceva San Giovanni l'Apostolo prediletto quando posò il capo sul vostro seno nell'ultima cena! Vorrei avere anch'io tali affetti, tali parole da offrirvi. Ma se non posso altro vi offrirò il mio medesimo cuore tutto freddo, tutto cattivo com'egli é, voi aggradirete nella vostra bontà la mia misera offerta e lo renderete conforme ai desideri del vostro santissimo Cuore. __________
24 Febbraio 1889 - Domenica
[p 186] Ritorno or ora dalla predica del M. R. Teol. Antoniotti sulla parola di Dio. E' dessa, molto bellamente disse, è dessa un angiolo divino sceso dal Cielo per condurci a mano per lo sdrucciolo sentiero della vita affinché non cadiamo in colpa. __________
Martedì - 5 Marzo 1889
E' l'ultimo giorno di Carnevale. Sono contentissima. I divertimenti sono finiti. Sono sempre andata al Teatrino degli Artigianelli; ma nemmeno più questo mi ha divertita. Mondo, spassi, divertimenti tutto mi vien a noia. Ma ora finirà. Ci vado ancora stassera e poi domani incomincierò i quaresimali. __________
Mercoledì - 6 Marzo 1889
[p 187] Memento homo, memento homo; pronunzia lentamente il prete cospargendo la fronte dei fedeli di cenere. E' il primo giorno di quaresima e la Chiesa dà un salutare ricordo ai suoi figli. Ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai: ricordati che hai da morire. Davanti a queste parole, a questa cenere si inchinano ai piedi dei sacerdoti ricchi e poveri, sapienti ed ignoranti, nobili e plebei; tutte le classi sociali si pareggiano: ricordati, o uomo, che hai da morire, verrà un giorno per te in cui dovrai lasciare, ricchezze, onori, affezioni, gloria, tutto ti abbandonerà al tuo scendere nella bara. Ricordati che non hai nulla di pregievole se non l'anima, che il tuo corpo è fatto di polvere e che un giorno in polvere ritornerà, salva l'anima tua, pensaci ora che ne hai il tempo, ripara il passato, [p 188] piangi, detesta le tue colpe, vivi da buon Cristiano e sarai salvo. Che soggetto di profonda meditazione in queste poche parole che la Chiesa in quest'oggi ci ripete! - Fortunati noi se sapremo prevalerci di questo salutare avvertimento e riparare il passato colla penitenza. Stamattina alla conferenza mensuale delle Dame della buona Morte, il M. R. Padre Secondo Franco Gesuita tenne discorso sulla Penitenza. Ci disse che la penitenza, come lo rivela il nome medesimo, è una pena profonda, interna del nostro cuore che si duole delle offese fatte alla Divinità; e tanto più questa pena è intima, è grande, tanto più prende vendetta di queste offese recate alla Divinità contro il suo medesimo corpo con mortificazioni esteriori ed interiori. Stassera andrò al Quaresimale in Santa Barbara, predicato dal M. R. Montagnini conte Ermanno: non ho mai sentito questo Oratore. __________
Giovedì - 7 Marzo 1889
[p 189] Dopo il discorso sulla Morte "tema obbligatorio per i quaresimalisti, stassera il M. R. Teol. Montagnini svolse "la parola di Dio" che raffigurò ad una lama tagliente; ad un fuoco che mentre distrugge ed incenerisce le passioni, accende e fa divampare la carità, ad un granello posto sotterra, al lievito che feconda la farina di Cristo: le anime dei fedeli! Questa parola che risuonò in principio sulle labbra dell'Eterno e per la quale fu fatto il mondo, sulle labbra dei Profeti che leggevano nel futuro annunziandoci la nascita del Messia, quella parola adorabile che risuonò poi sulle labbra divine di Gesù Redentore, risuona in oggi sulle labbra dei Sacerdoti che da Gesù Cristo medesimo ebbero il comando di andarla a spargere in mezzo alle genti. __________
Venerdì - 8 Marzo 1889
[p 190] La felicità! ecco il tema che bellamente svolse stassera il M. R. T. Montagnini! La felicità! Il cuore umano è avido di felicità e di essa incessantemente va in cerca; ma questa felicità che egli indarno cerca in mezzo ai piaceri, ai divertimenti, agli onori, alle ricchezze ed all'amore del mondo, non si può trovare che in Dio. D'onde viene l'uomo e perché fu posto sulla terra? L'uomo viene da Dio che l'ha creato ed è suo padre ed è sulla terra per imparare a conoscerlo, amarlo e servirlo in questa terra per goderlo poi eternamente in Paradiso. Iddio si conosce per mezzo dello studio della religione, della frequenza alle prediche e dell'orazione ben fatta nella quale Dio rivela i suoi secreti alle anime amanti e fedeli. Dio si ama coll'osservare esattamente i suoi precetti e la sua santa legge schivando quanto può offenderlo o [p 191] dispiacergli! Si serve colla perfetta rassegnazione alla sua Divina Volontà. Prima bisogna conoscerlo; conoscendo le sue ammirabili perfezioni gli si mette amore e quando si ama si è disposti al sacrifizio per fare la volontà dell'oggetto amato. Quindi conchiuse il suo discorso col dire: oh sì, venite al Tempio Santo, in questi quaranta giorni cercheremo di studiare e di conoscere Iddio per poterlo amare e servire per giungere finalmente a quella felicità eterna che è la brama incessante del cuore umano. __________
Domenica - 10 Marzo 1889
Oggi per il primo giorno sono andata a fare il Catechismo alle piccine in Parrocchia: ne ho 12; paiono tutte buonine; piuttosto piccole e passate chi per nessuna e chi per ben poche volte alla S.S. Comunione. [p 192] Mi piace tanto fare il Catechismo. E' una specie di Apostolato. Insegnare a povere bambine innocenti le grandi verità della fede, insegnare loro ad amare ed a servire Gesù che tanto si diletta dell'innocenza, oh! che cosa vi è di più bello? __________
Mercoledì - 13 Marzo 1889
Ricevo in questo momento una lettera da Marene apportatrice di tristi notizie. Mi si dice che il carissimo zio Benedetto è più aggravato di salute, con una difficoltà massima nel respiro e che era desideroso di farci chiamare a Marene poiché aveva molte cose a confidare alla Mamma. Si parta adunque... Oh! mio povero zio sì verrò io a Marene, lo circonderò delle mie cure più affettuose per renderle belli gli [p 193] ultimi anni di sua esistenza quaggiù! _________
Marene Lunedì - 18 Marzo 1889
Ho lasciato Torino alle due pomeridiano e dopo un viaggio bellissimo e solitario giungemmo a Marene ove fummo accolti a festa. La mia carissima Madrina è quasi sempre la stessa: non dorme di notte, mangia poco, soffre dolori continuii alla gamba e nell'occhio; eppure a dispetto di tante sofferenze per lunghi anni sopportate, a dispetto degli anni che per settantatré volte si aggiungono gli uni agli altri è ben portante di persona. Grande e grossa, capelli ancora tutti neri, figura bellissima sì che la diresti una Madre Abbadessa. Come dovrebbe star bene vestita così! Il mio carissimo zio Benedetto invece da qualche anno incomincia a declinare sensibilmente; la persona si [p 194] incurva, le gambe più non lo vogliono reggere, la figura divenuta più macilenta, il morale abbattuto, sì che spesso piange, piange ed alle volte per cose da nulla. Ah! quando me lo vedo dinanzi, o caro, dolce, affettuoso che mi accarezza, o quando triste e melanconico piange e si sfoga, oh! come rivive dinanzi a me la veneranda figura del povero babbo mio! O padre, padre, perché mi lasciasti? perché? padre mio, così buono, così amante, così appassionato dei suoi figli! Ah, sì, è vero, quando ricordo, specialmente gli ultimi due anni di sua esistenza, ah quando ti rimpiango, come vorrei ancora averti a me vicino per consolarti, per alleviare la tua lunga infermità. Ma Dio me lo tolse: Ei sa il perché, a noi non è dato di scrutare l'operato della Divina Provvidenza; questo è certamente per il miglior bene dell'anima mia... forse [p 195] egli vedeva che circondata da tante creature che mi amavano e che avevo da amare avrei diviso per intiero il mio cuore ad esse e forse Egli, il mio Dio, il supremo amore dell'anima mia... avrebbe avuto un posto meschino, piccolo nel mio cuore... forse chissà... avrà voluto provarmi... incominciare egli stesso un distacco doloroso, perché avessi poi forza ad abbandonare il mondo e darmi intieramente a Lui?... O via... che dico? dove mi hanno portata gli affetti del mio cuore?... Zio mio, mio povero zio, ah se Ella comprendesse tutto l'affetto mio! se sapesse quanto una sua carezza, una parola, un bacio, quanto valore hanno per me! Basta così. Ora sono per un poco di tempo a Marene, andrò spesso a trovarlo, poiché so che anch'egli ha piacere di vedermi. _________
Domenica 31 Marzo 1889
[p 196] Quest'oggi andai in Parrocchia a fare il Catechismo alle piccine. Il Molto Reverendo Signor Vicario fu egli a pregarmi di fare in quest'anno il Catechismo alle bambine nella cappella di San Francesco di Sales, per supplire il M. R. Don Morano di sempre cara memoria, deceduto nell'anno scorso. Fra le altre allieve ho pure la mia cuginetta Laura. Cara bambina! Diversa però da tutte le altre bambine incuranti spensierate come è proprio della loro età. La mia Lauretta di appena sette anni è posata, seria, riflessiva, buona, pia e docile. Ama lo studio, la scuola, l'ordine, la preghiera. In ogni mese è ella che si fa una premura di domandare il permesso di andarsi a confessare. L'abbiamo fatta scrivere [p 197] alla Confraternita della Guardia di Onore, si scelse l'ora delle sette di sera. Ebbene: si può immaginare? Mi racconta lo zio Cesare, suo padre che tutte le sere gli domanda: Papà son già le sette? ed ottenutane risposta affermativa, scende e si alza di tavola e se vi è qualcheduno nella sala da pranzo, esce in altra camera e fa la sua Ora di guardia. Mi piacerebbe sapere ciò che dice, ciò che fa: un giorno o l'altro, che me la possa avere un momento tutta per me sola le chiederò. Quest'anno spero che la passeranno alla prima Comunione. __________
Lunedì - 1 Aprile 1889
Oggi, andando al passeggio, rinvenimmo, poco lontano dal paesello, un luogo, ombroso, solitario, che ci attirò. Quivi ci fermammo. E' uno scoscendimento di terreno che si trova presso [p 198] una vigna, circondata di alberi, da arbusti che gli formano una fitta siepe; il terreno è coperto di tenere erbette in mezzo a cui si scorgono numerose le viole mammole. O come si gode la solitudine in questo luogo, lontano da tutti i rumori, da tutte le creature! Il silenzio non è interrotto che dal gorgheggio di un uccello, o dallo stridere dei grilli. Da questo luogo posto un po' in altezza, si ammirano stupende le montagne che disegnandosi nel cielo di un azzurro puro, ci parlano nel loro linguaggio maestoso di Dio. E allora la preghiera scorre spontanea sulle nostre labbra, la preghiera ed il ringraziamento a Dio per aver create tante meraviglie per il diletto ed il bisogno delle sue povere creature, che Egli ama di immenso affetto. __________
Martedì - 2 Aprile 1889
[p 199] E son passati nove anni! nove anni e mi ricordo come se fosse ieri! Avevo da pochi giorni fatta la mia prima Comunione a cui il tanto amato zio Priore mi aveva preparata con tanto affetto e tanta sollecitudine e lo zio mio, già gravemente infermo, mi diede con alcuni avvertimenti e con un bacio un bel libro di preghiere che teneva in pronto per me, per farmene un regalo in quel dì cotanto avventurato che avevo avuta la bella fortuna di accogliere il Signore, nel mio povero cuore, quel Signore cotanto buono che nella sua vita mortale prediligeva tanto i fanciulli ed esclamava: Lasciate che i pargoli vengano a me. Me ne ricordo: Era il 2 Aprile dell'anno 1880 e lo zio rendeva la bell'anima al Dio rimuneratore di una vita tutta spesa per la gloria del suo nome. [p 200] Lo zio non era più. Ero piccola ancora, ma, aggirandomi in quella camera di morte, inconscia forse della grandezza della sventura che mi aveva colpita, ammirando quel volto calmo e sereno, mi sentivo spinta verso di lui e non sapevo abbandonarlo e ripetevo a me stessa: oh! non è vero che i morti facciano paura! Ed in oggi si compiono nove anni dalla sua morte! Stamattina andai ad assistere alla Messa solenne che si celebrò in suo suffragio. Ho pregato tanto per Lui, quantunque io speri che la Misericordia Divina l'avrà già ammesso nel consorzio dei Santi. Non so: ora che conosco meglio chi era il mio caro zio, sento più vivo il rincrescimento di averlo perduto; non so: mi pare che si dovrebbe star tanto bene con lui, che dovrebbe insegnarmi tante cose di Dio ed istruirmi [p 201] coi suoi consigli, ed invece non l'ho più! Sia fatta in eterno la giustissima ed amabilissima volontà di Dio in tutte le cose! ___________
Mercoledì - 3 Aprile 1889
Oggi è il primo Mercoledì del mese, consecrato specialmente alle glorie dell'inclito Patriarca S. Giuseppe, mio glorioso protettore: in quest'oggi perciò è fissato il ritiro mensile in preparazione alla morte, a quel punto tremendo da cui dipende la felicità e la sventura di tutta una eternità. Oh! mi conceda il carissimo San Giuseppe di spirare l'anima mia confortata da Gesù e da Maria in un sospiro di amore! Morte beata; morte no, ma principio di vita - Mi ricordano alla mente le parole che il Cardinale Viseman fa dire a S. Sebastiano nel suo libro Fabiola: [p 202] Che m'importa che sia terribile e minaccioso il messagiero (sic!) se mi annunzia una lieta notizia? La morte è una porta nera da una parte ma d'oro fino dall'altra: è la prima pagina di quel libro che si chiama l'eternità . __________
Giovedì 4 Aprile 1889
Stassera ritornando dalla passeggiata m'incontrai in Bosio Domenico; un uomo bello e giovane in sui 35 anni, consumato lentamente da una malattia che da sedici mesi non gli lascia pace. Uomo operoso, abituato al lavoro, che amava, ammogliato con quattro figliuoli, trovarsi nella miseria, nel bisogno di lavorare per sostentare la famiglia e non potersi reggere; ah! che questo gli è un dolore ben più tormentoso della stessa malattia! [p 203] Ah! signore! signore! egli ci diceva: se fossi io solo che mi importa? mi è indifferente la vita e la morte; ma ho quattro figli, una sposa; fin ora abbiamo venduto tutto quanto si trovava in casa, ora non abbiamo più nulla e siamo caricati di debiti. Non mi lamento: le persone sono troppo buone con me, mi soccorrono ma la mia è una malattia che dura da sedici mesi e domandare, domandare sempre... e dopo di me che ne sarà della mia famiglia? Al mattino, dopo aver passata una notte fra i tormenti più crudeli, sentire i bambini che si rivolgono alla madre loro: e mamma dammi del pane, ho fame... ed io sapere che in casa c'è nulla, ah è troppo gran pena per il mio povero cuore... Eppure Dio vuoi così: mi affido alla sua Provvidenza... Ah! fede, fede! Bella figlia del Cielo! Queste sono le [p 204] opere tue! Come, senza di te non adirarsi in mezzo alle difficoltà della vita? Questo poveretto che si vede così derelitto ed infelice come deve essere virtuoso per non bestemmiare il nome santo di Dio, che lo ha posto in una condizione così dolorosa! Vedono presso di sé i bambini ricchi che vestono con eleganza, con isfarzo, ed essi non hanno da coprire i loro, vedono i signori nuotare nell'abbondanza e spargere dai fanciulli le chicche di cui sono satolli, ed essi si sentono a chiedere del pane e non hanno che lagrime. Mille volte devono stendere la mano ai passanti, ciò che ripugna alla loro natura, e il più delle volte non ricevono che umiliazioni e disprezzi... ed il povero abbassare il capo con rassegnazione e non isdegnarsi e non mormorare... Ah! povero, povero, sei ben virtuoso! Ti incoraggi e ti sproni sulla tua via, seminata a triboli [p 205] e spine, il pensiero di un Dio che avendo da venire sulla terra, scelse la povertà e nacque in una misera stalla; aveva da morire e morì sopra un duro tronco di Croce fra le umiliazioni, gli scherni degli uomini i tormenti più crudeli... passò la vita intiera nel lavoro e nella povertà ... Ti conforti la parola del Cristo: Beati i poveri, beati coloro che piangono, perché di essi sarà il regno de' Cieli. Questa è parola divina e non passerà giammai. Passeranno il cielo e la terra; ma le parole del Figliuolo di Dio si avvereranno. E allora felici Voi, o poveri, se avrete saputa prendere, abbracciare e portare la vostra Croce con pazienza e rassegnazione, poiché in allora i vostri tuguri si cambieranno in sedi dorate ed ogni vostra lagrima, sparsa in unione delle lagrime del dolore di Nostro Signore, sarà cambiata in un gioiello prezioso che adornerà quella corona immortale [p 206] che risplenderà sul vostro capo per tutta l'eternità. ___________
Venerdì - 5 Aprile 1889
Oggi essendo il primo Venerdì del mese è consecrato, anche qui a Marene alle glorie del Sacro Cuore di Gesù. Al mattino verso le sette vi fu la messa all'altare a Lui dedicato ed ebbi la consolazione di veder molte persone accostarsi alla Sacra Mensa Eucaristica. Verso le sette e mezzo il Signor Vicario riunì nell'ampia Chiesa tutte le bambine ed i fanciulli che dovranno fare la Pasqua e fece loro un fervorino insegnando il modo di accostarsi al Tribunale di Penitenza e alla Santa Comunione che per molti è la prima. Cari innocenti! [p 207] Come va ad essere contento Gesù mio in quel giorno in cui potrà deliziarsi in mezzo a tante animuccie che lo amano di vero amore! Stassera giunse dal Seminario per passare le feste di Pasqua in unione alla sua povera famiglia, il chierico Favario Martino. Vidi che già aveva la tonsura e seppi che un altro anno alla festa della Santissima Trinità avrà forse la Messa. Il Cardinale Arcivescovo lo fece avanzare così in fretta nella carriera ecclesiastica in premio della sua pietà e distinzione nella scuola a cui, col suo sapere, fa onore. Come sarò felice in quel giorno in cui presentandolo al Signore dopo la sua prima Messa, potrò dirgli: Eccoti un Ministro che zelerà la Tua gloria. Me lo avevi consegnato perché a Te lo allevassi, eccolo a Te consacrato! __________
Sabbato 6 Aprile 1889
[p 208] Ed ecco diggià finita la nostra festicciola. Il primo Sabbato di ogni mese è destinato per la congregazione mensile della piccola Unione di Santo Amore. Aggiustai bene il mio altarino, accesi tutte le candele ed incominciammo la funzione col versetto "Veni Sancte Spiritus" il Rosario alla S.S. Vergine, poi io feci un breve fervorino. Si stabilì una piccola modificazione nell'orario giornaliero per renderlo più facile ad eseguirsi, poi si chiuse la funzione. __________
Lunedì - 8 Aprile 1889
Oggi vi fu la prima Comunione dei ragazzi. Poveri fanciulli! Si diportarono tanto bene: furono silenziosi, [p 209] raccolti, compresi del grand'atto che stavano per compiere. Gesù mio dolcissimo, come sarà stato contento di trovarsi in mezzo a tanti fanciulli che tanto prediligeva nella sua vita mortale! Almeno nelle loro animuccie avrà potuto cogliere in abbondanza i candidi gigli dell'innocenza!
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La presente trascrizione è in tutto fedele al testo originale.
* I numeri indicati entro la parentesi quadra corrispondono ai numeri delle pagine del manoscritto originale.
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