L’amore secondo Elisabetta della Trinità

“Dio è Amore” – Elisabetta della Trinità cita per la prima volta questa definizione giovannea nel settembre 1903, ponendola alla base di un vero e proprio programma di vita: vivere senza sosta, attraverso ogni cosa con Colui che abita in noi e che è Carità (L 179). Qui è sintetizzata tutta la sua spiritualità: la scoperta di Dio-Amore, la dottrina dell’inabitazione trinitaria, il desiderio di prolungare nel tempo e nello spazio la comunione d’Amore con Colui che ci ama ed è presente a noi più di noi stessi. Elisabetta usa questa citazione come intestazione delle sue lettere scritte nel corso del 1904 ma, in particolare, la riprende nel corso del 1906, ultimo anno della sua vita terrena, contrassegnato dalla sofferenza della malattia. Per Elisabetta l’eternità inizia già qui sulla terra e avere fede è fondamentalmente credere nell’amore di Dio, capire che l’Amore è poco amato e chiede di essere riamato dello stesso amore. In breve, secondo il celebre aforisma di San Giovanni della Croce, ripreso da Santa Teresa di Gesù Bambino, l’amore non si ripaga che con l’amore.     Verso la fine del mese di aprile, scrive alla sorella, quasi come in un testamento: ti lascio la mia devozione per i Tre, “all’Amore” (L269) e aggiunge: credi sempre all’Amore. Se ti capita di soffrire pensa che sei ancora più amata, e canta sempre il tuo grazie. La fiducia di Elisabetta nell’amore di Dio non è minacciata dalla prova della malattia, anzi, ne esce rafforzata. Infatti, proprio nelle ultime settimane, quando l’immensità dell’amore era unita all’immensità della sofferenza, lei, incapace di rinnegare la sua fede, moltiplica le citazioni sul Dio-Amore.  Nella L 191 si chiede se capiremo mai quanto siamo amati, forse non ne saremo mai pienamente consapevoli dato che le nostre infedeltà, i ripiegamenti su noi stessi nascono semplicemente dal non aver scoperto o non tener presente la profondità e la ricchezza dell’amore di Dio. Una volta fatta una vera esperienza di quest’Amore, non dobbiamo temere più nulla, neppure la morte, poiché il nostro Dio è ricco di misericordia (L 224) e credere nel troppo grande amore di Dio è l’unica condizione per accogliere nella sua totalità questo dono.  In fondo già prima di entrare al Carmelo sentiva fortemente risuonare dentro di sè le parole di Gv 15.9: ”Rimanete nel mio Amore”, con una peculiarità: prima colte come un invito, poi, nel corso del 1905, cresce in lei il desiderio di approfondire e assaporare tutto il senso e la profondità di queste parole. Ha cercato in tutta la sua breve vita un rapporto d’amore e una comunione sponsale piena con Dio, come è ben espresso anche nell’Elevazione alla SS. Trinità (il nome con cui è conosciuta la sua preghiera alla Trinità), rilegge il rapporto d’amore con Dio uno e trino, interamente alla luce di Cristo. Rimane profondamente colpita dalle parole di S. Paolo: “sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal 2.20), tanto da incidere sul braccio verticale della croce della professione ”mi ha amato” e su quello orizzontale la sua risposta d’amore, “Amo Christum”. La professione religiosa non ha realizzato completamente il suo desiderio di essere “sposa per il suo cuore” ma lo accresce di giorno in giorno. Ella si sentirà sempre più chiamata a essere una con Lui, il suo sposo.

Una sintesi sull’amore trinitario di Elisabetta della Trinità si può trovare in una sua pagina poco conosciuta, “Lasciati amare”, una lettera indirizzata alla priora del monastero di Digione, alla fine di ottobre del 1906 (Elisabetta morirà qualche giorno dopo, il 9 novembre) e letta solo dopo la sua morte.  Lei è straordinariamente amata”, amata di quell’amore di preferenza che il Maestro ebbe per alcuni e che li portò così in alto. Egli non le dice come a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?”
Madre, ascolti ciò che le dice: “Lasciati amare più di costoro”, cioè senza temere che alcun ostacolo si frapponga tra noi, perché io sono libero di riversare il mio amore su chi voglio! Lasciati amare più di costoro, questa è la tua vocazione, e, restando fedele ad essa, tu mi renderai felice, perché glorificherai la potenza del mio amore. Questo amore saprà supplire alle tue mancanze: Lasciati amare più di costoro”. […]
Anche a noi, ora Elisabetta della Trinità lascia questo messaggio. Apriamo il nostro cuore per accoglierlo in noi e …sicuramente non rimarremo delusi.

                                                                                                                                                                                    Marianna

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