Il Papa ai Consacrati a Milano

Scegliere le periferie, risvegliare processi, accendere la speranza

Tornare alla Galilea del primo incontro!

Papa Francesco dialoga con i consacrati nel Duomo di Milano il 25 marzo scorso

Suor Miriam Bo

 

Il Papa non stupisce più con le sue esortazioni e il suo osare anche e soprattutto quando parla ali suoi sacerdoti e ai religiosi consacrati. Non ci meraviglia più, perché è diventato ormai uno stile, e uno stile che fa bene, e con esso sempre ci scuote, ci incoraggia e ci dà speranza.

 Alla domanda di Madre Paola, delle suore Orsoline, che chiede “come essere oggi, per l’uomo di oggi, testimoni di profezia, custodi dello stupore, e testimoniare con la nostra povera vita però una vita che sia obbediente, vergine, povera e fraterna”, papa Francesco risponde subito sottolineando la parola “minorità” dicendo che “anche tutti noi dobbiamo essere “minori”: è un atteggiamento spirituale, la minorità, che è come il sigillo del cristiano.

Da qui il Papa comincia la sua esortazione forte e pregnante che ci richiama a non cadere nella rassegnazione poiché “Sembriamo tanti, ma tante sono anziane, siamo poche…”. La rassegnazione, dice papa Francesco, è un cattivo sentimento che porta all’accidia e dunque la prima cosa da fare è fare attenzione: “pochi sì, in minoranza sì, anziani sì, rassegnati no!”. Da buon padre e pastore il papa ci offre subito “buon rimedio” riconoscendolo ancora una volta nella misericordia. Quella “misericordia che ristora e dà pace”. Continua il pontefice con una semplicità e schiettezza formidabili: “Quando ci prende la rassegnazione, viviamo con l’immaginario di un passato glorioso che, lungi dal risvegliare il carisma iniziale, ci avvolge sempre più in una spirale di pesantezza esistenziale. Tutto si fa più pesante e difficile da sollevare. Incominciano a essere pesanti le strutture, vuote, non sappiamo come fare e pensiamo di vendere le strutture per avere i soldi, i soldi per la vecchiaia… Perciò, esorta papa Francesco, fa bene a tutti noi rivisitare le origini, fare un pellegrinaggio alle origini, una memoria che ci salva da qualunque immaginazione gloriosa ma irreale del passato.

Il Papa, poi, ci introduce in una profonda riflessione su un problema attualissimo che talvolta incombe e si schiaccia sulle nostre congregazioni Religiose. “I nostri padri e madri fondatori non pensarono mai ad essere una moltitudine, o una gran maggioranza. I nostri fondatori si sentirono mossi dallo Spirito Santo in un momento concreto della storia ad essere presenza gioiosa del Vangelo per i fratelli; a rinnovare ed edificare la Chiesa come lievito nella massa, come sale e luce del mondo. Loro pensavano semplicemente a portare avanti il Vangelo, il carisma. Credo che uno dei motivi che ci frenano o ci tolgono la gioia sta in questo aspetto. Le nostre congregazioni non sono nate per essere la massa, ma un po’ di sale e un po’ di lievito, che avrebbe dato il proprio contributo perché la massa crescesse; perché il Popolo di Dio avesse quel “condimento” che gli mancava”. Il Papa continua a osare con i consacrati e esagera nella critica, ma anche nella fiducia invitando tutti gli Istituti a non pensare di “occupare spazi”, ma al contrario ad “avviare processi” e a questo proposito ci offre un’immagine semplice ed efficace, quella del pizzaiolo: “Io non ho mai visto un pizzaiolo che per fare la pizza prenda mezzo chilo di lievito e 100 grammi di farina, no. E’ al contrario. Il lievito, poco, per far crescere la farina” e perciò ci invita a fare “un atto di fiducia” poiché “è Lui che conduce la storia!” e “la realtà ci invita ad essere nuovamente un po’ di lievito, un po’ di sale” e non solo “Oggi, la realtà, dice papa Francesco, ci chiama a lottare per l’unità… ad aprirci al tutto ecclesiale”.

“Una minoranza benedetta, che è invitata nuovamente a lievitare, lievitare in sintonia con quanto lo Spirito Santo ha ispirato nel cuore dei vostri fondatori e nel cuore di voi stesse. Questo è quello che ci vuole oggi”.

Alla seconda domanda della consacrata su quali periferie esistenziali, quali ambiti scegliere, privilegiare date le poche forze, per il futuro, il Papa rimanda la risposta allo Spirito santo che ha ispirato i carismi e conclude dicendo: “siete poche, siete pochi, siete quelli che siete, andate nelle periferie, andate ai confini a incontrarvi col Signore, a rinnovare la missione delle origini, alla Galilea del primo incontro, tornare alla Galilea del primo incontro! … E questa è la strada su cui dovete andare. Scegliete le periferie, risvegliate processi, accendete la speranza spenta e fiaccata da una società che è diventata insensibile al dolore degli altri.

L’incontro del Papa con i religiosi avrà sicuramente toccato il cuore di tutti i presenti come ha lasciato un’impronta anche in ciascuno di noi che lo abbiamo seguito da lontano attraverso i media. Noi, Suore Carmelitane, ci siamo tutte sentite un po’ presenti a quell’incontro in Duomo sentendoci portate fisicamente dalle nostre sorelle che vivono in una comunità a Milano proprio non lontane dal centro! Le abbiamo viste e sentite.

Suor Serena ha riportato in breve la sua testimonianza : “Un momento di grazia per la nostra comunità di Milano. La presenza di Papa Francesco fra noi ci ha, oltre che riempito di gioia, confermato nella fede e nel desiderio di vivere, con più radicalità e pienezza, la nostra consacrazione. Parole come: non cedere alla rassegnazione, vivere la condizione di minorità hanno riacceso tra noi la speranza e il desiderio di vivere ogni istante come dono ricevuto da Dio. La disponibilità allo Spirito che genera continuamente cose nuove sia la nostra caratteristica principale. Grazie Papa Francesco per la tua presenza fra noi”.

Anche Suor Roberta ha raccontato quello che maggiormente l’ha colpita: “L’esortazione di Papa Francesco a essere davvero figlie della povertà. Minorità sì, ma rassegnazione no. In particolare quest’ultimo punto mi ha colpito molto… Papa Francesco è stato deciso ma molto paterno!

Mi ha emozionato essere lì con tante altre suore di congregazioni diverse ad attendere il Papa, come figlie della madre Chiesa, un’unica famiglia anche se con sfumature diverse, come il Papa ha proprio invitato a lottare per l’unità e ad aprirci al tutto ecclesiale”.

Suor Serena, che ha avuto il grande dono di partecipare anche all’evento nello stadio di San Siro, ha raccolto e condiviso il clima e qualche impressione di questa grande esperienza tra i più giovani e il Papa.

“È stato bello! Mi è piaciuto molto e mi ha dato tanta gioia la sua presenza fra noi.

Tutte le persone che incontro sono più buone!”

“Francesco, Francesco, Francesco!” il clima festoso e austero che si è respirato in Duomo è stato continuato dal silenzio degli 80.000 presenti a San Siro non appena il S. Padre lo ha richiesto.

Perché, come è giusto che sia, il clima precedentemente era ben diverso.

Mi ha colpita, tanto, il volume via via crescente che ha accompagnato il muoversi dell’immagine del Papa sul megaschermo dello stadio. Ad ogni suo passo il volume delle urla iniziate al suo arrivo aumentava, finché hanno ampiamente superato l’amplificazione della voce dei conduttori del momento quando si sono visti, nel buio del tunnel dal quale erano già arrivati i vescovi, accendersi i fari della papa-mobile che stava per accogliere il suo amato passeggero.

È stato da brividi l’entusiasmo percepibile sui volti e nelle voci di tanti bambini durante il giro di campo di Francesco. Ma altrettanto emozionante è stato il silenzio calato appena il Papa ha alzato la mano per poter parlare dopo essere arrivato al palco e saluto per un po’ tutti noi che lo acclamavamo.

Intensità di relazione calda che è capace di instaurare questo Papa, testimone credibile, intensità di relazione che è stata la linea di continuità tra l’incontro con il clero, i religiosi, Monza e i ragazzi di San Siro”.

 

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