II Dom. di Natale

“In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo” (Ef 1,4). C’è un progetto d’amore per ciascuno di noi, pensato da prima che nascessimo. È la Sapienza di Dio che governa il mondo e alla quale Dio dice: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele” (Sir 24,8).
Il Creatore, il Dio Altissimo, ha in cuore il progetto di entrare nella storia dell’uomo, di farsi presente nel qui ed ora di un popolo, annunciando così la sua cura per ciascun uomo di ogni tempo ed ogni luogo. Ma “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11). Accogliere il Signore della vita e della storia significa aprirsi a qualcosa di infinitamente più grande e incomprensibile. Dio lo vorremmo tutti a modo nostro, nel nostro piccolo e miope modo di vedere. Lo vorremmo come risolutore dei nostri piccoli o grandi problemi, lo vorremmo giustiziere contro il male, lo vorremmo pronto ad esaudire ogni nostra richiesta per provarci la sua bontà.
Invece Lui spalanca i nostri orizzonti e piano piano trasforma le nostre prospettive secondo uno sguardo universale poiché “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12) e di credere nella sua azione quotidiana che allarga i confini del cuore, insegna la fiducia e la speranza nei tempi che non sono nostri e giudica secondo la misericordia.

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