Al di dentro di un dolore: la speranza. Il disastro aereo al Salvemini di Casalecchio di Reno

Una stella con il nome di una religiosa ricevuta durante un incontro. Ricevuta per uno di quei giochi di conoscenza che ti invitano a parlare con la persona di cui ricevi il nome.

Un incontro nato dalla necessità di condividere dolore e paura.

Correva l’anno 1990.

Nel mese di Dicembre, in quel clima freddo ma trepidante che contraddistingue l’attesa del Natale, i ragazzi escono dalle case riscaldate per recarsi, insieme, in un posto caldo e accogliente: la loro scuola.

Quel mattino era il 6 Dicembre e 12 ragazzi non fecero ritorno alle loro case, portati via da un aereo senza pilota che piombò nella loro aula dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, prima cintura di Bologna.

Sono passati 25 anni e i telegiornali hanno dedicato servizi che hanno fatto ricordare quel clima di insicurezza che oggi è percepito ancor più fortemente, sebbene con altre vesti e maggior grado di intenzionalità, tanto più quanto, oggi come allora, si è colpiti in luoghi quotidiani e considerati sicuri.

Eventi del genere, che sono e restano drammi, possono portare frutti di speranza?

Se sono qui a scrivere è per voler testimoniare ad alta voce la gratitudine al Signore e ai mezzi che Lui ha utilizzato affinché la vocazione di carmelitana in questa famiglia religiosa sia fiorita a partire dal mio rapporto con Dio guidato da una mia sorella più grande. Quella sorella di cui il nome era scritto sulla stella che ricevetti durante l’ incontro.

Arrivai al Salvemini tre anni dopo la tragedia riportata. Quell’incontro continuava quei gruppi di “sfogo” nati dalla lungimiranza dei nostri professori di religione di allora. Incontri in cui, i primi anni, i ragazzi presenti quel giorno a scuola, raccontavano come ancora non avessero superato momenti di paura quando sentivano il rumore di un aereo che volava.

Può una situazione di morte generare vita? Non è grazie alla mia vocazione che i miei 12 compagni torneranno in vita ma la mia scelta di consacrata è stata generata dalla riflessione sulla vita che ho vissuto in maniera tutta particolare grazie alla loro morte.

Le ferite aperte il Venerdì santo nel corpo di Gesù illuminano di vita risorta ogni ferita inferta all’uomo. Per ogni uomo questa vita risorta passa attraverso una diversa concretezza.

Per me: un aereo e una stella.

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