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L’anima mia
magnifica il
Signore
e il mio
spirito esulta
in Dio, mio
Salvatore!
(Dalla liturgia del giorno)
Carissime Sorelle,
con viva commozione e con profondo umano dolore
comunico a tutte che la nostra amatissima
Madre Maria Luisa di S. Giuseppe
Meregalli Carolina
Le foto della
liturgia funebre |
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oggi, lunedì 22 dicembre, settimo giorno della novena di Natale, ha lasciato questa “terra d’esilio” e ha raggiunto la “Patria” verso la quale ha camminato per tutta la sua lunga vita. Al tempo stesso - non posso nasconderlo - il mio cuore è pervaso da un intimo senso di serenità e di consolazione al pensiero che Ella goda già, in pienezza, la visione beatifica del suo Signore che ha tanto amato, annunciato e servito. Credo di non sbagliare nell’affermare che tale è la persuasione unanime non solo di noi, sue figlie, ma di tutti coloro che l’hanno conosciuta, stimata e amata.
Proprio perché ha tanto amato non possiamo sentirci orfane, nella certezza che Lei ci sarà d’ora in poi vicina senza più limiti di tempo e di spazio, più che mai sollecita nell’aiutarci, sostenerci, guidarci e confortarci. Continuerà ad esercitare, presso ciascuna di noi e presso tanti fratelli e sorelle, quella sua grazia indiscussa, ferma e dolcissima, di maternità spirituale che le è stata propria in modo unico e irripetibile.
Moltissime fra noi l’hanno avuta come Madre Maestra; fu nominata tale, per la sua vita interiore e le sue spiccate qualità di educatrice, nel settembre 1954 e mantenne l’incarico fino al 31 gennaio 1970, quando venne eletta, dal XV Capitolo generale, Superiora Generale della Congregazione: ruolo che ricoprì per due sessenni.
Desidero qui sottolineare che il suo impegno di formatrice delle numerose giovani a lei affidate, ma anche gli inesauribili insegnamenti ed esempi del suo vivere quotidiano, rispecchiavano fedelmente il pensiero e il carisma della nostra Fondatrice: lo si può facilmente constatare, con gioia e commozione, accostandoci - nella preghiera e nello studio - agli scritti di Madre Maria degli Angeli. Possiamo perciò, ben a ragione, considerare fondante nella nostra Famiglia religiosa la sua presenza e la sua vita, spesa tutta per Dio solo e per il prossimo, nella carità più autentica e generosa.
Ben al di là dei numerosi incarichi da lei ricoperti, Madre Maria Luisa è stata sempre per tutte noi “la Madre” che ricordava e incontrava ciascuna con cuore aperto e con affetto grande, sincero, personalissimo, volendo e cercando insieme unicamente il vero bene, insegnando a camminare con assoluta rettitudine e trasparenza, con chiara coscienza e concretezza, nella gioia e nella carità. È sempre stata capace di comprendere, di amare e di perdonare; di leggere alla luce di Dio nell’intimo nostro e nelle diverse circostanze; di dire immancabilmente, con autentico sapore evangelico e con stupenda prudenza, la verità fino in fondo, porgendo però subito la mano all’interlocutrice, perché potesse all’istante rialzarsi e ripartire da capo, in “novità di vita”. “Nunc coepi! Come il santo profeta Davide - era solita esortare - anche tu incomincia adesso…”.
Sì, Madre Maria Luisa era, è, e resterà sempre, per noi, la Madre! Proprio questo, io credo, è l’aspetto che definisce al meglio la sua personale identità ed esprime tutto il fascino del carisma da lei esercitato.
Al suo consiglio ricorrevano - finché fu possibile avvicinarla con relativa facilità - non solo le suore, ma un gran numero di laici e anche di sacerdoti. Tutti quelli che ebbero modo di conoscerla infatti, subirono l’attrattiva della sua ‘sapientia cordis’, della sua piena intimità con Dio e della sua squisita umanità. Nessuno di loro poté mai dimenticarla dopo averla incontrata, ed essere divenuto in qualche modo oggetto dei suoi colloqui con il Signore e delle sue delicate attenzioni.
A partire dai suoi primi passi nella vita religiosa, a Mondovì - dapprima come suora assistente, nominata poi direttrice del Convitto e qualche anno dopo Priora - il suo fervente apostolato fra le studenti di allora, svolto in perfetta armonia con le consorelle di quella comunità, maturò frutti che perdurano nel tempo. Molte fra le sue educande - persone ormai realizzate e professioniste di prestigio - ancora oggi portano in cuore e nella vita quanto da lei hanno imparato, dimostrandosi sempre affezionate e riconoscentissime.
Che dire poi dei parenti di ogni suora da lei ricordati uno ad uno addirittura per nome, con tanto interesse e tanta cordialità da sentire d’essere divenuti davvero parte di un’unica grande famiglia? Non solo: devo dire che ovunque mi rechi, nelle mie visite alle comunità, in Italia o all’estero, dove lei pure è passata negli anni di governo dell’Istituto, quasi inevitabilmente, seppure a distanza di tanto tempo trovo chi mi chiede di lei esclamando: “Che persona! Che Madre!...”
In questi ultimi anni, nella sua preziosissima e feconda permanenza nella casa di noviziato, parlava ormai poco, ma tutto dicevano il suo sguardo limpido e penetrante, il suo illuminarsi nel sorriso dell’accoglienza quando ci si recava a trovarla. Parlavano con impareggiabile eloquenza il suo tratto affettuoso, la sua gioia nell’incontro, la compiacenza materna, sensibilissima, immutata nel tempo, per il bene di ognuna e di tutti. Sono stati anni da lei trascorsi nel nascondimento e nella contemplazione, nel colloquio a tu per tu con il Signore, fattosi ancor più continuo e serrato, senza mai isolarsi, anzi - possiamo esserne più che certe - portandoci a Lui incessantemente, insieme a tutti quelli che Egli aveva posto “in cordata” con lei.
Mentre ci apprestiamo, con intensa emozione e sofferenza indicibile, a porgere l’ultimo terreno saluto a questa nostra amatissima Madre, non possiamo non cantare a Dio il più fervido Magnificat, per ringraziarlo di tutto il bene e di tutti i tesori di grazia che attraverso la sua persona ha elargito alla nostra Congregazione e a ciascuna di noi in particolare.
Con l’augurio che questi sentimenti e queste certezze non abbiano mai a spegnersi nel nostro cuore, invito me stessa e tutte voi, raccogliendo il testimone, a volerci più bene, ad essere più che mai concordi nella preghiera e nella fedeltà alla nostra vocazione carmelitana, in un autentico rinnovamento spirituale. Cerchiamo, sorelle, ciò che veramente ha valore, camminando più spedite, senza inutile zavorra, verso l’unica méta della gloria di Dio, della salvezza universale e della beatitudine senza fine. Sarà il modo migliore per esprimere alla carissima Madre tutto il nostro affetto, la nostra devozione e riconoscenza.
Torino, 22 dicembre 2008
Aff.ma Madre Marcella di S.Elia