3^Dom. di Avvento: Sei tu colui che deve venire?

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” (Mt 11, 2-11) Pure Giovanni Battista – il cugino di Gesù che lo aveva indicato come agnello di Dio – ha dubitato, o meglio, desiderava sapere se il motivo per cui soffriva in carcere era effettivamente la verità, la Parola incarnata. La figura di Giovanni ci rincuora. Esternamente si può sembrare sicuri e finanche dei buoni cristiani praticanti, ma, dentro di sé, quante volte può capitare di ospitare il dubbio, il sospetto che il Vangelo sia solo una bella fiaba che, nonostante il dramma cruento della morte in croce, ha un lieto fine risolutivo. Questo è davvero un rischio grosso per la vita spirituale. Ma Gesù, con la sua risposta, arriva nuovamente a sorprenderci e ci scuote. “Riferite a Giovanni ciò che udite e vedete”. Non usa il futuro. Non dice che si udranno e si vedranno, ma usa il tempo presente come a dire :”Guarda ciò che accade, che sta avvenendo sotto ai tuoi occhi, e allora avrai la certezza che io sono colui che compie le Scritture e che era stato preannunciato dai profeti. Io sono Colui che tu aspetti, io sono ciò che aspetti!”. La risposta che Gesù dà a Giovanni è una risposta anche per noi. Solo ci occorrerebbe stare molto più attenti all’opera di Dio che si compie nella propria storia. È così perché spesso non si vedono i segni della Sua azione tanto che spesso si domanda: ma dov’è Dio in questa situazione? Non ci accorgiamo di avere bisogno di un allenamento spirituale. Un po’ come i muscoli del nostro corpo. Più sono allenati più si cammina speditamente. Lo stesso vale per i nostri sensi spirituali. Più ci si allena e ci si aiuta reciprocamente a cogliere i segni della cura d’amore che il Signore ha verso di noi più ci viene spontaneo guardare ai fatti della nostra vita in atteggiamento di ascolto amoroso e attento a cogliere i minimi e celati messaggi. Quanti messaggeri davanti a noi e che ci preparano la via; eppure noi rispondiamo con la sordità e la cecità o, peggio ancora, ci scandalizziamo. Facciamoci piccoli, semplici, umili per accogliere e riconoscere il Regno di Dio presente in noi e attorno a noi.

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